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Scuola: leggere il quaderno personale di uno studente viola la privacy?

9 Marzo 2019
Scuola: leggere il quaderno personale di uno studente viola la privacy?

Mia figlia frequenta il liceo senza avere mai avuto problemi disciplinari o bocciature. Ha perso il suo quaderno dove ella scrive appunti, pensieri e versi di canzoni. Il quaderno é stato ritrovato in un’altra classe e letto nonchè consegnato al preside in quanto conteneva versi in rima poco rispettosi nei confronti di una ragazza di un’altra classe. Preciso che mia figlia è molto introversa e questo è il suo modo di sfogarsi: scrive per sé senza divulgare. Il preside ora non vuole restituire il quaderno e vuole sospenderla per bullismo. È  lecito tutto questo? Mia figlia non dorme più e non mangia, si sente lesa nei suoi diritti e rischia di abbassare anche il suo rendimento scolastico. 

A parere dello scrivente, la divulgazione del contenuto del quaderno personale appartenente alla figlia della lettrice ha costituito una violazione del suo diritto alla riservatezza: ciò che v’era scritto non avrebbe dovuto essere reso pubblico, e il quaderno andrebbe restituito. Tra l’altro, secondo il codice della privacy, chiunque cagiona danno ad altri è tenuto al risarcimento. 

Sicuramente, poi, non si vede alcuna ipotesi di bullismo, visto che il quaderno era utilizzato (come mi sembra di capire) alla stregua di un diario personale, da rimanere pertanto segreto. Quanto detto può ben essere esteso ad ogni forma di comunicazione che la tecnologia conosce: email, sms, messaggi su Facebook, su WhatsApp, su Telegram e qualsiasi altra app di messaggistica. Addirittura, sbirciare tra i messaggi contenuti nel cellulare altrui lasciato completamente incustodito costituisce allo stesso modo illecito. Nel caso della figlia della lettrice, poi, la condotta è ancor più grave se quanto scritto è stato divulgato: tale azione equivale a pubblicare un messaggio riservato e, dunque, costituisce illecito. 

A tutela degli scritti personali si erge, poi, l’art. 93 della legge sul diritto d’autore, secondo cui «Le corrispondenze epistolari, gli epistolari, le memorie familiari e personali e gli altri scritti della medesima natura, allorché abbiano carattere confidenziale o si riferiscano alla intimità della vita privata, non possono essere pubblicati, riprodotti od in qualunque modo portati alla conoscenza del pubblico senza il consenso dell’autore, e, trattandosi di corrispondenze epistolari e di epistolari, anche del destinatario». 

Pertanto, ad avviso dello scrivente, la figlia della lettrice non ha commesso alcuna condotta sanzionabile; anzi, al contrario, ha subito un danno dalla lettura pubblica del quaderno, atteso che gli appunti erano di natura personale e non erano destinati alla divulgazione. Se il preside non dovesse desistere, bisognerebbe fargli scrivere da un legale una formale diffida.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva



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