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Esenzione Irpef per redditi bassi

31 Gennaio 2019
Esenzione Irpef per redditi bassi

In Italia, chiunque percepisce un reddito deve pagare una tassa sul reddito denominata Irpef. Ci sono tuttavia delle esenzioni per i redditi più bassi.

L’abbassamento delle tasse è, da sempre, una delle promesse elettorali che gli italiani si aspettano da chi si candida a governare il paese. In effetti l’Italia è uno dei paesi ad avere il maggior livello di prelievo fiscale sia sulle persone che sulle imprese. La principale tassa che gli italiani sono chiamati a pagare per finanziare il funzionamento dello stato è l’imposta sul reddito delle persone fisiche, meglio nota con l’acronimo Irpef. L’Irpef è una tassa che colpisce tutti i redditi percepiti dagli italiani, siano essi lavoratori autonomi o dipendenti. L’Irpef è una tassa progressiva, vale a dire, colpisce di più chi guadagna di più e di meno chi guadagna meno. Oltre ad essere progressiva, l’Irpef non deve essere pagata da tutti. Infatti la legge prevede l’esenzione Irpef per redditi bassi. In questo articolo cerchiamo di capire chi può usufruire di questa agevolazione.

Che cos’è l’Irpef?

Come abbiamo detto l’acronimo Irpef sta per imposta sul reddito delle persone fisiche. Il nome ci fa capire subito di cosa si tratta.

Ogni attività umana che produce un reddito viene dunque assoggettata a questa tassa.

Prima di capire cos’è l’Irpef è dunque utile sapere cos’è il reddito. Il reddito è il provento di attività umane diverse tra di loro. Vi rientra lo stipendio percepito dal lavoratore dipendente, il compenso versato ad un libero professionista per l’attività fatta, il compenso per l’amministratore delegato di una società, il reddito percepito dall’artigiano con la sua attività, il reddito che proviene dall’utilizzo di un immobile, etc.

Salvo che la legge disponga che un determinato reddito sia escluso dal pagamento dell’Irpef, su tutti i redditi gli italiani devono pagare tale tassa.

Quanto pesa l’Irpef?

L’Irpef è un’imposta progressiva per scaglioni. Infatti, la Costituzione [1] prevede il principio di progressività delle imposte in base al quale ciascuno deve pagare le tasse in proporzione alla propria capacità economica. Questo significa che chi guadagna di più deve contribuire maggiormente a finanziare la cosa pubblica e, dunque, il prelievo fiscale nei confronti dei redditi più alti deve essere maggiore.

Proprio per questo l’Irpef non prevede un’aliquota di tassazione secca ma l’aliquota sale al crescere del reddito, di scaglione in scaglione.

Queste solo le aliquote Irpef in vigore per scaglioni di reddito:

  • scaglione Irpef: fino a 15.000 euro – Aliquota Irpef: 23% – Imposta dovuta:23% del reddito;
  • scaglione Irpef: da 15.001 fino a 28.000 euro – Aliquota Irpef: 27% – Imposta dovuta:3.450,00 + 27% sul reddito che supera i 15.000,00 euro;
  • scaglione Irpef: da 28.001 fino a 55.000 euro – Aliquota Irpef: 38% – Imposta dovuta:6.960,00 + 38% sul reddito che supera i 28.000,00 euro;
  • scaglione Irpef: da 55.001 fino a 75.000 euro – Aliquota Irpef: 41% – Imposta dovuta:17.220,00 + 41% sul reddito che supera i 55.000,00 euro;
  • scaglione Irpef: oltre 75.000 euro – Aliquota Irpef: 43% – Imposta dovuta: 25.420,00 + 43% sul reddito che supera i 75.000,00 euro.

Per fare un esempio concreto, un lavoratore con un reddito annuo di ammontare pari a 20.000 euro deve versare all’erario un’Irpef pari a 3.450 euro (23% di 15.000) più il 27% della parte che supera i 15.000 euro vale a dire 1.350 euro (27% di 5.000).

Come si paga l’Irpef?

La modalità concreta con cui si paga l’Irpef dipende da che lavoro fai. Il lavoratore dipendente e il collaboratore coordinato e continuativo, infatti, non pagano direttamente l’Irpef, ma è il datore di lavoro o committente ad assolvere questo obbligo per loro conto. E’ la figura del cosiddetto sostituto d’imposta: la legge, in sostanza, impone alle aziende di fare il calcolo dell’importo dell’Irpef che il dipendente deve versare e provvede a trattenere la somma direttamente dalla busta paga. Quindi provvederà a versare l’Irpef allo Stato tramite F24 per conto del dipendente.

Il lavoratore, quando riceve la busta paga, potrà leggere quanto ha preso come stipendio lordo e quanto l’azienda, in qualità di sostituto d’imposta, gli ha trattenuto a titolo di Irpef.

I lavoratori autonomi, al contrario, devono provvedere da soli, o con l’ausilio del loro commercialista di fiducia, a calcolare e pagare l’Irpef. In questo caso, il lavoratore autonomo deve conteggiare tutti i redditi percepiti dai vari clienti/committenti ed applicare quindi le aliquote Irpef sui vari scaglioni. Il pagamento fa quindi seguito alla presentazione del modello unico, ossia, la dichiarazione dei redditi degli autonomi.

Esenzione Irpef per redditi bassi

Come abbiamo già accennato, l’Irpef è impostata in modo tale da far pagare di meno chi guadagna di meno. In tale ottica vanno lette le aliquote che crescono all’aumentare dello scaglione di reddito.

Oltre a prevedere tale struttura della tassa, le persone con redditi bassi hanno anche un’altra agevolazione.

Infatti, ci sono delle categorie i lavoratori che sono esonerati dal pagamento dell’Irpef.

L’esenzione, in particolare, riguarda coloro che percepiscono un reddito particolarmente esiguo ed alcune categorie di pensionati.

Più nel dettaglio, sono esentanti dal pagamento dell’Irpef i seguenti redditi:

  • redditi percepiti dai pensionati inferiori alla soglia di 8.125 euro annui. Resta inteso che, per fruire dell’esenzione, il pensionato non deve percepire altri redditi in aggiunta alla pensione;
  • redditi provenienti da fabbricati inferiori a 500 euro annui e redditi da terreni inferiori a 185,92 euro;
  • redditi da lavoro dipendente inferiori a 8.000 euro annui;
  • redditi da lavoro autonomo inferiori a 4.800 euro annui.

Cosa fare se si è nell’area di esenzione?

Passiamo ora a fare un esempio. Tizio viene assunto come dipendente presso l’azienda Alfa nel mese di settembre 2019. Da gennaio ad agosto 2019 Tizio non ha percepito alcun reddito. L’azienda Alfa, per i mesi di settembre, ottobre, novembre e dicembre eroga a Tizio la retribuzione che non supera, complessivamente, gli 8.000 euro. L’azienda, non sapendo se nell’anno Tizio ha percepito altri redditi, applica la trattenuta Irpef in busta paga.

Che fare? Quello esposto è uno dei casi in cui un lavoratore ha pagato l’Irpef nonostante non dovesse pagarla poichè, nell’anno, ha percepito redditi inferiori ad 8.000 euro.

In questi casi il lavoratore può fare un’istanza all’Agenzia delle Entrate per ottenere un rimborso della tassa indebitamente pagata.

Il rimborso potrà essere pagato:

  • direttamente con un accredito di denaro;
  • sotto forma di credito per le tasse future.

Per evitare di dover richiedere indietro tasse non dovute, il lavoratore ed il pensionato devono informare il datore di lavoro o l’Inps della propria situazione reddituale affinché il sostituto di imposta possa calcolare sin da subito l’Irpef in modo corretto.

L’esenzione riguarda anche le addizionali Irpef?

L’Irpef di cui abbiamo parlato è la tassa sul reddito che i contribuenti versano allo Stato.

Tuttavia una delle conseguenze del cosiddetto federalismo, ossia del fatto che oggi anche le regioni e gli altri enti locali hanno ampi margini di autonomia, è che tali enti hanno anche autonomia fiscale, ossia, possono chiedere ai cittadini tasse per finanziarsi.

Una delle principali tasse che Regioni e Comuni possono chiedere ai cittadini è l’addizionale Irpef.

L’addizionale regionale Irpef e l’addizionale comunale Irpef sono due imposte che si aggiungono alle somme dovute da ciascun contribuente, sulla base alla regione e del Comune di appartenenza.

Le addizionali Irpef vengono trattenute sullo stipendio dal mese di marzo al mese di novembre.

Le due tipologie di addizionale, regionale e comunale, si differenziano in relazione alla differente modalità di calcolo delle stesse. In particolare:

  • addizionale regionale Irpef: sul reddito complessivo imponibile viene individuata l’aliquota da applicare sulla base della Regione in cui il contribuente ha il domicilio fiscale al 31 dicembre dell’anno di riferimento;
  • addizionale comunale Irpef: sul reddito complessivo imponibile viene individuata l’aliquota da applicare sulla base del comune in cui il contribuente ha il domicilio fiscale al 1 gennaio dell’anno a cui l’imposta fa riferimento. Solo con riferimento all’addizionale comunale la legge dispone che si debba versare un acconto per l’anno successivo pari al 30% del totale dell’imposta dovuta.

Per quanto riguarda l’aliquota applicabile, e quindi quanti soldi devono essere versati alla propria Regione ed al proprio Comune, occorre fare riferimento alle decisioni delle singole regioni e dei singoli Comuni.

Infatti, le aliquote vengono stabilite con propria deliberazione dai Comuni e dalle regioni e sono poi pubblicate sul sito del dipartimento delle Finanze.

La legge prevede comunque il tetto massimo entro cui queste aliquote devono attestarsi per evitare una vera e propria esplosione della tassazione locale.

L’aliquota massima è:

  • 3,3% per l’addizione regionale Irpef;
  • 0,8% (0,9% per la sola città di Roma) per l’addizionale comunale Irpef.

In alcune Regioni ed in alcuni comuni le aliquote sono state portate al massimo mentre in altri enti si è riusciti a tenerle più basse o addirittura a non applicare per nulla l’addizionale.

Si tenga conto che l’area di esenzione dall’Irpef vale anche per l’applicazione delle addizionali.

Per tornare all’esempio di prima, Tizio, che nel 2019 non deve versare Irpef in quanto percepisce un reddito inferiore a 8.000 euro annui, non dovrà versare neanche le addizionali al proprio Comune ed alla propria regione, indipendentemente dalle aliquote applicate dai rispettivi enti.

Anzi, gli enti locali possono prevedere un’ampliamento della fascia di esenzione tale da ricomprendere anche redditi annui maggiori di 8.000 euro.

In molti Comuni, ad esempio, è prevista un’area di esenzione dal pagamento dell’addizionale comunale Irpef che comprende tutti i redditi fino a 10.000/12.000 euro annui.

In questo caso, se ad esempio il contribuente ha un reddito annuo di 9.000 euro, dovrà pagare solo l’Irpef allo Stato, ma non l’addizionale comunale.

note

[1] Art. 53 Cost.


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