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Occupare la scuola o l’università è legale?

30 Gennaio 2019
Occupare la scuola o l’università è legale?

Occupazione abusiva di suolo pubblico per chi anche non avendo partecipato dall’inizio all’occupazione dell’università, viene poi trovato all’interno dei locali contribuendo a perpetuare la condotta criminosa.

Ti sarà certamente capitato di vivere qualche episodio di contestazione studentesca, di partecipare a uno sciopero o di assistere a un’occupazione. Striscioni, slogan, cortei organizzati per “gridare” le esigenze dei giovani sono tutelati dalla costituzione, in particolare dall’articolo 21 che riconosce il diritto di ogni individuo a manifestare liberamente il proprio pensiero. Ma ogni libertà cessa dove inizia la libertà altrui, né possono essere tollerati atti di violenza o di arbitrio in violazione della proprietà privata o di quella pubblica. Anche quando sono in ballo questioni ideologiche o politiche della massima importanza. Banditi quindi i cordoni che impediscono alla gente di transitare (limitandone la libertà di movimento) o le condotte troppo rumorose che finiscono per disturbare la quiete pubblica e implicano un’incriminazione penale. Di recente la Cassazione si è occupata di rispondere a un ulteriore e interessante quesito: occupare la scuola o l’università è legale o è reato? In buona sostanza, posto che le aule scolastiche sono un bene della pubblica amministrazione, si può parlare, in questi casi, di una violazione penale? La risposta è scritta proprio nella sentenza pubblicata ieri [1]. Ecco dunque qual è l’orientamento dei giudici in materia.

Occupazione studentesca di aule scolastiche o universitarie: è reato?

Partiamo dal principio: occupare un’aula scolastica, sia che si tratti della scuola dell’obbligo o meno, del liceo o dell’università, configura il reato di occupazione abusiva di suolo pubblico. La pena è la reclusione fino a due anni o con la multa da 103 euro a 1.032 euro. La condotta vietata è quella di chi «invade arbitrariamente terreni o edifici altrui, pubblici o privati, al fine di occuparli o di trarne altrimenti profitto». Dunque, l’illecito penale scatta anche per scuole o università private.

Il reato – chiarisce la norma del codice penale – è punibile solo se c’è una querela della persona offesa che, in questo caso, sarà probabilmente il rettore dell’università, in qualità di rappresentate legale dell’ente, o del direttore della scuola.

La permanenza nel terreno o nell’edificio non deve avere carattere momentaneo ma, al contrario, un’apprezzabile durata perché solo tale ulteriore elemento consente, poi, di evidenziare il dolo specifico [3].

Il concetto di invasione non presuppone necessariamente il compimento di atti violenti e/o tumultuosi; è sufficiente che il responsabile, privo del diritto di accesso, ponga in essere un comportamento vietato dalla legge introducendosi arbitrariamente nell’edificio pubblico o privato.

Il reato in esame è punito a titolo di dolo: è richiesta, infatti, la coscienza e volontà di invadere i terreni o gli edifici altrui, ossia il dolo specifico, che si concretizza nel fine ultimo del soggetto agente di occupare gli immobili o trarne profitto.

Il concorso di chi arriva a occupazione già intervenuta

La Corte ha poi analizzato un altro aspetto: l’eventuale responsabilità degli studenti che, pur non avendo partecipato al primo atto di occupazione, sono subentrati in un momento successivo, entrando nel locale occupato e condividendo lo spirito della contestazione. Quale sarebbero le conseguenze per questi se la polizia, facendo irruzione nell’aula occupata per provvedere agli sgomberi, dovesse trovarli lì dentro. Anche per questi ultimi si profilerebbero le conseguenze penali appena descritte? Ebbene, la Cassazione è stata rigorosa anche nei loro riguardi: la responsabilità è sia dei primi “occupanti” che per quelli che si sono aggiunti dopo. È del tutto irrilevante – si legge in sentenza – stabilire chi materialmente ha iniziato l’invasione, ossia la condotta criminosa: quello che rileva, infatti, è che i giovani siano stati trovati all’interno dell’aula scolastica trattenendosi all’interno con la chiara e inequivoca volontà di continuare a occuparla o comunque di trarne profitto, con ciò concorrendo – quantomeno a carattere morale, seppur non materialmente – a perpetuare la condotta criminosa.

In definitiva, qualunque agevolazione fatta in favore dei colpevoli, posta in essere prima che la condotta di questi sia cessata, si risolve in un concorso nel reato. Di conseguenza risponde del suddetto reato anche chi, senza aver partecipato all’iniziale invasione, contribuisce dopo a prolungare la commissione del crimine.

note

[1] Cass. sent. n. 4393/2019 del 29.01.2019.

[2] Art. 633 cod. pen.

[3] Cass. sent. n. 50659/2014.


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