Diritto e Fisco | Articoli

Pensioni: come cambiano col decreto quota 100

29 Gennaio 2019 | Autore:
Pensioni: come cambiano col decreto quota 100
Pensione quota 100, proroga opzione donna e Ape social, blocco requisiti pensione anticipata ordinaria e precoci, prepensionamento a 59 anni: novità previdenza.
Con la pubblicazione del decreto-legge in materia di reddito di cittadinanza e di pensioni [1], cambia notevolmente il panorama delle possibilità per chi vuole uscire dal lavoro. Alla pensione anticipata ordinaria e per i lavoratori precoci, alle quali non si applicheranno, peraltro, gli adeguamenti alla speranza di vita fino al 2026, si aggiunge una nuova possibilità di pensionarsi prima: si tratta della cosiddetta quota 100, che può essere ottenuta, sino al 2021, con un minimo di 62 anni di età e di 38 anni di contributi.
Sono poi state accolte le istanze delle lavoratrici che vogliono anticipare la quiescenza, con la proroga dell’opzione donna: questo regime sperimentale di pensionamento offre la possibilità di percepire il trattamento con 58 anni di età e 35 di contributi, 59 anni di età e 35 di contributi per le lavoratrici autonome. In cambio, però, l’assegno di pensione è ricalcolato con il sistema contributivo. Prorogato anche l’Ape sociale, cioè l’anticipo pensionistico a carico dello Stato, che può essere richiesto a partire dal 63 anni di età.
Ai lavoratori ai quali non mancano più di 3 anni alla quota 100, poi, è data la possibilità di beneficiare di un prepensionamento, sostenuto dall’azienda e dai fondi di solidarietà bilaterali.
La nuova normativa ha inoltre reintrodotto le finestre, dei periodi di attesa che partono dalla maturazione dell’ultimo requisito utile alla pensione sino alla liquidazione del trattamento.
Ma procediamo per ordine, e facciamo il punto sulle pensioni: come cambiano col decreto quota 100.

Pensione quota 100

Il primo intervento del decreto pensioni è la cosiddetta quota 100: si tratta della possibilità di pensionarsi con 62 anni di età e 38 di contributi, senza penalizzazioni o ricalcoli del trattamento.
Il requisito di 38 anni di contributi può essere raggiunto anche utilizzando contribuzione figurativa ed il cumulo di versamenti accreditati presso gestioni previdenziali differenti, ad esclusione delle casse dei liberi professionisti.
Chi si pensiona con quota 100, però, non può lavorare fino al compimento dell’età per la pensione di vecchiaia, attualmente pari a 67 anni. È soltanto possibile percepire compensi per lavoro autonomo occasionale, in misura inferiore a 5000 euro l’anno.
Chi si pensiona con quota 100 deve attendere un lasso di tempo tra la maturazione dell’ultimo requisito utile alla quiescenza e la liquidazione della prestazione: si tratta delle cosiddette finestre. Le finestre previste con la pensione quota 100 sono differenti a seconda della categoria a cui appartiene il lavoratore:
  • ai dipendenti del settore privato si applica una finestra mobile, a partire dalla data di maturazione dell’ultimo requisito utile, pari a 3 mesi; per chi ha maturato i requisiti per la quota 100 entro il 31 dicembre 2018, però, si apre una finestra fissa dal 1° aprile 2019;
  • per i dipendenti del settore pubblico, le finestre mobili sono pari a sei mesi; per chi ha maturato i requisiti per la quota 100 entro il 29 gennaio 2019, però, si apre una finestra fissa dal 1° agosto 2019;
  • ai dipendenti del comparto scuola continua ad applicarsi la finestra unica annuale.
I requisiti per la pensione quota 100, ad ogni modo, possono essere maturati solo fino al 31 dicembre 2021.

Proroga opzione donna

Il decreto quota 100 ha prorogato l’opzione donna, cioè la possibilità, per le lavoratrici, di pensionarsi con requisiti ridotti in cambio del ricalcolo contributivo del trattamento.
I nuovi requisiti previsti dal dl quota 100, nel dettaglio, sono:
  • 58 anni di età e 35 anni di contributi al 31 dicembre 2018 per le dipendenti;
  • 59 anni di età 35 anni di contributi al 31 dicembre 2018 per le lavoratrici autonome;
  • ai requisiti si applica una finestra pari a 12 mesi per le dipendenti ed a 18 mesi per le autonome.

Pensione anticipata ordinaria

Il dl quota 100 ha bloccato i requisiti per la pensione anticipata ordinaria fino al 31 dicembre 2026. Sino a tale data, dunque, è possibile pensionarsi con:
  • 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne;
  • 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini.
Il decreto, però, ha previsto anche l’applicazione di finestre mobili pari a tre mesi.

Pensione anticipata dei lavoratori precoci

Il decreto ha bloccato anche il requisito contributivo richiesto per la pensione anticipata dei lavoratori precoci, o quota 41: questo trattamento, nel dettaglio, può essere ottenuto sino al 31 dicembre 2026 consoli 41 anni di contributi.
Per ottenere questo trattamento, però, bisogna essere lavoratori precoci, ossia con 12 mesi di contributi da effettivo lavoro accreditati prima del compimento del 19º anno di età. Inoltre, non basta essere lavoratori precoci, ma si deve appartenere anche a determinate categorie tutelate: disoccupati di lungo corso, invalidi dal 74%, caregiver e addetti ai lavori gravosi e usuranti.

Proroga Ape sociale

Il decreto pensioni ha prorogato l’Ape sociale, cioè l’anticipo pensionistico a carico dello Stato. Si tratta di un assegno, calcolato allo stesso modo della futura pensione ma non superiore a 1500 euro mensili, che si può richiedere dai 63 anni di età.
Per raggiungere l’Ape sociale si devono possedere almeno 30 anni di contributi se si appartiene alle seguenti categorie: disoccupati di lungo corso, anche a seguito di lavoro a termine; invalidi dal 74%; caregiver; bisogna invece possedere 36 anni di contributi se si appartiene alla categoria degli addetti ai lavori gravosi. Le donne hanno diritto a uno sconto contributivo pari a un anno per ogni figlio, sino a un massimo di due. Per approfondire: Ape sociale 2019.

Prepensionamento a 59 anni

Per i lavoratori in esubero delle aziende che aderiscono ai fondi di solidarietà bilaterali è prevista la possibilità di pensionamento con un minimo di 59 anni di età e di 35 anni di contributi. Per la precisione, possono essere prepensionati i lavoratori ai quali non mancano più di tre anni per raggiungere la quota 100. Il costo del pensionamento, però, è a carico dei fondi bilaterali e delle aziende. Inoltre, perché i lavoratori possono essere prepensionati devono essere sostituiti da nuovi dipendenti: la misura, infatti, è volta a favorire il ricambio generazionale.

note

[1] DL 4/2019.


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA