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Disoccupato con casa e macchina intestata: quali rischi?

8 Dicembre 2017
Disoccupato con casa e macchina intestata: quali rischi?

Chi, pur essendo disoccupato o dichiarando poco, ha una casa di proprietà o una macchina intestata rischia l’accertamento fiscale. Vediamo come difendersi 

L’Agenzia delle Entrate può disporre accertamenti fiscali a carico di chi ha un’auto intestata pur dichiarando poco o essendo disoccupato. Analogo discorso vale per chi  acquista una casa e ne sostiene i costi di gestione, ma allo stesso tempo non ha un reddito adeguato a tali oneri o risulta addirittura disoccupato.

Attenzione, dunque,  ad acquistare o ad intestarsi un’auto, una casa o altri beni di lusso se si è disoccupati o se si dichiara poco all’Agenzia delle Entrate: in questi casi, infatti, è legittimo l’accertamento fiscale e non sarà così semplice, eventualmente, evitare le sanzioni sull’evasione presunta. Ma procediamo con ordine. Vediamo, dunque, cosa rischia chi, pur risultando disoccupato o dichiarando poco al fisco, abbia una casa di proprietà o una macchina intestata e come difendersi in queste ipotesi.

Disoccupato con macchina e casa: l’accertamento fiscale

Chiariamo innanzitutto un concetto: nulla vieta che un disoccupato possa avere un’auto intestata o una casa di proprietà, ma è verosimile che tale proprietà faccia scattare, prima o poi, il redditometro e, successivamente ad esso, l’Agenzia delle Entrate possa inviare un accertamento fiscale. Vediamo perché. L’accertamento fiscale nei confronti dei contribuenti deriva da un sistema che usa l’Agenzia delle Entrate per valutare la congruenza degli acquisti con il reddito “denunciato” annualmente dal contribuente nella dichiarazione dei redditi: si chiama accertamento sintetico e si vale del cosiddetto redditometro. Il Fisco, tramite le entrate e le uscite, tiene sotto controllo il tenore di vita di tutti noi e quando le uscite diventano troppe rispetto alle entrate scattano gli accertamenti fiscali. Il ragionamento alla base di tutto è il seguente: ognuno di noi può spendere quanto guadagna. Detta in maniera semplice, l’Agenzia delle Entrate ragiona in questo modo: se “tanto” esce dal portafoglio, “tanto” deve anche entrare. Se, al contrario, gli acquisti sono superiori alle entrate di almeno il 20%, le possibilità che non si stia cercando di evadere le tasse si contano sulla punta delle prime tre dita di una mano: o stai ricevendo pagamenti in nero, oppure – del tutto lecitamente –  hai vinto al gioco, o hai ricevuto donazioni. In questi due ultimi casi  è necessaria però una dimostrazione.

Disoccupato con macchina e casa: come difendersi dal fisco

Chiarito quanto sopra, è evidente che  l’unico modo per salvarsi dall’avviso di pagamento del fisco è dimostrare che il denaro per acquistare e, di seguito pagare i costi di gestione di una casa, di un’auto o altro bene di lusso proviene da un’altra persona, come il coniuge o altro familiare convivente. Di fatti, chi ha un reddito basso o, peggio, è senza lavoro difficilmente riuscirà a sostenere i costi di gestione di un appartamento, anche piccolo o di un’automobile. Due sono le alternative: o i soldi gli sono stati regalati da terzi o il contribuente ha redditi nascosti. Pertanto, se il contribuente non riesce a dimostrare la prima circostanza, è inevitabile che l’Agenzia delle Entrate faccia scattare l’accertamento fiscale. In altre parole, il fisco presume e imputa in capo al contribuente un reddito superiore a quanto da lui stesso dichiarato (il reddito necessario cioè a comprare e a gestire i costi di una casa o di un’auto) e su di esso calcola ulteriori tasse con le relative sanzioni per l’evasione. Quindi gli notifica l’ordine di pagamento. Per difendersi, il contribuente non potrà semplicemente sostenere o far sostenere mediante una testimonianza che i soldi gli sono stati regalati da terzi, ma dovrà anche dimostrarlo. Tale dimostrazione non può avvenire con testimonianze – vietate nel processo tributario – ma unicamente tenendo traccia della provenienza del denaro, garantita ad esempio dai bonifici sul proprio conto corrente o da un assegno non trasferibile. Sbaglia quindi chi, per dimostrare gli aiuti economici da parte di terze persone, si fa rilasciare da questi ultimi delle dichiarazioni scritte che però non trovano corrispondenza poi nelle movimentazioni dei conti correnti bancari. Senza contare che, come detto,  le dichiarazioni testimoniali – anche se scritte – non hanno alcun valore davanti alla Commissione Tributaria. In conclusione, in vista di donazioni e regali (anche di Natale) economicamente importanti è sempre importante optare per metodi di pagamenti tracciabili.


note

Autore immagine Pixabay.com


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