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Tari: niente rimborsi senza soldi

10 Dicembre 2017 | Autore:
Tari: niente rimborsi senza soldi

I Comuni non hanno la capacità di calcolare i rimborsi né i soldi per finanziarli

A due mesi dal polverone che ha suscitato la questione Tari, è il momento di fare i conti con le casse dei Comuni, ossia di trovare le risorse per restituire i soldi ai contribuenti. Come noto, infatti, in molti Comuni la Tari è stata gonfiata illegittimamente. Se ne sono resi conto soprattutto i proprietari di cantine, un garage, un box, posti auto, ossia delle cosiddette pertinenze. Infatti, in molti Comuni è successo che, in presenza di abitazioni con pertinenze (quali appunto, cantina, box auto, ecc.), a causa di calcoli “fatti male”, la Tari sia stata gonfiata, con addebito di somme eccessive a carico dei contribuenti. Ne abbiamo parlato in più occasioni Tari più cara per errore: come ottenere il rimborsoCaos Tari: la guida per ottenere i rimborsi. L’evidenza dell’errore ha fatto sorgere da più parti proteste e formali richieste di rimborso per la restituzione della tassa pagata in eccesso.

Rimborso Tari: le istruzioni del Governo

Sul punto è anche intervenuto il Governo: il Ministero dell’Economia e delle Finanze, con una circolare [1] ha precisato che i rimborsi della Tari illegittimamente applicata su box e cantine possono esser chiesti sin dall’anno 2014, data di nascita del tributo. Così sembrerebbero recuperabili le quote pagate in eccesso dai contribuenti. La circolare, oltre che ai contribuenti, è rivolta ai Comuni i quali, dunque, non possono discostarsi dalle regole operative indicate dal Ministero. Il Ministero chiarisce che la quota variabile della Tari va applicata una sola volta in relazione alla superficie totale dell‘utenza domestica e pertanto quanto pagato illegittimamente in eccesso deve essere restituito ai contribuenti. Tuttavia, esclude qualsiasi forma di restituzione automatica e, pertanto, gli interessati devono presentare apposita domanda. Da quanto emerge dalle istruzioni del Ministero non è possibile richiedere le somme pagate in eccesso negli ultimi 5 anni. Infatti, sebbene sia di 5 anni il termine di prescrizione del tributo, la circolare esclude la possibilità di avanzare richiesta di rimborso per il 2013, quando era in vigore un altro tributo.

Rimborso Tari: le casse dei Comuni

Detta nei termini sopra descritti la questione sembrerebbe giunta alla definitiva soluzione. Ci sono persino le dichiarazioni di alcuni sindaci che hanno proclamato l’automaticità del rimborso senza neppure la necessità di una richiesta formale da parte del contribuente (anche se questa via non sembra in concreto praticabile). Sembrerebbe dunque tutto risolto. E lo sarebbe se i Comuni avessero la capacità di calcolare l’entità del rimborso spettante a ciascun contribuente e quella economica per finanziarlo. Questi due problemi non sono di poco conto e sono peraltro legati fra loro dal principio fondamentale alla base della Tari: il gettito dalla stessa rinveniente serve a finanziare il costo del servizio che non può essere finanziato con altri soldi del bilancio comunale. In forza del principio di copertura integrale dei costi, dunque, i rimborsi da effettuare non potrebbero essere coperti con fondi alternativi e pertanto dovrebbero essere sostenuti dagli altri contribuenti. Evidente che questa considerazione pone un grosso ostacolo all’ottenimento del rimborso. Tutto ciò a meno che con una norma non si consentisse, in via eccezionale, il rimborso attraverso altre risorse del bilancio comunale. 


note

[1] Circolare n. 1/2017 DF.

Autore immagine: Pixabay.com


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