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Quanto è importante il voto di laurea?

1 Febbraio 2019
Quanto è importante il voto di laurea?

Quanto pesa nei concorsi pubblici nella pubblica amministrazione e quanto invece nel curriculum inviato ad aziende private la laurea e il voto?

Di recente si è parlato di eliminare il voto di laurea come criterio di valutazione nei pubblici concorsi. Di qui la polemica sorta ovviamente tra chi ha già conseguito il titolo post liceale e chi invece ha trovato subito lavoro e ritiene che debba essere l’esperienza il principale elemento di differenziazione tra i candidati. E poi c’è chi non ha né esperienza, né titoli ma tuttavia invoca il diritto ad essere trattato alla pari degli altri, senza alcuna discriminazione. Il discorso è delicato: la laurea si può davvero considerare una discriminazione o una garanzia? A far pendere l’ago della bilancia dall’uno all’altro lato è certamente la politica sociale di un Paese e le garanzie di un’istruzione aperta a tutti i ceti sociali. Di certo si può dire che l’Italia ha fatto passi da gigante rispetto agli anni 50-60 ed oggi quasi tutte le famiglie possono permettersi di sostenere il proprio figlio all’università. 

Al di là comunque delle proposte legislative, che al momento non hanno trovato sbocco in parlamento, è normale chiedersi, a conti fatti e nella pratica, quanto è importante il voto di laurea quando si cerca lavoro. Che incidenza ha nella possibilità di avere un primo colloquio con una azienda e quanto può essere determinante per una successiva carriera? Quanto peso viene dato ai titoli del candidato riportati sul suo curriculum?

Di sicuro, chi si chiede quanto è importante il voto di laurea si pone già di per sé nell’ambito di un rapporto di lavoro subordinato o parasubordinato. Il problema non esiste – o esiste in misura ridotta – per chi avvia un’attività autonoma o professionale, dove risponde solo a sé stesso della propria qualificazione e perizia. Di certo, in quest’ultimo caso, la laurea può essere una garanzia, un substrato teorico da mettere in pratica, un esercizio alla pazienza (perché di pazienza, nelle nostre università, ce ne  vuole parecchia!) e una consapevolezza circa la propria caparbietà. Insomma, la laurea è anche un modo per acquisire fiducia in se stessi e la convinzione di avere le doti giuste per superare scogli e sfide che il lavoro pone. Proprio al pari degli esami che bisogna sostenere nel corso di laurea.

In questo articolo cercheremo di capire quanto è importante il voto di laurea per chi cerca lavoro, sia nella pubblica amministrazione che nel comparto privato. Vedremo quanto peso danno al voto i bandi pubblici e quanto invece le aziende sono interessate a un curriculum blasonato. 

Quanto è importante il voto di laurea nei concorsi pubblici

La nostra Costituzione stabilisce un principio inderogabile: quello secondo cui ai posti della pubblica amministrazione si accede solo e unicamente attraverso pubblici concorsi. I concorsi vengono regolati da bandi ed, in essi, sono fissati i requisiti di partecipazione, i criteri di valutazione dei candidati e le modalità di calcolo del punteggio. Il tutto nell’ottica della massima trasparenza cui la P.A. deve sempre attenersi. 

Quasi tutti i bandi per pubblici concorsi attribuiscono un punteggio alla laurea e al voto conseguito dallo studente; oppure si limitano a richiedere un voto minimo di laurea per la partecipazione alle selezioni. Sicuramente il peso maggiore, nella valutazione dei candidati ai posti di pubblici dipendenti, lo ha la corretta esecuzione delle prove scritte ed orali, che tuttavia si basano spesso su argomenti già trattati nei corsi universitari. Sicché chi ha frequentato con profitto un ateneo è doppiamente avvantaggiato. 

Dinanzi alle contestazioni di alcuni candidati che avevano ritenuto discriminatorio un bando ove era richiesto, come condizione per la partecipazione, un voto minimo di laurea (105/110), il Tar del Lazio [1] ha ritenuto, proprio di recente, legittima tale condizione. Si tratta infatti di un «ragionevole indice di preparazione dei candidati», specie quando si tratta di posizioni di particolare responsabilità. Si tenga conto che sempre la nostra Costituzione impone alla pubblica amministrazione di agire nel modo più efficiente possibile, e l’efficienza passa solo per la qualificazione dei dipendenti. Non potendosi però prevedere il futuro di un lavoratore, è necessario guardare il passato dei candidati e quindi gli studi che questi hanno compiuto e il grado di profitto in essi dimostrato. Secondo il Tar Lazio, a livello generale il voto minimo di laurea costituisce un idoneo indice selettivo attestante un determinato livello di preparazione dei candidati. La ragionevolezza della previsione di tale titolo va verificata con riferimento alla qualifica cui si riferisce la selezione. Stando a queste parole, sembrerebbe che il requisito del voto minimo, come condizione di accesso al concorso, sia legittimo solo laddove si tratti di posti di “esperti” o comunque con un notevole carico di responsabilità (si pensi, ad esempio, ai dirigenti dell’Agenzia delle Entrate). Tale requisito risponde infatti allo scopo di individuare in via preventiva soggetti che assicurino un determinato grado di preparazione. 

È stato soppresso il requisito del voto di laurea da tutti i concorsi?

Si è detto da più parti che il voto di laurea sarebbe stato soppresso come requisito nei pubblici concorsi. Si tratta in realtà di una mezza verità. Una legge del 2015 [2] reca la delega al Governo ad adottare decreti di semplificazione anche in materia di lavoro alle dipendenze della P.A. e individua come criteri direttivi la «soppressione del requisito del voto minimo di laurea per la partecipazione ai concorsi per l’accesso agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni». Tuttavia tale disposizione si riferisce solo al pubblico impiego privatizzato. Peraltro questa delega non è mai stata attuata, per cui, attualmente, vale ancora il requisito del voto minimo di laurea.

Quanto è importante il voto di laurea nella ricerca di un lavoro privato?

Veniamo invece al lavoro privato. Qui chiaramente le aziende non hanno alcun vincolo di legge e possono orientarsi come meglio credono. Possono cioè stabilire di prendere in considerazione solo i curricula con un voto di laurea non inferiore a una soglia prefissata così come non imporre alcuno sbarramento. In alcune proposte di lavoro si legge chiaramente la richiesta, come requisito minimo, di un titolo di laurea specifico. Si pensi, ad esempio, alle varie offerte di assunzione da parte delle banche. In numerosi altri casi è richiesto un voto di laurea di almeno 105/110. Raramente è richiesta la laurea con il massimo dei voti.

Di sicuro il forte afflusso alle università che si è registrato negli ultimi 30 anni ha portato una sorta di inflazione nell’acquisizione dei titoli. A questa inflazione le aziende hanno risposto con selezioni ancora più rigorose; per cui, se anche il titolo di laurea resta spesso un requisito minimo per la considerazione delle candidature, di esso non ci si accontenta più e si richiede anche un voto superiore a una predeterminata soglia. 

Il tutto ovviamente va sempre rapportato al posto che si intende ricoprire. Se, ad esempio, si discute di un posto di segretaria si valuteranno altre qualità rispetto ai titoli, qualità di natura pratico-organizzativa. E così rileverà la sveltezza nell’uso dei computer, le capacità dattilografiche, le esperienze nella gestione dei clienti e delle pratiche, la conoscenza delle lingue, le capacità di relazioni con il pubblico, ecc.: tutte doti che poco hanno a che fare con i corsi di laurea. 

La laurea è un ostacolo per trovare lavoro?

In alcuni casi il voto di laurea può essere un ostacolo nel trovare un lavoro? Anche se può sembrare un paradosso, può succedere che determinati posti siano riservati proprio a chi non ha un titolo. E difatti, alcuni contratti collettivi di lavoro prevedono una retribuzione superiore per chi ha determinate qualifiche scolastiche e di studi: sicché assumere una persona priva di tali referenze può essere anche più economico. Di certo si tratta di posizioni prive di responsabilità le cui mansioni sono, in particolar modo, manuali. 

Quanto conta la laurea oggi?

Resta quindi il fatto che chi vuol fare carriera deve puntare innanzitutto sulla propria formazione, sugli studi e sulle capacità mentali che essi inevitabilmente comportano. Perché, nonostante tutte le critiche che si vogliano muovere contro le nostre università, contro i docenti e contro metodi di studio spesso arretrati, teorici e poco contestualizzati nel mondo moderno, resta pur sempre il fatto che spendere quattro anni sui libri è di certo un grosso esercizio per l’intelletto e la memoria.

 

note

[1] Tar Lazio, sent. n. 4782/2018.

[2] Legge n. 124/2015.

Autore immagine: 123rf com


9 Commenti

  1. Avrei speso qualche rigo per spiegare il senso del voto in generale, e in particolare quello di laurea. Avrei sottolineato e considerato che questo rappresenta (quasi sempre) la media del giudizio di un numero considerevole di persone, particolarmente esperte nelle specifiche discipline, che consente perció, perdonetemi l’audacia dell’affermazione, di dare una immagine olografica della persona giudicata.

  2. Più importante del voto di laurea è la tessera del partito. E tutti i partiti sono uguali. Mi dovete spiegare come ha fatto la mia vicina a prendere un posto in tribunale solo perché stava con uno del M5S che ha vinto le elezioni, lei ha appena la laurea senza esperienza

    1. Normalmente per accedere a qualsiasi posto pubblico viene fatto un concorso (nel caso specifico indetto dal Ministero di Grazia e Giustizia) al termine del quale vi è compilata una graduatoria. Se lei ha dei dubbi sull’assunzione di una persona senza tale modalità non troverà sul web la risposta trincerandosi dietro l’anonimato. Se lei ha le prove che vi sia verificata tale situazione, non deve far altro che andare presso un Comando dei Carabinieri, della G. di F., presso un Commissariato della Polizia di Stato o addirittura direttamente presso la Sezione di Polizia Giudiziaria della locale Procura della Repubblica ove risiede e mettere per iscritto tale situazione, uscendo dall’anonimato assumendosi di persona ogni responsabilità di quanto sta affermando.

  3. Se uno non si è laureato per pochi esami può ugualmente avere un voto in più rispetto a chi non si è neanche iscritto?

    1. Conta il titolo e non l’iscrizione all’università. Chi non si laurea per 1 solo esame è trattato allo stesso modo di chi non ne ha fatto nessuno

  4. Quello che vale è la preparazione. Con la sola frequenza al quarto anno di ingegneria ho vinto 4 concorsi ( AUC+ 3 in F.S.) per diplomati, superando in graduatoria molti laureati che si erano presentati utilizzando il diploma. E il tutto senza alcuna raccomandazione.

  5. Salve, per quanto riguarda la partecipazione a concorsi pubblici come Psicologi vi è, come requisito, un voto minimo di laurea?

  6. In un concorso pubblico per soli titoli, pur non essendo considerato requisito d’ammissione, il voto del diploma di maturità è stato considerato come punteggio relativo ai titoli posseduti. Chi nel curriculum non ha indicato il voto è stato valutato con il voto minimo, 36/60 o 60/100, è leggittimo questo?

  7. Il voto di laurea vale per quello che rappresenta cioe’, salvo i soliti furbetti, l’impegno profuso nello studio di una determinata materia.
    Cio’ non significa tuttavia che allo studio consegua sempre la reale capacita’ dello studente di applicare e comprendere quello che ha imparato.
    Per questo motivo, a mio parere, consentire l’accesso ad un concorso a chi ha un voto minimo non ha alcun senso perche’ si rischia di escludere gente che pur avendo studiato meno e’ comunque capace a svolgere un lavoro in maniera adeguata; molto meglio utilizzare il voto come un titolo valutabile.

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