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Il piano del consumatore

31 Gennaio 2019 | Autore: Paolo Remer
Il piano del consumatore

Come risanare una situazione di crisi economica grazie al piano del consumatore: è possibile rinegoziare i propri debiti quando sono diventati impossibili da sostenere.

La crisi economica perdurante da anni ha portato molte persone e famiglie all’impossibilità di pagare i propri debiti. Molte persone e famiglie sono in difficoltà perché le loro condizioni patrimoniali e il loro reddito non sono sufficienti a fronteggiare le rate di mutui o prestiti o i pagamenti fiscali. Nel frattempo il debito aumenta anche a causa degli interessi applicati ed i creditori possono avviare azioni esecutive: ad esempio vendere all’asta gli immobili del debitore insolvente. Questo fenomeno ha un nome: sovraindebitamento. La situazione è drammatica quando con le proprie forze economiche e finanziarie non si riesce, pur volendo, a saldare i debiti contratti in precedenza. Esiste  però da alcuni anni una legge apposita, conosciuta con il nome di “salvasuicidi”, che tende ad aiutare i debitori in grave difficoltà. Grazie a questo sistema è possibile, rappresentando le proprie reali condizioni economiche, ottenere di dilazionare i pagamenti ed anche di ridurre in maniera consistente l’ammontare degli importi da saldare. Il piano del consumatore è uno degli strumenti previsti da questa legge: parte da una proposta del consumatore stesso, rivolta ai creditori, attraverso un intermediario abilitato, che può essere un avvocato, un commercialista, un notaio o un apposito Occ, organismo di composizione della crisi, specializzato per affrontare queste problematiche. Viene così elaborato un vero e proprio piano per ripianare i debiti; esso sarà sottoposto al giudice del tribunale, il quale, se lo riterrà adeguato, lo approverà con un apposito provvedimento di omologazione. Da quel momento, saranno sospese tutte le procedure esecutive instaurate dai creditori, i quali potranno soddisfarsi solo secondo le modalità di pagamento stabilite nel piano e dunque anche per importi inferiori rispetto a quelli pretesi. Se i termini di pagamento verranno rispettati, il debitore otterrà la completa liberazione dai debiti preesistenti.

La legge sul sovraindebitamento e chi può usufruirne

Dal 2012 è in vigore una legge rivolta ad aiutare i debitori in grave difficoltà [1].

Essa è rivolta alle persone fisiche ed anche alle piccole imprese purchè non si tratti di soggetti che possono fallire.

Si tratta appunto dei consumatori: la legge che stiamo esaminando [2] definisce come tale la persona fisica (non dunque le società) che abbia assunto obbligazioni, cioè impegni di pagamento e debiti, esclusivamente per scopi estranei all’attività imprenditoriale o professionale eventualmente svolta.

Quindi se sei un imprenditore commerciale e sei soggetto al fallimento non potrai utilizzare questa procedura, ma potrai beneficiare, per liberarti dai debiti insoddisfatti, di altri istituti previsti dalla Legge Fallimentare, come il concordato preventivo o l’esdebitazione se sei un imprenditore individuale [3].

Se invece sei una persona fisica ma hai contratto debiti per la tua attività imprenditoriale, commerciale o professionale non rientrerai nella nozione di consumatore prevista dal piano che stiamo analizzando, ma potrai accedere a un’altra forma di composizione della crisi prevista dalla stessa legge salvasuicidi: l’accordo del debitore, di cui si parla in questo articolo.

Lo scopo della legge è quello di consentire al debitore eccessivamente gravato di poter ripartire in modo da riottenere un ruolo positivo nell’economia e nella società, senza rimanere schiacciato per sempre o comunque per lunghi periodi dal peso di debiti accumulati in passato e divenuti insostenibili.

Non dimentichiamo, infatti, che nel caso delle persone fisiche la responsabilità è potenzialmente perpetua, perché il debitore risponde con tutto il suo patrimonio e dunque anche con i suoi beni e crediti futuri, non soltanto con quelli attualmente presenti [4].

Attenzione: non è sufficiente essere un consumatore secondo la nozione che abbiamo fornito. Occorre anche non essere incorso in fallimento o altre procedure concorsuali oppure aver già fatto ricorso, nei cinque anni precedenti, ai procedimenti di composizione della crisi previsti dalla legge che stiamo esaminando, e infine non essere mai stato dichiarato decaduto da un precedente piano non rispettato.

Il piano del consumatore è un’opportunità unica e straordinaria, preclusa a chi ne ha già beneficiato oppure ne ha abusato.

Cos’è il sovraindebitamento?

Per poter accedere al piano del consumatore non basta essere consumatori, rientrando nella definizione che abbiamo esaminato; occorre anche essere sovraindebitati.

La legge qui in esame definisce lo stato di sovraindebitamento [5] come una “situazione di perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio prontamente liquidabile per farvi fronte, che determina la rilevante difficoltà di adempiere le proprie obbligazioni, ovvero la definitiva incapacità del debitore di adempierle regolarmente”.

Quindi i requisiti per potersi considerare sovraindebitati sono i seguenti:

  • deve esserci uno squilibrio tra i debiti e il patrimonio utile a fronteggiarli: i debiti devono essere maggiori del patrimonio e precisamente della parte di patrimonio non prontamente liquidabile, cioè facilmente monetizzabile in denaro;
  • questo squilibrio non deve essere momentaneo, occasionale o transitorio, ma deve essere perdurante, cioè mantenersi costante (o addirittura aumentare) in un apprezzabile lasso di tempo;
  • da tutto ciò deve derivare una notevole difficoltà a poter pagare i propri debiti entro le scadenze pattuite o contratte.

Non basta, cioè, non avere i soldi per pagare una rata di mutuo in quel determinato mese; occorre invece dimostrare che l’ammontare annuo delle rate da pagare è maggiore dei redditi che si hanno annualmente (diminuiti delle spese necessarie per la sussistenza) e che non si dispone di beni patrimoniali facilmente liquidabili, cioè prontamente vendibili a un prezzo equo.

Dunque, se hai 50.000 euro depositati in banca a fronte di debiti per 40.000 non potrai beneficiare di questa procedura perché il tuo patrimonio sarebbe facilmente liquidabile, cioè già monetizzato in modo da poter pagare i tuoi creditori.

Se invece sei proprietario di un immobile o di un terreno di valore consistente ma che non è facilmente commerciabile e dunque non può essere venduto entro tempi ragionevoli (diciamo entro 4 o 6 mesi) ad un prezzo accettabile, non sarai costretto a svenderlo ma potrai accedere al piano del consumatore, eventualmente ponendolo a garanzia dell’accordo.

Per approfondire la nozione e i caratteri del sovraindebitamento e come funzionano gli altri meccanismi per liberarsene puoi leggere questo articolo.

Come funziona il piano del consumatore?

La procedura da seguire è abbastanza facile, perché puoi farti aiutare da professionisti specializzati; veloce, perché mediamente si conclude entro sei mesi, e poco costosa: il contributo unificato ammonta a 98 euro ed il compenso dovuto per l’organismo di composizione della crisi che ti ha assistito nell’elaborazione del piano rientrerà nel piano di dilazione che sarà concesso.

Se rientri nelle definizioni che abbiamo esaminato – cioè se sei un consumatore e sei sovraindebitato – potrai seguire questi passi.

Potrai prendere l’iniziativa di proporre un piano ai tuoi creditori. Non puoi farlo da solo: devi farti assistere da un professionista abilitato, che può essere un avvocato, un commercialista o un notaio a tua scelta. Puoi anche avvalerti di una delle apposite associazioni specializzate in materia, chiamate Occ (Organismi di composizione della crisi) che abbia sede nel tribunale competente in base alla tua residenza. Questi organismi sono autorizzati dal ministero della Giustizia e devono essere iscritti in un apposito registro [6]. L’elenco completo delle Occ è consultabile qui.

Dovrai fornire tutta la documentazione necessaria a ricostruire compiutamente la tua situazione economica e patrimoniale. Dovranno emergere tutti i debiti (non potrai selezionarne solo alcuni) e anche tutti i tuoi beni patrimoniali e redditi.

Questo è essenziale per poter verificare se sei in grado di far fronte ai pagamenti successivi, che potranno essere rateali e anche coprire solo una parte dei tuoi debiti.

Ad esempio potrai proporre di pagare complessivamente 60.000 euro in cinque anni per un debito complessivo iniziale di 100.000, ma dovrai dimostrare di essere in grado di poter pagare le rate e quindi di avere redditi e patrimonio sufficienti. Se pagherai questa somma sarai liberato completamente e definitivamente per l’intero ammontare dei tuoi debiti, che era ben maggiore.

Dovrai quindi rappresentare tutte le voci che compongono il tuo patrimonio ed il tuo reddito in maniera fedele e completa, senza nascondere o omettere nulla. Se non indicherai tutti i tuoi beni e i tuoi proventi di reddito, la tua proposta non sarà ammissibile ed in futuro non potrai più beneficiare di un altro piano del consumatore.

Il professionista o l’Occ che avrai incaricato elaboreranno un piano scritto ed articolato che prevederà come e quando pagare i tuoi creditori individuando i modi dei rimborsi.

Saranno indicate con precisione le scadenze e le modalità di pagamento di ciascuno: i tuoi creditori potrebbero essere muniti di diverse classi di privilegio in base alla legge, cioè potranno esserci creditori pignoratizi o ipotecari (che dovranno essere soddisfatti prima degli altri e ove possibile per l’intero) ed altri soltanto chirografari (cioè senza altre garanzie se non quella della tua firma al momento della conclusione del contratto da cui sorge il debito).

Nel piano verranno indicate anche le eventuali garanzie rilasciate per l’adempimento dei debiti. Il punto delle garanzie merita un approfondimento. La legge sul sovraindebitamento non tutela solo i debitori ma intende anche salvaguardare i creditori che aspettano di essere pagati entro i limiti del ragionevole.

Il giudice, come vedremo tra poco, controllerà anche questo aspetto per decidere se approvare il piano. Per questo è preferibile, nell’elaborazione del piano, prevedere una o più garanzie che uno o più soggetti terzi presteranno a favore del debitore e che renderanno più solida la proposta formulata in modo da aumentarne le possibilità di accoglimento da parte dei creditori.

Le garanzie diventano ancora più importanti quando i soli redditi del debitore non risultano sufficienti per poter rispettare il piano. In questo caso i terzi che intendono prestare la loro garanzia a favore del debitore dovranno sottoscrivere la proposta del piano in modo da garantirne l’attuabilità. Dovranno cioè impegnarsi a pagare al posto del debitore principale se lui non lo farà.

Nei casi più gravi (ad esempio quando il proponente è privo di redditi stabili ed ha un patrimonio esiguo e insufficiente) i terzi dovranno impegnarsi a conferire i propri beni in modo da poter fronteggiare il piano.

La legge non pone limiti al tipo e all’ammontare delle garanzie che possono essere prestate: può trattarsi di garanzie personali o fidejussioni provenienti da genitori o altri parenti, di immobili, di depositi bancari, titoli azionari o obbligazionari, ecc.

Le garanzie possono essere prestate anche successivamente alla redazione della proposta, se se ne ravvisa la necessità: dunque anche nel corso della procedura o addirittura dopo l’omologazione.

Inoltre, il piano potrebbe prevedere che durante il periodo di attuazione tu non possa accedere al credito al consumo, cioè ottenere finanziamenti per l’acquisto di prodotti, oppure godere di carte di credito e sottoscrivere l’acquisto di prodotti finanziari; tutto ciò in modo da rendere più stabile la tua situazione economica e prevenire il verificarsi di ulteriori situazioni debitorie. Sarebbe, infatti, insensato concedere una ristrutturazione dei debiti e nel frattempo consentire al debitore di contrarne altri.

Il piano si concluderà con una relazione dell’Occ che esprimerà un giudizio sulla situazione del debitore, sui motivi che hanno causato l’indebitamento e sulla convenienza della proposta formulata per risolvere l’insolvenza. Questa relazione è importante perché contiene un qualificato e motivato parere che il giudice valuterà nel decidere se accogliere la proposta.

Ben diverso, ad esempio, di chi ha contratto debiti per acquistare un’autovettura che gli serve per i quotidiani spostamenti, o per ristrutturare la propria abitazione, rispetto a chi ha acquistato oggetti di lusso e costosi in modo sproporzionato alle sue capacità economiche.

Il piano così elaborato sarà presentato al giudice del tribunale competente in base al tuo luogo di residenza. Lo stesso piano andrà comunicato anche al Fisco (Agenzia Entrate Riscossione e altri Uffici finanziari competenti in base al tuo ultimo domicilio fiscale) per consentire loro di verificare se hai altri debiti verso di loro, nel qual caso essi interverranno nella procedura.

Il giudice fisserà un’apposita udienza alla quale potranno partecipare i creditori interessati. A differenza dell’accordo del debitore (per il quale occorre il consenso di almeno il 60% dei crediti), in questa procedura non è necessario l’assenso dei creditori. Sarà infatti il giudice a decidere sulla meritevolezza del debitore sulla base di tutti gli elementi, documenti e notizie che egli ha fornito e rappresentato.

Il tribunale, una volta valutato il piano, le condizioni stabilite, la relazione dell’Occ e le eventuali osservazioni formulate dai creditori intervenuti, deciderà se formulare un giudizio positivo e in tal caso omologherà il piano.

Se il giudizio di meritevolezza sarà negativo (magari perché risulta che i debiti erano stati contratti per acquisti futili ed in maniera sproporzionata alle proprie capacità patrimoniali) oppure se emergesse un tentativo di frode ai creditori, lo respingerà con ordinanza di diniego.

Piano accolto: quali effetti?

Dal momento dell’avvenuta omologazione da parte del giudice nessun creditore potrà più iniziare o proseguire azioni esecutive contro il debitore. Questo significa che tutti i pignoramenti saranno sospesi e non potranno esserne effettuati di nuovi.

Nei casi più gravi, la sospensione dell’esecuzione può essere richiesta fin dal momento di presentazione del piano, senza necessità di attendere l’omologazione.

Ad esempio, se la tua casa era pignorata e stava per essere venduta all’asta, la procedura esecutiva sarà interrotta e non potrà essere proseguita. Il piano del consumatore infatti blocca tutte le azioni intraprese. Puoi approfondire il punto leggendo qui.

A questo punto, il debitore ammesso al piano del consumatore deve semplicemente pagare secondo le scadenze e modalità prestabilite. Se non lo farà, i creditori potranno richiedere la revoca del piano e tutti i benefici concessi decadranno.

I pagamenti verso amministrazioni pubbliche, a partire da Agenzia Entrate Riscossione, e quelli verso gli Enti previdenziali, come l’Inps, devono essere eseguiti entro 90 giorni dalle scadenze previste, a pena della cessazione automatica degli effetti e benefici del piano.

Se il piano viene rispettato, al termine il debitore otterrà la completa esdebitazione: sarà completamente liberato da tutti i debiti preesistenti, anche se non integralmente soddisfatti, purché abbia pagato gli importi stabiliti dal piano ed entro le scadenze programmate.

Questo significa che se inizialmente avevi un debito di 70.000 verso una banca ed un altro debito di 30.000 verso una finanziaria, per complessivi 100.000 euro, ed hai ottenuto un piano che ti ha consentito di pagare in 60 rate mensili l’importo di 1.000 euro ciascuna, per un totale di 60.000 euro (dei quali una parte andranno alla banca e un’altra alla finanziaria, in proporzione), al termine dei cinque anni, dopo aver effettuato tutti i pagamenti previsti, sarai completamente liberato dall’intero insieme dei debiti, che erano di importo maggiore.


Di Paolo Remer

note

[1] L. n.3 del 27.01.2012, intitolata “Composizione della crisi da sovraindebitamento”.

[2] Art. 6, lett. b), L. n.3/2012.

[3] Art. 142 L. F. (R.D. n.267 del 16.03.1942, aggiornato con le modifiche introdotte dalla L. n. 205 del 27.12.2017 e dal D. Lgs.  n. 54 del 18.05.2018.

[4] Art. 2740 co. 1 cod. civ. “Il debitore risponde dell’adempimento delle obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri”.

[5] Art. 6 lett. a), L. n. 3/2012.

[6] Art. 15 L. n. 3/2012 e Decreto Ministro della Giustizia n.202 del 2014.


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