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Continenza tra cause ed eccezioni in senso lato

2 Marzo 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 Marzo 2019



Con riguardo alle c.d. “eccezioni in senso lato”, è vero che  il giudice civile ha l’obbligo di rilevarle d’ufficio, anche se non lo fanno le parti e purché l’allegazione risulti a lui nota o presente negli atti di qualsiasi delle due parti? Deve quindi rilevarle in corso di causa, al fine di permettere il contraddittorio tra le parti che altrimenti risulterebbe violato con conseguente nullità della eventuale sentenza pronunciata? L’ eccezione in questione è relativa alla c.d. “connessione di cause” (ex art. 40 cpc) tra due cause in corso, la prima delle quali instaurata presso un Tribunale ordinario e l’altra presso un Tribunale sez. lavoro, che dovrebbe assorbire la prima poiché causa primaria. 

Innanzitutto occorre dire che la Cassazione (con ordinanza n. 8.170 del 3 aprile 2013) ha chiarito che “la sussistenza di un rapporto di continenza tra cause, in quanto eccezione in senso lato, può essere rilevata anche di ufficio dal giudice…”

Detto questo, bisogna aggiungere che per rispondere al quesito in esame è fondamentale fare riferimento all’articolo 101, 2° comma, del Codice di procedura civile secondo il quale: “Se ritiene di porre a fondamento della decisione una questione rilevata d’ufficio, il giudice riserva la decisione, assegnando alle parti, a pena di nullità, un termine, non inferiore a venti e non superiore a quaranta giorni dalla comunicazione, per il deposito in cancelleria di memorie contenenti osservazioni sulla medesima questione” (testo in vigore dal 4 luglio 2009 ed applicabile alle cause iniziate dopo il 4 luglio 2009).

La norma citata, quindi, stabilisce che se il giudice ritenga di porre a base della sentenza una questione rilevata d’ufficio ha l’obbligo di suscitare il contraddittorio tra le parti assegnando a loro un termine per il deposito di memorie.

Il giudice non ha quindi l’obbligo di rilevare d’ufficio una questione che può essere rilevata d’ufficio, ma ha l’obbligo, se la rileva e ritiene di porla a fondamento della sentenza, di sottoporla al contraddittorio tra le parti.

Nel caso in cui, invece, il giudice abbia posto a fondamento della sentenza una questione rilevata d’ufficio senza prima averla sottoposta al vaglio delle parti (suscitando tra loro il doveroso contraddittorio come impone l’articolo 101, comma 2°, del Codice di procedura civile), allora in quel caso la sentenza sarà nulla.

La nullità della sentenza, è bene precisarlo, è prevista direttamente dalla legge solo per le sentenze relative a processi iniziati dopo il 4 luglio 2009 cioè dopo l’entrata in vigore del nuovo testo dell’articolo 101 che, in modo espresso, dichiara nulla la sentenza emessa sulla base di una questione rilevata d’ufficio ma sulla quale non fu suscitato il contraddittorio delle parti.

Occorre anche dire che sempre la Cassazione (ad esempio con le sentenze n. 11.928 del 2012 e n. 19.372 del 2015) ha precisato comunque che:

– la nullità della sentenza di cui si sta discutendo sussiste solo se le questioni che il giudice ha posto a fondamento della sua decisione e sulle quali non è stato provocato il contraddittorio siano idonee a comportare nuovi sviluppi della lite modificando il quadro fattuale del processo; se invece il giudice ha omesso di provocare il contraddittorio su una questione di rilievo soltanto processuale, questa omissione non provoca la nullità della sentenza per violazione dell’articolo 101, comma 2°, del Codice di procedura civile.

In definitiva, se la questione concernente la continenza delle cause è, nel caso specifico che riguarda il lettore, una questione esclusivamente processuale (che non sia idonea, cioè, a modificare gli elementi di fatto del processo) non ci sarebbe nessuna nullità della sentenza ai sensi dell’articolo 101, comma 2°, del Codice di procedura civile anche se il giudice l’avesse posta a fondamento della decisione senza provocare su di essa il contraddittorio tra le parti (e questo secondo l’insegnamento della Corte di cassazione sopra evidenziato).

In ogni caso si segnala che il rimedio contro una sentenza che si ritenga nulla per violazione dell’articolo 101, comma 2° del Codice di procedura civile, è la sua impugnazione (cioè l’appello) in modo che poi il giudice di appello, se rileva la nullità, provveda a rimediare all’eventuale errore del giudice di primo grado ripristinando il contraddittorio violato (disponendo, cioè, che le parti si pronuncino sulla questione rilevata d’ufficio).

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte


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