Diritto e Fisco | Articoli

Conto corrente: tutela dal pignoramento

1 Febbraio 2019


Conto corrente: tutela dal pignoramento

> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 Febbraio 2019



La tutela dai pignoramenti si riferisce solo ai conti correnti in cui viene depositato lo stipendio, il Tfr o la pensione. Per tutti gli altri casi scatta il blocco integrale. La riforma è retroattiva.

Cosa distingue un conto corrente di un lavoratore dipendente o di un pensionato da quello di un disoccupato, un professionista, un autonomo o un imprenditore? Che i primi due non si possono pignorare oltre una certa soglia. Tutti gli altri invece possono essere prosciugati completamente dai creditori. Così, se hai una partita Iva e non hai pagato qualche fattura, un bel giorno facendo un prelievo al bancomat ti potrebbe comparire la scritta: «importo non disponibile». Può sembrare strano e forse troppo garantista per chi ha un lavoro alle dipendenze di una azienda, già di per sé fortemente tutelato rispetto a quello autonomo (si pensi alla malattia pagata, la tredicesima, la quattordicesima, il Tfr e i vari divieti di licenziamento); ma il nostro legislatore, quando nel 2015 ha modificato il codice di procedura civile [1], ha voluto compiere questa distinzione. Una discriminazione? Ad oggi, sul punto, non si è pronunciata la Corte Costituzionale la quale, invece, proprio ieri ha toccato un altro aspetto della nuova disciplina: la sua retroattività. In buona sostanza la Corte ha detto [2] che le nuove tutele per dipendenti e pensionati si applicano anche ai pignoramenti intervenuti prima della riforma (ossia il 27 giugno 2015). Questa decisione ci offre la scusa per tornare su un tema sempre caro ai debitori: quello della tutela del conto corrente dal pignoramento e ricordare cosa stabilisce la legge.

Conto corrente: si può pignorare?

Domanda ovvia: un conto corrente si può pignorare, ma solo a condizione che sia intestato al debitore. Non si può pignorare il conto corrente dei genitori se il figlio ha più di 18 anni e non si può pignorare il conto del coniuge in regime di separazione dei beni. Se invece marito e moglie sono in comunione, il pignoramento può arrivare a massimo il 50% (e salvi i limiti di cui a breve parleremo).

È altrettanto scontato spiegare perché un conto corrente in rosso non si può pignorare: se non c’è nulla da attingere, la banca invia una comunicazione negativa al creditore e la procedura si chiude lì per sempre senza neanche bisogno di un’udienza davanti al giudice (a meno che il creditore ritenga che la dichiarazione dell’istituto di credito sia falsa).

Se il correntista ha un conto corrente con un fido – ossia un contratto di apertura di credito – e non ha ancora consumato tutte le somme messe a disposizione dalla banca non può subire un pignoramento: l’affidamento funziona infatti come una sorta di finanziamento e i finanziamenti ancora non erogati non si pignorano. Solo se il fido dovesse essere completamente restituito e il conto dovesse presentare un attivo si potrebbe tornare a pignorarlo.

Come si pignora un conto corrente?

Per pignorare un conto corrente il creditore deve essere in possesso di una sentenza (anche solo di primo grado, purché non sospesa in appello), di un decreto ingiuntivo non opposto entro 40 giorni (salvo in materia condominiale dove non c’è bisogno di attendere tutto questo tempo), di un assegno o di una cambiale protestati. Munito di questo documento – che tecnicamente si chiama titolo esecutivo – il creditore notifica al debitore un preavviso a pagare entro 10 giorni – che va sotto il nome di atto di precetto – e infine si reca dall’ufficiale giudiziario. Da quel momento inizia la procedura di pignoramento. Essa parte con la notifica di un atto (detto appunto pignoramento presso terzi) di cui una copia viene consegnata al debitore e l’altra alla banca. Non c’è un ordine prestabilito e ben potrebbe avvenire che il direttore della filiale ne abbia conoscenza prima del proprio cliente. 

La banca, venuta in possesso del pignoramento, non è tenuta a comunicarlo al correntista che potrà accorgersi del “blocco” nel momento in cui gli sarà notificato l’atto di pignoramento. Se non lo riceve, la procedura è illegittima e va reiterata.

Come tutelarsi dal pignoramento del conto corrente?

Involontariamente abbiamo già detto come non farsi pignorare il conto: lasciandolo a zero o aprendo un fido e utilizzandone una parte (evitando di sconfinare per non pagare commissioni e interessi). In alternativa se ne può salvaguardare il 50% cointestandolo alla moglie, ma attenzione: in assenza di altre dichiarazioni, questo gesto si considera una donazione della metà del deposito. In ultimo lo si può intestare a un familiare (ad esempio il figlio) e farsi rilasciare una delega alle operazioni.

Ne abbiamo parlato più approfonditamente in Come evitare il pignoramento del conto corrente e in Come tutelare il conto corrente dal pignoramento.

Quali limiti al pignoramento del conto corrente?

L’ultimo passaggio di questa trattazione riguarda il tema più caldo: quello dei limiti al pignoramento del conto. Dobbiamo a questo punto distinguere i conti a seconda di quale attività lavorativa faccia il suo titolare, ossia in base alla natura delle somme ivi depositate.

Conto corrente di lavoratori autonomi, imprenditori, professionisti e disoccupati

Se non sei un pensionato o un lavoratore dipendente, il tuo conto corrente è pignorabile integralmente. Questo significa che il creditore può prelevare tutto l’importo depositato, pur sempre nei limiti delle somme per le quali agisce, oltre spese di procedura e interessi. Ad esempio, su un conto con 30mila euro, il creditore che ne avanzi solo 5mila (comprensivi di oneri vari) può bloccare solo tale importo e non oltre. Se invece hai un conto corrente con 5mila euro e il creditore agisce per 30mila, il tuo conto viene completamente pignorato. 

C’è un modo per sfuggire a questo pignoramento? Una volta che il conto è stato pignorato, o si trova un accordo con il creditore (che verosimilmente non lo concederà avendo finalmente ottenuto ciò che cercava) oppure si deve soccombere. Tutto ciò che si può fare è pagare il creditore immediatamente con altro denaro al fine di sbloccare il conto e poterlo utilizzare per i propri affari. 

Conto corrente di lavoratori dipendenti e pensionati

Completamente diverse sono le regole se sul conto corrente vengono depositati redditi di lavoro dipendente (anche Tfr e altre indennità comprese quelle dovute a causa di licenziamento) o redditi a titolo di pensione (o altre indennità che sostituiscono la pensione o di assegni di quiescenza). Qui, come dicevamo in apertura è prevista una tutela rafforzata e sussiste il divieto di pignoramento integrale. Per comprendere come stanno le cose facciamo un passo indietro.

Sappiamo che uno stipendio non può essere pignorato per un importo superiore a un quinto. Tale limite si riferisce a tutti i pignoramenti notificati direttamente all’azienda.

Se il creditore è però l’agente della riscossione (ad esempio Agenzia Entrate Riscossione), il limite scende a un decimo se la retribuzione non supera 2.500 euro e a un settimo se si assesta tra 2.500 e 5.000 euro. Invece, per stipendi da 5.000 euro in su si può pignorare il quinto. 

Allo stesso modo sappiamo che anche le pensioni non possono essere pignorate, presso l’Inps, per un importo superiore a un quinto. Ma, in questo caso – a differenza di quanto avviene per gli stipendi – il quinto viene calcolato dopo aver detratto dal mensile il cosiddetto “minimo vitale”, ossia una somma pari a una volta e mezzo l’assegno sociale. Facciamo un esempio numerico. Nel 2019 l’assegno sociale è di 457,99 euro mensili. Quindi il minimo vitale è di 686,98 euro. Questo significa che su una pensione di 1.000 euro, bisogna prima detrarre il minimo vitale e poi sul residuo pignorare solo un quinto. Quindi, su mille euro, la quota pignorabile è di 313,02 e il quinto pignorabile è solo di 62,60 euro al mese.

Ebbene se tali somme, ossia stipendi e pensioni, vengono depositate in banca valgono i seguenti limiti di pignoramento.

Per il denaro già depositato sul conto al momento in cui arriva in banca la notifica dell’atto di pignoramento, il blocco si estende solo sulle somme che eccedono il triplo dell’assegno sociale. Ad esempio, per il 2019 tale cifra corrisponde a 1.373,97 euro. Significa che se hai depositati sul conto 2.000 euro, ti possono essere pignorati solo 2.000-1.373,97 euro ossia 626,03 euro. Questo significa che, se vuoi evitare di rischiare un pignoramento, devi tenere sempre il conto corrente con un importo inferiore a 1.370 euro circa.

La procedura di pignoramento però non termina qui, ma si estende anche a tutte le successive mensilità di pensioni e stipendi erogate dall’azienda o dall’Inps al dipendente o al pensionato. Per esse il pignoramento vale solo nei limiti di un quinto. La procedura termina solo quando il creditore è stato definitivamente soddisfatto.

Il che significa che se un lavoratore dipendente percepisce 1.500 euro di stipendio e l’azienda versa tali importi in banca, quest’ultima trattiene sempre un quinto e lo gira al creditore fino a copertura totale del debito.

Come detto, a queste regole la Corte Costituzionale ha dato valore retroattivo. Esse cioè si applicano anche alle procedure iniziate prima del 27 giugno 2015, data in cui è entrate in vigore la riforma. Per la Corte infatti l’interesse alla protezione del pensionato e del lavoratore deve prevalere rispetto alla garanzia di certezza del credito.

note

[1] Art. 545 cod. proc. civ.

[2] C. Cost. sent. n. 12/19.

Autore immagine: 123rf com


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

5 Commenti

    1. Il libretto alle Poste può essere pignorato integralmente e non fino a un quinto.
      Il conto cointestato fino a massimo metà salvo si dimostri che la cointestazione è fittizia e il conto è alimentato solo coi risparmi o il reddito del coniuge non debitore. In tal caso non sarà pignorabile

  1. Salve ,
    Anni fa ho fatto un finanziamento con la consumit MPS. Due + una carta prepagata totale circa 16 mila euro.
    Non sono riuscita più a pagare nulla e a distanza di anni ho ricevuto una raccomandata e poi le pratiche sono state cedute a vari galloppini del recupero crediti. Attualmente svolgo lavori precari.. da anni.
    Volevo chiederle quanto devo lasciare sul conto corrente per evitare il pignoramento e se un giorno dovessi avere la fortuna di avere un contratto a tempo indeterminato mi possono pignorare solo il 5 ° o anche il conto?come funziona esattamente?
    Grazie

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA