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Inps, avviso di addebito e preavviso di fermo amministrativo

8 Marzo 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 Marzo 2019



Nel 2014 divento socio e amministratore di una srl ed effettuo l’iscrizione alla gestione separata Inps. A fine gennaio 2016 la società viene messe in liquidazione, viene nominato liquidatore un altro socio ed io decado quindi dalla carica di amministratore. L’atto, redatto dal notaio, viene depositato in camera di commercio, dal quale risulta la mia cessazione dalla carica di consigliere e amministratore della società. Nonostante siano state effettuate tutte le dovute comunicazioni agli enti, a giugno 2018, ricevo una prima raccomandata Inps dove viene richiesto il pagamento dei contributi della gestione separata per il periodo che va dal 1/01/2016 al 31/12/2017 per un totale di € 7092,42. In pratica, fatta eccezione per i primi 28 giorni di gennaio, tutto il resto si riferisce a un periodo successivo alla mia cessazione delle cause societarie. L’avvocato che mi segue nella pratica mi consiglia di attendere il passaggio all’Agenzia delle Entrate prima di effettuare il ricorso. La raccomandata dell’Agenzia delle Entrate mi viene notificata in data 13/11/2018, segnalando il preavviso di fermo amministrativo per la cartella in questione. A fine dicembre l’avvocato è pronto per procedere col ricorso ma, avendo letto nella raccomandata del preavviso di fermo che il tempo di tolleranza è di 30 giorni dalla data di notifica, chiedo ad un altro avvocato se davvero sono nei tempi. Quest’ultimo mi dice non solo che la strategia decisa dal precedente avvocato è stata totalmente sbagliata, ma che essendo trascorsi i tempi previsti, non è più possibile presentare alcun ricorso, e che sono costretto a pagare tutto l’importo nonostante fossi nella ragione. È così? Si può ancora effettuare il ricorso? Si può bloccare in qualche modo il fermo, che ancora, controllando da visura, non è ancora stato effettuato? Posso effettuare il ricorso anche se richiedo una rateizzazione solo per bloccare il fermo? 

Dalla descrizione dei fatti in quesito emerge che l’Inps avrebbe dapprima notificato una richiesta di pagamento, presumibilmente sotto forma di avviso di addebito che, in materia previdenziale Inps sostituisce, dal 2011, la cartella esattoriale e ha diretta efficacia esecutiva. Successivamente, l’Agenzia delle Entrate Riscossione avrebbe notificato un preavviso di fermo amministrativo fondato sul predetto avviso. 

Ebbene, se il lettore avesse voluto contestare il merito della richiesta dell’Inps, in quanto riferita a contributi previdenziali non dovuti, avrebbe dovuto impugnare l’avviso di addebito dinanzi al Tribunale, sezione Lavoro e Previdenza, entro 40 giorni dalla notifica, così come previsto dall’art. 24 del D.Lgs. 46/1999. 

La mancata impugnazione entro tale termine ha comportato la decadenza dalla possibilità di contestare, oggi, in un’eventuale opposizione al preavviso di fermo amministrativo, vizi riguardanti il merito della pretesa (legittimità o meno dei contributi intimati). 

Il preavviso di fermo amministrativo è certamente un atto autonomamente impugnabile, ma soltanto per vizi propri e non per vizi riguardanti l’atto prodromico (nel caso  di specie avviso di addebito) che sarebbero dovuti rientrare in un’opposizione entro il relativo termine decadenziale. Inoltre, il preavviso di fermo amministrativo può essere impugnato per vizi di notifica dell’atto prodromico (qualora il contribuente affermi di non averlo mai ricevuto) o per vizi sopravvenuti (per esempio prescrizione della cartella/avviso di addebito dopo la notifica). 

In ogni caso, deve ritenersi errata l’interpretazione secondo la quale il preavviso di fermo è impugnabile in qualsiasi momento: non si tratta, infatti, di un atto esecutivo per il quale sarebbe ammessa l’opposizione senza limiti temporali, bensì di un preavviso di misura cautelare soggetto ai termini di impugnazione propri dei crediti sottesi. Nel caso di specie, trattandosi di avvisi di addebito di contributi previdenziali, il relativo preavviso di fermo amministrativo deve essere impugnato entro 40 giorni. 

Purtroppo, dunque, non è più possibile impugnare l’avviso di addebito né il preavviso di fermo per contestare la legittimità dei contributi richiesti dall’Inps. Se il lettore chiede la rateizzazione prima che il fermo venga iscritto, con il pagamento della prima rata saranno sospese tutte le procedure cautelari e/o esecutive nei suoi confronti. 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Maria Monteleone 


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