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Assegno di mantenimento dei figli: ultime sentenze

3 Febbraio 2019


Assegno di mantenimento dei figli: ultime sentenze

> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 Febbraio 2019



Le ultime pronunce della Cassazione in materia di assegno per la crescita, educazione, istruzione dei figli: quando scatta il reato e quando invece il solo pignoramento.

L’importo dell’assegno di mantenimento non è compensabile con altri crediti 

Il carattere sostanzialmente alimentare dell’assegno di mantenimento a beneficio dei figli, in regime di separazione, comporta la non operatività della compensazione del suo importo con altri crediti. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che aveva escluso la compensazione tra credito per spese di lite e credito derivante dal mancato pagamento di ratei dell’assegno di mantenimento cumulativamente dovuto per l’ex moglie e le figlie).

Il carattere sostanzialmente alimentare dell’assegno di mantenimento a beneficio dei figli, in regime di separazione, comporta la non operatività della compensazione del suo importo con altri crediti.

Cassazione civile, sez. VI, 14/05/2018,  n. 11689

Per l’omissione di assegno di mantenimento a figlio nato fuori dal matrimonio si applica l’art. 570 c.p. non l’art. 570 bis c.p.

L’art. 570 bis c.p. non sanziona penalmente l’omissione dell’obbligo di corresponsione dell’assegno di mantenimento a favore dei figli nati da genitori non coniugati. Tuttavia si deve ritenere che la condotta del genitore non coniugato che non corrisponde l’assegno di mantenimento a favore del figlio minore nato fuori dal matrimonio sia sussumibile nella fattispecie di cui all’art. 570, comma 1, c.p.

Tribunale Treviso, 08/05/2018,  n. 554

Le determinazioni sul mantenimento dei figli in sede di divorzio retroagiscono al momento della domanda

Gli effetti della sentenza di definizione delle questioni economiche, emessa in sede di divorzio a modifica dell’ammontare già determinato con precedente provvedimento in sede di separazione ed avente ad oggetto il contributo di uno degli ex coniugi per il mantenimento dei figli, retroagiscono alla data della domanda.

Cassazione civile, sez. I, 04/05/2018,  n. 10788

Integra reato anche il mancato versamento dell’assegno di mantenimento stabilito dal Presidente del Tribunale quando autorizza i coniugi a vivere separati

In tema di violazione degli obblighi di natura economica posti a carico del genitore separato, il disposto di cui all’art. 12 sexies legge 1 dicembre 1970, n. 898 (richiamato dall’art. 3 della legge 8 febbraio 2006 n. 54) si applica anche all’inadempimento dell’obbligo di corresponsione dell’assegno di mantenimento in favore dei figli minori, stabilito dal Presidente del tribunale tra le disposizioni conseguenti all’autorizzazione dei coniugi a vivere separati. Tale principio non muta per effetto dell’introduzione dell’art. 570 -bis cod. pen..

Cassazione penale, sez. VI, 13/04/2018,  n. 24162

In caso di cambiamento di sesso, il figlio può avere diritto all’assegno di mantenimento da parte dei genitori per un periodo di tempo ulteriore

Il cambiamento di sesso può dare diritto alla prosecuzione dell’assegno di mantenimento da parte dei genitori per un tempo ulteriore rispetto a quello già spettante nei confronti dei figli che abbiano problemi a divenire economicamente indipendenti. L’adeguamento dei caratteri sessuali, infatti, può dar luogo a un grave disagio psicologico che richiede un periodo di adattamento sociale per prendere le misure con la nuova vita. Dopo tre anni, però, e superati i 30 anni d’età, il mantenimento non è più giustificato. Questo è quello che afferma la Cassazione confermando la decisione di merito che aveva accolto la richiesta di un padre, stufo di versare l’assegno di 400 euro nei confronti della figlia dopo il cambio di sesso di quest’ultima. Per la Corte tre anni sono sufficienti per l’inserimento sociale nella nuova realtà e per trovare un lavoro.

Cassazione civile, sez. VI, 12/03/2018,  n. 5883

Mantenimento della prole: sono straordinarie le spese che per la loro rilevanza, imprevedibilità e imponderabilità esulano dall’ordinario regime di vita dei figli

In tema di mantenimento della prole devono intendersi spese straordinarie quelle che per la loro rilevanza, la loro imprevedibilità e la loro imponderabilità esulano dall’ordinario regime di vita dei figli. (Nella specie, ha osservato la Suprema corte, il giudice a quo con valutazione di fatto incensurabile in sede di legittimità ha accertato che, da un lato, si trattava di spese per trattamenti estetici necessari a rimuovere la peluria sul viso della ragazza, anomala per un soggetto di sesso femminile e fonte di notevole imbarazzo, dall’altro, di spese per la iscrizione in una scuola privata cui orari si erano rivelati maggiormente compatibili con le esigenze lavorative del genitore affidatario. Trattasi, all’evidenza – ha osservato, ancora la Suprema corte – di esborsi non prevedibili, poiché sopraggiunti nel corso del tempo, al momento della determinazione dell’assegno di mantenimento a carico del padre. Talché, una volta accertata la natura di spese straordinarie e utili alla figlia e in assenza della dimostrazione di un tempestivo e valido dissenso da parte del padre quest’ultimo è da considerarsi senz’altro tenuto a corrispondere all’altro genitore la quota di sua spettanza).

Cassazione civile, sez. I, 07/03/2018,  n. 5490

Mantenimento del figlio, il genitore può avvalersi di elementi presuntivi per dimostrare l’atteggiamento di inerzia del figlio

Il genitore, qualora domandi la modifica o la declaratoria di cessazione dell’obbligo di mantenimento, è tenuto a dimostrare tale circostanza, oppure che il mancato svolgimento di un’attività produttiva di reddito dipende da un atteggiamento di inerzia ovvero di rifiuto ingiustificato. Tuttavia, l’onere della prova ben può essere assolto mediante l’allegazione di circostanze di fatto da cui desumere in via presuntiva l’estinzione dell’obbligazione dedotta, tenendo presente che l’avanzare dell’età è un elemento che necessariamente concorre a conformare l’onus probandi, giacché con il raggiungimento di un’età nella quale il percorso formativo e di studi, nella normalità dei casi, è ampiamente concluso e la persona è da tempo inserita nella società, la conditone di persistente mancanza di autosufficienza economico reddituale, in mancanza di ragioni individuali specifiche (di salute, o dovute ad altre peculiari contingente personali, o oggettive quali le difficoltà di reperimento o di conservatone di un’occupazione) costituisce un indicatore forte d’inerzia colpevole (nella specie, la Corte ha ritenuto che andasse meglio valutato il fatto che il figlio, una volta ottenuto il titolo di avvocato, avesse continuato a operare nello studio legale del fratello).

Cassazione civile, sez. VI, 05/03/2018,  n. 5088

Esigenze dei figli e capacità lavorativa ed economica dei genitori per la quantificazione del mantenimento

A seguito della separazione personale dei coniugi, nel quantificare l’ammontare del contributo dovuto dal genitore non collocatario per il mantenimento del figlio minore, deve osservarsi il principio di proporzionalità, che richiede una valutazione comparata dei redditi di entrambi i genitori, oltre alla considerazione delle esigenze attuali del figlio ed del tenore di vita da lui goduto. (Nella specie, la S.C. ha cassato la decisione della corte d’appello per non aver effettuato un’adeguata indagine circa le risorse patrimoniali e reddituali di ciascuno dei genitori, ed avere pure espressamente trascurato la maggiore capacità patrimoniale del padre, comunque accertata nel caso concreto).

Cassazione civile, sez. VI, 01/03/2018,  n. 4811

Esigenze dei figli e capacità lavorativa ed economica dei genitori per la quantificazione del mantenimento

Lo standard di soddisfazione delle esigenze dei figli, a cui i genitori sono tenuti a far fronte anche a seguito della separazione personale sussistendo per loro il dovere di mantenere, educare, istruire i figli, è correlato anche al livello economico sociale dell’intero nucleo familiare. Il parametro di riferimento per la quantificazione di tale contributo è costituito dalle esigenze dei figli e dalle sostanze, dai redditi e dalla capacità di lavoro di ciascun coniuge.

Cassazione civile, sez. VI, 01/03/2018,  n. 4811

Integra reato il mancato versamento del mantenimento dei figli anche a seguito di cessazione di un rapporto di convivenza

È configurabile il reato di cui all’art. 3 legge 8 febbraio 2006, n. 54, anche in caso di omesso versamento, da parte di un genitore, dell’assegno periodico disposto dall’Autorità giudiziaria in favore dei figli a seguito di cessazione di un rapporto di convivenza.

Cassazione penale, sez. VI, 22/02/2018,  n. 14731

Anche in caso di mera cessazione del rapporto di convivenza è configurabile il reato di omesso versamento dell’assegno di mantenimento

In tema di reati contro la famiglia, il reato di omesso versamento dell’assegno periodico per il mantenimento, educazione e istruzione dei figli, previsto dell’art.12-sexies, legge 1 dicembre 1970, n. 898 (richiamato dall’art. 3, legge 8 febbraio 2006 n. 54), è configurabile non solo nel caso di separazione dei genitori coniugati, ovvero di scioglimento, di cessazione degli effetti civili o di nullità del matrimonio, ma anche in quello di violazione degli obblighi di natura economica derivanti dalla cessazione del rapporto di convivenza. (In motivazione, la Corte ha precisato che gli artt. 337-bis. e ss. cod. civ., richiamati dall’art. 155 cod. civ., integrano il precetto penale riempiendo di contenuto gli obblighi di assistenza in esso menzionati in virtù di un meccanismo applicabile anche ai figli di genitori non coniugati, ai sensi dell’art.4, comma 2, legge n.54 del 2006).

Cassazione penale, sez. VI, 31/01/2018,  n. 12393


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