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Stupro se lei, durante il rapporto sessuale, ci ripensa

5 aprile 2013 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 5 aprile 2013



Non basta il consenso iniziale della vittima: c’è stupro se il consenso della vittima prima prestato poi viene meno durante il rapporto.

Commette reato di violenza sessuale [1] chi insiste nel rapporto sessuale nonostante la donna, pur essendo stata all’inizio consenziente, si rifiuti di proseguire perché non gradisce le modalità violente di consumazione dello stesso.

Il consenso deve infatti durare per l’intero rapporto sessuale senza soluzione di continuità altrimenti l’unione diventa stupro.

È quanto definito dalla Cassazione [2] che ha recentemente condannato un ventitreenne il quale, con violenza e minaccia, aveva costretto la propria ragazza, peraltro minorenne, a rapporti sadomaso. La vittima, pur avendo accettato altri rapporti, si era opposta esplicitamente alle forme e modalità eccessivamente violente poste in essere dal giovane prevaricatore.

Già in passato la Suprema Corte [3] aveva chiarito che, soprattutto in caso di pratiche sessuali estreme, non basta il consenso iniziale della vittima per escludere il reato di violenza sessuale. Quest’ultimo scatta se il partner insiste nonostante l’altro mostri esplicitamente, o mediante comportamenti univoci, di non essere più consenziente, per un ripensamento o una non condivisione delle modalità di consumazione del rapporto.

note

[1] Art. 609bis cod. pen.

[2] Cass. sent. n. 15334 del 3.04.2013.

[3] Cass. sent. n. 25727/2004.

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