Diritto e Fisco | Articoli

Eredità: la donazione ad un solo erede può essere contestata dagli altri?

9 Marzo 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 Marzo 2019



Posso impugnare una donazione fatta da mio padre a favore di mio fratello, nel lontano 1994? Mio padre è deceduto il 3.06.2013. Io e mia sorella non abbiamo ricevuto nulla dei beni dei miei genitori. 

La legge riserva ad alcuni eredi, denominati appunto legittimari, una quota di eredità indisponibile. Si tratta del coniuge (anche se separato, purché non gli sia stata addebitata la separazione), dei figli e, in mancanza di questo ultimi, dei genitori. Tali soggetti non possono essere esclusi dalla successione testamentaria. Se il defunto non lascia testamento, la successione segue le regole di legge. In ogni caso, qualora vi siano state donazioni in vita a favore degli attuali eredi, le stesse vanno tenute in considerazione ai fini della ricostruzione del patrimonio del de cuius e delle quote spettanti ai legittimari. 

Un caso ricorrente è proprio quello descritto dal lettore, in cui uno dei figli riceve già in donazione uno o più beni del genitore, alla cui morte la legittima degli altri eredi risulta lesa (o perché ricevono beni di valore inferiore a quello spettante o perché, addirittura, non ricevono nulla). In tale ipotesi, gli eredi danneggiati possono agire con la cosiddetta azione di riduzione delle donazioni, il cui valore ecceda la quota della quale il defunto poteva disporre. Le donazioni si riducono cominciando dall’ultima e risalendo via via alle anteriori. L’azione di riduzione delle donazioni può essere esperita entro dieci anni dall’apertura della successione (morte del de cuius). Nel caso specifico, dunque, il lettore e sua sorella sono ancora in tempo per agire a tutela della legittima (entro il 3 giugno 2023). 

Tuttavia, essendo la donazione avvenuta nel 1994, è decorso il termine ventennale per ottenere l’eventuale restituzione del bene che il fratello del lettore potrebbe aver ceduto a terzi. 

Occorre, infatti, distinguere due ipotesi: 

a) se l’immobile è rimasto tuttora al fratello: la riduzione si fa separando dall’immobile medesimo la parte occorrente per integrare la quota riservata, se ciò può avvenire comodamente. Se la separazione non può farsi comodamente o il donatario ha nell’immobile un’eccedenza maggiore del quarto della porzione disponibile, l’immobile si deve lasciare per intero nell’eredità, salvo il diritto di conseguire il valore della porzione disponibile. Se l’eccedenza non supera il quarto, il legatario o il donatario può ritenere tutto l’immobile, compensando in denaro i legittimari. 

Il donatario che è legittimario può ritenere tutto l’immobile, purché il valore di esso non superi l’importo della porzione disponibile e della quota che gli spetta come legittimario. 

b) se l’immobile è stato ceduto dal fratello del lettore a terzi: una volta ottenuta la riduzione, è possibile agire per ottenere la restituzione dell’immobile donato, solo se non sono trascorsi venti anni dalla trascrizione della donazione. In tale ipotesi il legittimario, premessa l’escussione dei beni del donatario, può chiedere ai successivi acquirenti, nel modo e nell’ordine in cui si potrebbe chiederla ai donatari medesimi, la restituzione degli immobili. 

Se, invece, come nel caso di specie, sono decorsi più di vent’anni dalla trascrizione della donazione, il legittimario leso, una volta esperita vittoriosamente l’azione di riduzione, non può più agire contro il terzo per ottenere la restituzione del bene, ma può solo pretendere il pagamento, a carico del coerede donatario, dell’equivalente in denaro. Ne consegue che, in caso di incapienza del patrimonio di quest’ultimo, il legittimario non può comunque soddisfarsi. 

Riepilogando, dunque, il lettore e sua sorella sono ancora in tempo per agire con l’azione di riduzione al fine di poter ottenere il ripristino della quota legittima di eredità lesa. Per poter agire in riduzione occorre tuttavia un presupposto essenziale: devono aver accettato l’eredità con beneficio di inventario (se hanno accettato puramente e semplicemente o hanno rinunciato, non possono agire in riduzione). 

Una volta ottenuta, con l’azione di riduzione, una sentenza che accerta la lesione di legittima e la quota a loro spettante, potranno agire per ottenere: 

a) la restituzione dell’immobile o comunque la quota corrispondente secondo le regole sopra esposte, se l’immobile è ancora nella disponibilità del fratello del lettore; 

b) l’equivalente in denaro della quota dell’immobile da parte del fratello, se il bene è stato alienato a terzi. L’azione contro i terzi per la restituzione non è più possibile perché sono decorsi più di venti anni dalla trascrizione della donazione (se avvenuta nel 1994). 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Maria Monteleone 


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA