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Se il conto corrente va in rosso che succede?

30 Gennaio 2019


Se il conto corrente va in rosso che succede?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 30 Gennaio 2019



Cosa rischi se hai il conto in passivo e un debito con la banca: dal blocco del bancomat e della carta di credito al pignoramento dei beni. 

Avrai già sentito l’espressione conto corrente in rosso. Ti sarai chiesto cosa significa. La parola stessa richiama l’idea di una situazione di allarme, collegata a una perdita. In pratica, il conto corrente va in rosso quando il cliente preleva o spende più soldi di quanti ne ha depositati (la cosiddetta “provvista”). In una situazione di questo tipo si capovolgono le normali posizioni tra banca (che di solito è il debitore) e il suo correntista (che di solito è il creditore delle somme depositate sul conto): per cui l’istituto di credito diventa creditore del proprio cliente e gli intimerà di sanare la situazione. Ma in termini pratici che succede se il conto corrente va in rosso? Scattano interessi e sanzioni? È possibile chiudere il conto corrente? Che farà la banca per recuperare i propri soldi? Cerchiamo di fornire le risposte a tali domande.

Quando il conto corrente va in rosso?

Il problema di un conto corrente in rosso si pone solo in tre occasioni. La prima si verifica quando il correntista sfora di poche decine di euro la propria disponibilità: si pensi a una persona che paga con carta di credito un importo di 2.000 euro quando sul conto ne ha solo 1.950. In tali occasioni la banca dimostra una certa tolleranza, specie nei confronti della clientela più affezionata; un funzionario telefonerà al correntista chiedendogli di ripianare il piccolo debito.

Il caso più frequente di conto corrente in rosso si verifica quando il cliente ottiene un fido, ossia ha firmato un contratto di “apertura di credito” che gli consente di prendere in prestito una parte di denaro seppur non presente sul conto. In pratica, è proprio grazie al preventivo accordo tra banca e cliente che quest’ultimo può spendere di più della propria provvista. L’apertura di credito quindi genera un debito ma, propriamente, non può parlarsi di “conto corrente in rosso” visto che rientra nel normale accordo tra le parti. Ben si potrebbe però verificare lo sconfinamento dal fido, quando il cliente spende ben più di quanto la banca gli aveva concesso. In tal caso, la conseguenza potrà essere la richiesta di rientro immediato, il pagamento di una commissione ed eventualmente la revoca del fido stesso.

Un’ultima ipotesi, anch’essa assai frequente, si ha quando sul conto corrente è presente una scarsa disponibilità di denaro e su di esso non confluiscono altri versamenti o bonifici: con il tempo, le spese di gestione e le imposte dovute allo Stato (che vengono di volta in volta prelevate dalla stessa banca) erodono l’attivo e portano il conto in perdita. In tale ipotesi il correntista si troverà con un saldo passivo nonostante il mancato utilizzo del rapporto bancario.

Fuori da questi casi è assai difficile andare in rosso: difatti gli istituti di credito hanno delle policy molto rigorose e adottano dei meccanismi di controllo che bloccano le operazioni bancarie quando non c’è disponibilità di denaro. Prova a fare un bonifico online o un pagamento con carta di credito se non hai i soldi sufficienti sul conto: l’operazione verrà subito revocata anche per poche decine di euro di differenza.

Allo stesso modo non è possibile prelevare dal bancomat più soldi di quanti sono depositati sul conto. Non è possibile, infine, andare in rosso quando si emette un assegno di importo superiore alle proprie disponibilità: se il conto infatti non presenta la copertura sufficiente al pagamento, la banca invia un primo avviso al correntista e, se questi non corre ai ripari, manda il titolo al notaio per il protesto.

Conto in rosso e carte revolving

Un’ipotesi di conto in perdita si ha quando il correntista accetta le carte con un’apertura di credito fino a determinati importi, cosiddette “carte revolving”. Il grosso limite di tali strumenti è l’elevato tasso di interesse che si paga sul debito. Il cliente che non presta attenzione al volume di spese che esegue si trova con un debito non indifferente a fine mese.

Cosa comporta un conto corrente in rosso?

Quando il correntista spende più di quanto ha disponibile sul conto diventa debitore della propria banca, la quale potrà intimargli l’immediato rientro. Per piccole cifre – rapportate anche all’importanza del cliente e al suo volume d’affari – la banca chiude un occhio. Spesso infatti la perdita può essere determinata solo da una discrasia finanziaria, ossia da un non perfetto allineamento tra entrate ed uscite. Si pensi al caso di un imprenditore che, ad inizio stagione, deve effettuare degli acquisti di merce quando i guadagni arriveranno di lì a pochi giorni; in tali ipotesi la perdita sarà ripianta immediatamente e spesso senza neanche il sollecito della banca.

Se tuttavia il “rosso” supera la soglia di allerta, allora la banca chiama il correntista e gli  intima, con lettera raccomandata a.r., l’immediato rientro nel debito. L’omesso pagamento nei termini concessi comporta una serie di conseguenze particolarmente gravi quali:

  • la revoca dell’autorizzazione all’emissione di assegni;
  • la revoca delle carte di credito e del bancomat;
  • la segnalazione alla Centrale Rischi, alla Crif e alle altre società che registrano la “reputazione” dei correntisti (solo quando è in atto una conclamata difficoltà economica);
  • la revoca dei fidi e dei prestiti in essere (solo nei casi di inadempienza particolarmente grave).

Tutte queste misure vengono annunciate da una formale diffida scritta che, in alcuni casi, è obbligatoria (così per la revoca del fido e la segnalazione alle black list dei cattivi pagatori).

Per il debito lasciato dal correntista la banca può agire secondo i normali mezzi di tutela riconosciuti dal Codice civile e dal Codice di procedura civile, i quali si risolvono tutti nel pignoramento: pignoramento dei beni come un altro conto corrente acceso presso una differente banca, il quinto dello stipendio o il quinto della pensione (detratto il minimo vitale), la stessa casa su cui si può iscrivere ipoteca e dopo avviare l’esecuzione forzata.

Conto corrente in rosso e apertura di credito (fido)

Il contratto di apertura di credito o di affidamento (o fido) consente al correntista di disporre di una somma di denaro messagli a disposizione della banca benché non presente sul suo conto. Si tratta di un finanziamento che viene erogato non tutto in un’unica soluzione, ma di volta in volta all’atto materiale della spesa da parte del cliente e fino a totale utilizzo del credito. Il correntista paga interessi molto alti sul credito ma ancora più alti sulle somme che abbia eventualmente prelevato superando il fido. Utilizzare un fido bancario non significa essere in rosso. Avere un fido bancario significa concludere un contratto con la banca, che ha messo a disposizione del proprio cliente una somma predeterminata. Il “rosso” si avrà solo se si sconfina il fido. Ad esempio una persona con un conto corrente di 4mila euro ottiene un fido di 20mila euro. Questo significa che può spendere fino a 24mila euro senza perciò subire alcun richiamo da parte della banca, purché paghi regolarmente gli interessi e si impegni a restituire il fido entro una determinata data o a richiesta dell’istituto. Se però il cliente dovesse spendere 30mila euro, avrebbe sconfinato di 6mila euro il fido e sarebbe “in rosso”.

Conto in rosso e conto in attivo: che può fare la banca?

Se lo stesso correntista ha un conto corrente in rosso e uno in attivo la banca può compensare le somme dell’uno per coprire quelle dell’altro. Questa possibilità però deve essere stata preventivamente autorizzata dal cliente con la firma del contratto (cosa che succede quasi sempre). Senza però la clausola che consente alla banca la compensazione, l’istituto di credito non può fare arbitrarie compensazioni tra debiti e crediti.

In altre occasioni le banche sono solite fornire dei mutui per saldare il debito pregresso e definire un piano di ammortamento per il rientro rateale del debito. Non deve trattarsi però di mutui di scopo come i mutui ipotecari che nascono solo per finalità collegate all’acquisto o alla ristrutturazione della casa.

Si può chiudere un conto corrente in rosso?

La giurisprudenza ha più volte precisato che è diritto del correntista chiudere un conto corrente in rosso per evitare di accrescere – con le spese di gestione e le imposte – le passività ed essere così soggetto a ulteriori spese. La banca non può opporsi a tale richiesta: non può cioè subordinare la chiusura del conto al previo ripianamento del debito. Anzi, è tenuta al più presto, e non oltre 15 giorni, a dare esecuzione all’ordine del cliente. Ciò nonostante il correntista resta tuttavia debitore della passività lasciata sul conto per la quale la banca potrà agire nei suoi confronti con i normali mezzi di pignoramento.

Anatocismo bancario: gli interessi non possono sommarsi

Quando la banca va a contare gli interessi dovuti dal cliente è spesso solita calcolarli non solo sulla sorte capitale ma anche sui precedenti interessi maturati e non saldati. Il che è illegittimo. Questa pratica si chiama anatocismo ed è consentita solo con riferimento agli interessi moratori e non più di una volta all’anno, se autorizzata dal contratto, se prevista anche per gli interessi attivi (quindi a favore del cliente).

Come si tutela la banca

Nel recuperare i propri crediti la banca può agire con decreto ingiuntivo nei confronti del suo cliente. In questa fase è tenuta a presentare in tribunale solo l’estratto di saldaconto. Se però il cliente presenta opposizione al decreto ingiuntivo è onere della banca provare il proprio credito con la produzione integrale di tutti gli estratti del conto dall’apertura fino alla chiusura. Anche il correntista ha lo stesso onere se intende chiedere la restituzione degli interessi superiori al tasso usurario o se rivendica l’illegittima applicazione dell’anatocismo.

note

Autore immagine: 123rf com


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