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Stalking occupazionale: cos’è?

31 Gennaio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 31 Gennaio 2019



Stalking lavorativo: cos’è e in cosa consiste? Qual è la differenza tra mobbing e stalking occupazionale? In quali forme si manifesta?

Sicuramente saprai cos’è lo stalking: si tratta di quella condotta, sanzionabile penalmente, posta in essere da chi decide di perseguitare la vittima ponendo in essere una serie di comportamenti volte a renderle la vita impossibile. Telefonate moleste a tutte le ore, pedinamenti, danneggiamenti ripetuti, attenzioni non desiderate: tutto ciò che può arrecare danno al bersaglio degli atti persecutori è punibile con la reclusione. Lo stalking è un reato molto più diffuso di quanto si pensi; le persone offese sono per lo più donne, spesso vittime di ex compagni che non si arrendono alla fine della relazione sentimentale. Col tempo, la giurisprudenza ha individuato il delitto di stalking anche in condotte che, apparentemente, non rientrerebbero in questa fattispecie di reato: è il caso, ad esempio, dello stalking condominiale, che si configura ogni volta che i disturbi siano programmaticamente realizzati col solo scopo di arrecare disagio al vicino, oppure del meno conosciuto stalking occupazionale. Cos’è? Di cosa si tratta? Come suggerisce il nome, lo stalking occupazionale consiste in quella serie di atti persecutori posti in essere in ragione dell’attività lavorativa, indifferentemente compiuti dai colleghi oppure dal datore. Ovviamente, la prima cosa che ti sovviene, parlando di questo tipo di condotta, è il mobbing, che consiste appunto nel vessare il lavoratore fino a spingerlo a licenziarsi. Ebbene, in realtà tra stalking occupazionale e mobbing c’è differenza. Se l’argomento ti interessa e vuoi saperne di più, allora ti invito a proseguire nella lettura: ti spiegherò in modo semplice e chiaro cos’è lo stalking occupazionale.

Cos’è lo stalking?

Prima di parlarti dello stalking occupazionale devo necessariamente spendere qualche parola sul reato di stalking in generale o, più correttamente, sul reato di atti persecutori. La legge punisce con la reclusione da sei mesi a cinque anni chiunque, con condotte ripetute nel tempo, minaccia o molesta taluno in modo da:

  • provocargli un grave stato di ansia o di paura;
  • suscitare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona legata da relazione affettiva;
  • costringere la vittima a modificare le proprie abitudini di vita.

La pena è aumentata se il fatto è commesso dal coniuge, anche separato o divorziato, o da persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa, ovvero se il fatto è commesso attraverso strumenti informatici o telematici, se è commesso a danno di un minore, di una donna in stato di gravidanza o di una persona con disabilità, ovvero con armi o da persona travisata [1].

Cos’è lo stalking occupazionale?

Lo stalking occupazionale consiste negli atti persecutori commessi in ragione del rapporto lavoro: in pratica, si tratta di uno stalking che trova motivazioni in ambito lavorativo, ma supera i confini di questo andando ad incidere direttamente sulla vita privata della vittima. Sebbene di solito l’autore dell’illecito (il cosiddetto “mobber”) risulti essere il datore di lavoro, è ben possibile che lo stalking lavorativo sia realizzato da colleghi, i quali, per le ragioni più disparate (invidia, competizione, ecc.), decidono di mettere in cattiva luce la vittima e di condurla all’esasperazione.

Stalking occupazionale e mobbing: differenza

Come detto, lo stalking occupazionale trova la sua ragion d’essere in un rapporto lavorativo: da questa fonte promana il movente di chi cerca, in ogni modo e ad ogni costo, di perseguitare il collega o il dipendente. Lo stalking lavorativo si differenzia dal mobbing perché, mentre quest’ultimo inizia e finisce sul posto di lavoro, il primo si spinge fino ad intaccare la vita privata della vittima. In altre parole, mentre il mobbing si “limita” a rendere un incubo l’attività lavorativa, lo stalking occupazionale si introduce anche nella sfera più intima della persona, facendo ricorrere quelle conseguenze (tipiche del reato di atti persecutori) che abbiamo visto nel primo paragrafo. In sintesi, quindi, si può dire che lo stalking occupazionale è l’evoluzione delittuosa del mobbing.

Stalking occupazionale: come si manifesta?

In genere, lo stalking occupazionale si concreta nella realizzazione di condotte che ingenerino ansia e timore nella vittima: di conseguenza, saranno tali l’invio di messaggi o lettere disciplinari al di fuori dell’orario di lavoro, la reiterata richiesta di incontri quando non si è in servizio, le telefonate in orari poco opportuni. Insomma: tutto ciò che attiene al lavoro ma viene riproposto al di fuori dei normali orari e sedi può integrare lo stalking occupazionale.

Possono integrare lo stalking lavorativo anche i tentativi dei colleghi di denigrare la vittima anche quando non si è a lavoro, ad esempio attraverso la diffusione di maldicenze, pettegolezzi, illazioni o vere e proprie calunnie.

note

[1] Art. 612-bis cod. pen.

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