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Carabinieri o polizia in borghese possono fare multe?

31 Gennaio 2019


Carabinieri o polizia in borghese possono fare multe?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 31 Gennaio 2019



Se l’agente della polizia municipale è fuori servizio e indossa abiti civili, il verbale con la contravvenzione per violazione del codice della strada può essere contestato entro 30 giorni davanti al giudice di pace.

Hai lasciato l’auto in divieto di sosta per pochi minuti: neanche il tempo di cambiare i soldi per pagare il parchimetro. Prima di allontanarti hai verificato che non vi fossero, nelle vicinanze, i vigili urbani. Quando sei tornato – non più di dieci minuti in atto – hai trovato una bella multa sul parabrezza. A fartela è stato un agente della polizia municipale in borghese che si trovava a due passi da lì ma che, proprio per via degli abiti civili, non hai potuto riconoscere. 

Mentre guidavi con il cellulare in mano, ti si è affiancata un’auto privata. Il conducente ti ha mostrato un distintivo di carabinieri e ti ha intimato di accostare. Quando vi siete appartati sul margine della strada, l’uomo ha tirato fuori un libretto delle contravvenzioni e, dopo averlo compilato, ti ha consegnato il verbale: «Sono un agente dei carabinieri in borghese, ma questo non mi impedisce di multarti» ti ha detto con tono sarcastico e cattedratico.

Il postino ti ha appena consegnato una raccomandata: è una multa per essere passato col rosso. Accanto a te però – ne sei sicuro – non c’era alcuna pattuglia. Al comando della municipale ti spiegano che lì vicino c’è la casa del capo della polizia che, di tanto in tanto, pizzica chi non rispetta il codice della strada anche quando non è in servizio.

Tutti questi esempi, tratti dalla vita quotidiana di numerosi automobilisti, portano a interrogarsi su un quesito di natura legale: carabinieri o polizia in borghese possono fare multe?

La risposta è stata fornita, per l’ennesima volta – perché già in passato si sono registrate pronunce dello stesso tenore – da una recente ordinanza della cassazione [1]. Ecco a riguardo cosa hanno detto i giudici supremi.

Polizia municipale, polizia di Stato e Carabinieri: differenze

Tanto la polizia municipale (i cosiddetti vigili urbani), tanto la polizia di Stato e i carabinieri possono elevare contravvenzioni per violazioni del codice della strada. Lo può fare anche la Guardia di Finanza. Ma c’è una bella differenza in merito ai poteri. 

Come già in passato la stessa Corte aveva detto [2], gli appartenenti ai corpi di polizia municipale non possono operare su tutto il territorio nazionale e non sono sempre in servizio. 

Per legge [3], gli appartenenti alla polizia municipale hanno la qualifica di agenti di polizia giudiziaria solo nel «territorio di appartenenza» e «limitatamente al tempo in cui sono in servizio»; e ciò a differenza di altri corpi come la polizia di Stato, i Carabinieri, la Guardia di finanza, ecc. i cui appartenenti operano su tutto il territorio nazionale e sono sempre in servizio. 

I vigili quindi possono accertare tutte le violazioni in materia di sanzioni amministrative, e fra queste anche quelle relative alla circolazione stradale, purché si trovino nell’ambito territoriale dell’ente di appartenenza e alla condizione che siano effettivamente in servizio. 

Questo implica delle profonde differenze in merito alla possibilità di fare le multe in borghese. 

Carabinieri e polizia di Stato: possono fare multe in borghese?

In questo caso la multa elevata dal carabiniere, dall’agente della polizia di stato o dal finanziere fuori servizio in borghese è valida. Come chiarito dalla Cassazione [4], gli appartenenti a tali forze dell’ordine devono considerarsi in “servizio permanente” e non cessano dalla loro qualità di pubblici ufficiali anche quando sono in borghese. E così anche i sottufficiali dei carabinieri, pur se non comandati in servizio, in quanto sempre tenuti, come agenti ed ufficiali di polizia giudiziaria, ad accertare i reati e le infrazioni amministrative. Questo implica che anche le multe sono valide se fatte in abiti civili o in un orario in cui  non sono ufficialmente in servizio.

Polizia in borghese: può fare multe?

Al contrario, i vigili urbani – ossia gli agenti della polizia municipale – possono accertare tutte le violazioni in materia di sanzioni amministrative, e fra queste anche quelle relative alla circolazione stradale, purché si trovino nell’ambito territoriale dell’ente di appartenenza e alla condizione che siano effettivamente in servizio. 

In buona sostanza la qualifica di agenti di polizia giudiziaria attribuita ai vigili urbani è limitata nel tempo (ossia «quando sono in servizio») e nello spazio («nell’ambito territoriale dell’ente di appartenenza»), a differenza di altri corpi (Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza ecc.).

Con la pronuncia odierna, la Cassazione ribadisce questi concetti e sottolinea: il vigile non in servizio non può fare la multa. In tal caso la contravvenzione è nulla per carenza di poteri e può essere impugnata, entro 30 giorni, davanti al giudice di pace oppure entro 60 davanti al prefetto. 

Multe in borghese: altri precedenti

C’è un precedente del giudice di Pace di Trieste che, invece, ritiene illegittime anche le multe dei carabinieri in borghese. E motiva la decisione sulla base di una semplice parola: trasparenza. È questo il principio di base che deve presiedere su tutta l’attività della pubblica amministrazione. Non sono consentite mosse a sorpresa se non in casi eccezionali come per le indagini disposte dalla procura della repubblica che necessitino di appostamenti o pedinamenti in segreto. 

Del resto se è vero che anche l’autovelox, per essere posizionato in modalità “on”, deve essere previamente segnalato da un cartello, lo stesso dicasi per la polizia e i carabinieri. Gli agenti che operano sulla strada devono essere visibili a distanza mediante l’uso di appositi capi di vestiario oppure devono essere in uniforme. Ragion per cui, anche se si tratta di carabinieri, ad essi è impedito elevare contravvenzioni nel momento in cui sono fuori servizio e/o vestiti con abiti civili o, peggio, si trovano all’interno di veicoli privati. Come chiarito dalla giurisprudenza, quando gli agenti o i carabinieri non sono in uniforme «devono fare uso di un apposito segnale distintivo e, per l’intimazione dell’alt devono esibire, in modo chiaramente visibile, il segnale distintivo e anche la loro tessera personale».  

note

[1] Cass. ord. n. 2748/19 del 30.01.2019.

[2] Cass. S.U. sent. n. 5771/2008 e n. 5538/2011, nonché Cass. pen. sent. n. 35099/2015.

[3] Art. 57 cod. proc. pen e art. 4 legge n. 65/1986.

[4] Cass. sent. n. 23297/2017.

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 2, ordinanza 7 novembre 2018 – 30 gennaio 2019, n. 2748

Presidente Lombardo – Relatore Cosentino

Ragioni in fatto ed in diritto della decisione

Il signor Z.G. ha proposto ricorso per la cassazione della sentenza del tribunale di Modena che, confermando la pronuncia del giudice di pace della stessa città, ha rigettato la sua opposizione al verbale della polizia municipale di Sassuolo che gli aveva contestato la violazione dell’art. 148 C.d.S., per avere effettuato un sorpasso a velocità non adeguata in prossimità di un’intersezione.

L’intimato comune di Sassuolo non ha spiegato attività difensiva in questa sede.

La causa è stata decisa nell’adunanza di camera di consiglio del 7 novembre 2018, per la quale non sono state depositate memorie.

Con il primo motivo, riferito al vizio di violazione di legge in relazione all’art. 57 c.p.p., comma 2, lett. b), e alla L. n. 65 del 1986, art. 5, comma 1, lett. a), e art. 4, n. 1), il ricorrente – premesso che l’impugnato verbale di contestazione era stato redatto dal comandante della polizia municipale di Sassuolo quando costui era fuori servizio e vestiva abiti civili – censura la statuizione con cui il tribunale ha disatteso il motivo di opposizione con cui egli aveva dedotto l’illegittimità del verbale per essere stato reso da un appartenente alla Polizia Municipale che non era in servizio al momento dell’accertamento della pretesa trasgressione.

Con il secondo, terzo e quarto motivo di ricorso si denuncia, sotto vari profili, la violazione o falsa applicazione dell’art. 2700 c.c. e dell’art. 148 C.d.S., comma 12, e del’art. 141 C.d.S., comma 1, in cui il tribunale sarebbe incorso attribuendo fede privilegiata a giudizi intrinsecamente valutativi, costituenti il risultato di apprezzamenti personali. Il ricorrente lamenta altresì il malgoverno delle regole di logica e di comune esperienza riscontrabile nella ricostruzione della dinamica dei fatti.

Il primo motivo di ricorso è fondato e assorbe gli altri.

Dal penultimo capoverso della prima pagina dell’impugnata sentenza pare di comprendere che il tribunale contrapponga la polizia giudiziaria ad “altri corpi”, diversi dalla polizia giudiziaria (tra cui i corpi di polizia municipale), i quali opererebbero su tutto il territorio nazionale e sarebbero sempre in servizio. Tale affermazione è palesemente errata in quanto, in primo luogo, la polizia giudiziaria non è un corpo, bensì una funzione; in secondo luogo, e per quanto qui più specificamente interessa, la conclusione dell’argomentazione svolta nella sentenza impugnata – ossia che gli appartenenti ai corpi di polizia municipale opererebbero su tutto il territorio nazionale e sarebbero sempre in servizio – si pone in contrasto con l’orientamento espresso dalle sezioni civili di questa Corte (Cass. 5771/2008, Cass. 5538/2001) e travisa la sentenza della Cassazione penale n. 35099/2015, a cui lo stesso tribunale di Modena fa richiamo; in quest’ultima sentenza si stabilisce infatti, in conformità con i precedenti della Cassazione civile ed al contrario di quanto sostenuto dal tribunale, che “Gli appartenenti alla polizia municipale, ai sensi dell’art. 57 c.p.c., e della L. 3 luglio 1986 n. 65, art. 5, hanno la qualifica di agenti di polizia giudiziaria soltanto nel territorio di appartenenza e limitatamente al tempo in cui sono in servizio e ciò a differenza di altri corpi, quali la Polizia di Stato, i Carabinieri, la Guardia di finanza etc., i cui appartenenti operano su tutto il territorio nazionale e sono sempre in servizio. I predetti, quindi, possono accertare tutte le violazioni in materia di sanzioni amministrative e fra queste anche quelle relative alla circolazione stradale purché si trovino nell’ambito territoriale dell’ente di appartenenza ed alla condizione che siano effettivamente in servizio”.

Il ricorso va quindi accolto e la sentenza gravata va cassata con rinvio al tribunale di Modena, in persona di altro magistrato, che si atterrà ai principi di diritto sopra enunciati e regolerà le spese del giudizio di cassazione.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa l’impugnata sentenza e rinvia la causa al tribunale di Roma, in persona di altro magistrato, che regolerà anche le spese del giudizio di cassazione


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