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Come convincere il coniuge a dare la separazione

3 Febbraio 2019


Come convincere il coniuge a dare la separazione

> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 Febbraio 2019



Si può ottenere la separazione nonostante l’opposizione del coniuge. Se anche il marito o la moglie non vuole andare in tribunale l’altro lo può fare ugualmente da solo. Ma la separazione consensuale ha degli indubbi vantaggi. Eccoli.

Sono ormai mesi che non vai d’accordo con tuo marito. Ogni argomento diventa motivo di discussione e finite sempre per litigare. Non riesci a trovare più una valida ragione che vi unisca; quel legame di un tempo sembra ormai svanito. «Non possiamo andare avanti in questo modo» gli hai detto più di una volta sconfortata, suggerendo l’opportunità di prendervi una pausa. Ma lui minimizza: quando si parla di separazione si fa subito mansueto, salvo poi riprendere la consueta rigidità dopo poco. Questo “tira e molla” ti sta sfibrando: vorresti risolvere la questione nel più celere dei modi e far sì che lui prenda atto dell’ormai conclamata fine del matrimonio. Non sai però come porti dinanzi a questa nuova situazione: hai il timore che se lo portassi da un avvocato lui si rifiuterebbe di venire, mettendoti i bastoni tra le ruote. Come puoi uscire da questa situazione? Come convincere il coniuge a dare la separazione?

Se è questo il tuo problema, ti posso assicurare che la soluzione è molto più semplice di quanto ora ti possa apparire. Leggendo più avanti scoprirai che l’eventuale opposizione del coniuge al procedimento di separazione e divorzio non costituisce un ostacolo all’intervento del giudice. Vediamo quindi come agire in questi casi per separarsi senza la collaborazione del coniuge.

Se non si va d’accordo bisogna separarsi?

Prima però di spiegarti cosa prevede la legge, mi piacerebbe che tu possa ragionare sugli effetti della tua scelta. Ci sono azioni che non consentono una via di ritorno e, una volta intraprese, decidono il futuro della nostra vita. Così come lo è il matrimonio, lo è anche la separazione. Da molti vista come una liberazione, spesso la cura si rivela peggio della malattia, specie quando ci sono bambini. Le coppie che non si amano più hanno diritto a separarsi, è vero; ma è anche vero che, oggi più che mai, ci si arrende dinanzi ai minimi ostacoli. Ecco perché voglio assicurarmi che tu e tuo marito o tua moglie abbiate davvero percorso tutte le strade per tentare di salvare il vostro matrimonio. Ad esempio ci sono molte coppie che sono riuscite a recuperare il rispetto, e successivamente anche l’amore, grazie a un mediatore familiare o a uno psicologo che sappia filtrare le ragioni di entrambi, interpretarle e aiutarvi a capirvi di nuovo. Queste figure professionali servono a sbloccare la coppia, a rimuovere la presunzione di essere sempre dalla parte della ragione: fanno uscire fuori le posizioni diverse e poi le mediano.

Non poche coppie sono poi riuscite a recuperare il proprio rapporto con un viaggio. Altre invece hanno trovato nel proprio parroco una persona di cui fidarsi e farsi consigliare per il meglio. Un sacerdote illuminato, che guarda al divorzio non tanto come soluzione peccaminosa ma come una conseguenza di un difetto di comunicazione, può aiutare marito e moglie a comprendersi di nuovo.

Detto ciò, se anche tali strumenti sono risultati inutili, non ti resta che passare alle vie legali e quindi a separarti.

Ci si può separare contro il volere del coniuge?

Separarsi è un diritto di ogni persona sposata. Non è un diritto della coppia in quanto tale, ma del singolo coniuge. Questo significa che il procedimento di separazione può essere intrapreso anche solo dal marito o dalla moglie, senza il consenso dell’altro. Il processo andrà ugualmente avanti.

Difatti la legge attribuisce la facoltà di agire dinanzi al giudice solo dichiarando che la convivenza è divenuta impossibile: impossibilità che non deve essere verificata in concreto ossia in termini oggettivi; basta anche la semplice percezione soggettiva del ricorrente e, quindi la sua dichiarazione presentata al tribunale. In buona sostanza, il magistrato “si fida” di ciò che gli viene detto, perché è indubbio che, se una persona chiede la separazione, è perché non riesce più a stare con il coniuge. E tanto basta per avviare il procedimento in tribunale.

Detto ciò, però, in assenza del consenso di entrambi i coniugi, l’unico modo per separarsi è un procedimento di separazione giudiziale, quello cioè che avviene con una vera e propria causa: lunga, costosa e a volte dilaniante da un punto di vista psicologico. Ecco perché è sempre bene tentare un accordo per procedere a una separazione consensuale. Tra breve ti spiegherò quali vantaggi ne puoi ottenere.

Se non sei riuscito a ottenere la collaborazione del tuo coniuge per avviare la separazione, tutto ciò che devi fare è andare dal tuo avvocato e conferirgli un mandato per portare avanti il processo. L’atto di ricorso verrà notificato dall’ufficiale giudiziario a tuo marito o a tua moglie e, con o senza di lui, la causa andrà avanti. Al termine verrà emessa la sentenza di separazione. Dopo un anno dalla separazione giudiziale potrai chiedere il divorzio: ed è da questo momento che il matrimonio cesserà del tutto.

Perché conviene separarsi con un accordo?

Ci sono tre modi diversi per separarsi consensualmente. Il primo di questi è andare in Comune, davanti al sindaco o all’ufficiale di Stato civile. Tutto si svolge in due incontri. Non ci sono costi né c’è bisogno di avvocati. L’unico limite è che la coppia non deve avere figli minori o maggiorenni non ancora indipendenti economicamente o portatori di handicap. Non si può neanche ricorrere al Comune se nei patti di separazione è previsto il trasferimento di beni. Tutto ciò che è consentito fare è prevedere il pagamento di un mantenimento.

Il secondo modo per separarsi consensualmente è con una sorta di contratto firmato insieme ai rispettivi avvocati. Si chiama negoziazione assistita. Il vantaggio è che si risolve tutto in un solo pomeriggio per la firma dell’atto. Atto che poi viene portato in tribunale e convalidato dal giudice. Questo procedimento può avvenire anche in presenza di figli e di trasferimenti di ricchezza. Bisognerà comunque pagare due avvocati.

Il terzo modo è quello più classico: con un’udienza davanti al presidente del tribunale. Questi tenta una conciliazione e se non riesce pronuncia la separazione. Si arriva all’udienza “preparati”: ossia con un atto di ricorso firmato già da entrambe le parti e depositato in tribunale dall’avvocato della coppia. In alternativa ciascun coniuge può avere il proprio avvocato. I costi del giudizio sono irrisori (circa 40 euro). Bisogna comunque onorare il compenso dell’avvocato.

Il vantaggio di una separazione consensuale è quello di evitare i costi enormi e i tempi biblici che una separazione giudiziale comporta.

La leva economica si rivela sempre la più convincente per tentare un accordo: così, per smuovere il coniuge che non vuol concedere la separazione, basterà fargli capire che, con o senza il suo consenso, l’altro otterrà ugualmente la sentenza. In buona sostanza è del tutto inutile opporsi alla separazione: non ci si può rifiutare a “dare la separazione”. Questa viene concessa anche a richiesta di uno solo dei due coniugi. Il che però implica che, in assenza della collaborazione dell’altro, la procedura è più tortuosa e pesante anche dal punto di vista monetario. Difatti, a un maggior impegno degli avvocati corrisponderà anche una parcella più salata.

Senza contare che il giudice potrebbe decidere un importo per il mantenimento del tutto non in linea con le aspettative del coniuge più “benestante”. Anche in questo caso la strada di un accordo consente di ridurre i rischi che dalla sentenza possono derivare.

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Autore immagine: 123rf com


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4 Commenti

  1. Mio marito ha detto che non mi dà la separazione solo per farmi dispetto e farmi pagare di più l’avvocato. Lui è ricco e secondo lui visto che sono nel suo Isee non ho diritto al gratuito patrocinio. Ma è vero che può farlo? Può davvero mettermi i bastoni tra le ruote?

    1. Ai fini del gratuito patrocinio, il reddito del coniuge dal quale ci si separa non si somma a quello dell’altro. Con la conseguenza che la moglie può avere il gratuito patrocinio. In tal caso, il marito non può opporsi ma è necessario avviare il procedimento ordinario ossia la causa di separazione giudiziale.

  2. Mia moglie ed io non abbiamo rapporti sessuali da molto tempo. Mi sento molto frustrato… Non mi spiego questo allontanamento che piano piano si è fatto sempre più assurdo. C’è un muro fra noi non appena cerco un po’ di intimità. Io voglio la separazione…

    1. Giovanni dal rifiuto a fare sesso col proprio coniuge scaturiscono inevitabili conseguenze giuridiche proprio perché l’intimità sessuale rappresenta, in verità, uno degli scopi del matrimonio ed il reiterato rifiuto di rapporti sessuali del marito od anche il rifiuto di rapporti sessuali della moglie possono essere qualificati dal giudice come cause della intollerabilità della convivenza e, quindi portare alla separazione in tribunale. Il rifiuto di rapporti sessuali può portare innanzitutto alla separazione, rientrando nel diritto del coniuge rifiutato di chiedere al giudice di accertare la intollerabilità della convivenza e, quindi, di ottenere la separazione legale. E se la causa della intollerabilità della convivenza, che è il fatto da cui scaturisce il diritto a separarsi, è rappresentata proprio da quei costanti rifiuti ai rapporti intimi, il coniuge rifiutato può chiedere al giudice anche di addebitare la responsabilità della separazione a carico del trasgressore.

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