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Tari per cantina pertinenza: come impugnare l’ingiunzione di pagamento

9 Marzo 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 Marzo 2019



Nel 2008 ricevo una donazione di un magazzino vicino la mia abitazione principale. Il notaio registra come pertinenza abitazione principale. Si tratta di cantina di 16 mq nel mio comune. Dimentico di dichiararlo ai fini TARI e nel 2018 ricevo moduli tasi normali + moduli normali per anni 2014-2015-2016- 2017 che pago subito.  Seguono altri con spese accessorie per anni 2013-2014-15-16-17 che decido di pagare. A gennaio 2019 arriva l’ingiunzione di pagamento non contestabile per anni 2009-2010-2011-2012 che mai era stata preceduta da altra documentazione (per questi anni). È contestabile? Se si, in che modo visto che dice di non esserlo citando: “Il presente atto essendo successivo ad atto prodromico regolarmente notificato e definitivo può essere impugnato solo per vizi propri”? Ritengo questo atto incorretto per: 1) prescritto 2) incorretto – pertinenza abitazione principale contata come non domestica. 3) Atto prodromico citato, mai notificatomi. 

Premesso che, per una risposta più completa ed esaustiva, si dovrebbe visionare l’ingiunzione di pagamento notificata, si risponde come segue ai quesiti del lettore. 

La legge prevede, innanzitutto, un termine di decadenza quinquennale entro il quale il Comune può accertare il tributo locale dovuto dal contribuente: Gli enti locali, relativamente ai tributi di propria competenza, procedono alla rettifica delle dichiarazioni incomplete o infedeli o dei parziali o ritardati versamenti, nonché all’accertamento d’ufficio delle omesse dichiarazioni o degli omessi versamenti, notificando al contribuente, anche a mezzo posta con raccomandata con avviso di ricevimento, un apposito avviso motivato. Gli avvisi di accertamento in rettifica e d’ufficio devono essere notificati, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui la dichiarazione o il versamento sono stati o avrebbero dovuto essere effettuati. Entro gli stessi termini devono essere contestate o irrogate le sanzioni amministrative tributarie (Articolo 1, c. 161 – Legge Finanziaria 2007). 

Una volta divenuto definitivo l’accertamento, e cioè dopo 60 giorni dalla notifica se non impugnato, il Comune può pretendere la tassa, anche eventualmente a mezzo riscossione esattoriale, entro un termine di prescrizione quinquennale. Per esempio, l’avviso di accertamento notificato nel 2009 si prescrive, in assenza di atti interruttivi, nel 2012 (dopo 5 anni + 60 giorni dalla notifica dell’accertamento). 

Dato che, come affermato dal lettore, non è stato notificato alcun avviso di accertamento per le annualità indicate, è certamente maturato, più che un vizio di prescrizione, un evidente un vizio di decadenza che rende illegittima e annullabile l’ingiunzione fiscale. Quest’ultima può essere impugnata solo per vizi propri, qualora gli atti prodromici siano stati regolarmente notificati (poiché, in tal caso, il contribuente avrebbe dovuto impugnarli nel termine di 60 giorni). 

Se, invece, gli atti prodromici (avvisi di accertamento) non sono mai stati notificati e il contribuente prende atto della pretesa tributaria soltanto con la ricezione dell’ingiunzione (come nel caso specifico), egli può, anzi deve, impugnarla per far valere la nullità. 

L’ingiunzione per Tari deve essere impugnata entro 60 giorni con ricorso-reclamo in Commissione tributaria, eccependo, nel caso di specie, i seguenti vizi: 

– omessa notifica degli atti presupposti (avvisi di accertamento) con conseguente nullità dell’ingiunzione e dell’intera procedura di riscossione; 

– decadenza dall’accertamento/riscossione del tributo, con conseguente illegittimità dell’ingiunzione e della pretesa comunale. 

Non è opportuno entrare nel merito dell’imposizione (pertinenza abitazione principale), se il lettore non ha mai avuto conoscenza degli accertamenti e della loro motivazione. 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Maria Monteleone


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