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Guadagna di più avvocato civilista o penalista?

3 Febbraio 2019 | Autore:

> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 Febbraio 2019



Quanto guadagnano i civilisti e i penalisti? Qual è la parcella media di un avvocato? Cosa sono i parametri forensi?

Premessa necessaria: oggi, in Italia, la categoria dei professionisti forensi è tra le meno pagate, tanto che si è soliti dire che gli avvocati sono i nuovi poveri. Gli avvocatoni da parcelle stratosferiche sono oramai l’eccezione e, causa anche il gran numero di professionisti presenti, oggi è semplicissimo trovare un legale che ti segua a buon prezzo. A ciò, aggiungi che la legge consente, a chi ha un reddito non elevato, di poter accedere al gratuito patrocinio: in pratica, l’avvocato te lo paga l’avvocato, e lo fa a tariffa ridotta e solamente a processo terminato (in buona sostanza, l’avvocato vedrà il danaro dopo circa un decennio dal conferimento dell’incarico). Detto ciò, è comunque possibile fare un paragone tra avvocato civilista e penalista. Chi guadagna di più? È più salato l’onorario di chi difende una persona imputata di un reato oppure quello di chi assiste il cliente in una causa che ha ad oggetto, ad esempio, il recupero di un credito, il risarcimento di un danno o il riconoscimento della propria quota ereditaria? Non è semplice dirlo, in quanto ci sono moltissimi fattori che incidono sulla parcella di un avvocato: la difficoltà concreta dell’incarico, il numero delle parti coinvolte, il valore della controversia. Ricorda, inoltre, che gli avvocati operano in un regime di concorrenza e, pertanto, sono liberi (seppur entro certi limiti) di concordare con il proprio assistito il compenso che ritengono più giusto. È possibile, però, illustrarti cosa accade in linea di massima nel caso in cui tu debba recarti presso lo studio di un legale per chiedere assistenza. Se questo argomento ti interessa in prima persona oppure ti incuriosisce solamente, ti invito a proseguire nella lettura dell’articolo: ti spiegherò se guadagna di più un avvocato civilista o un penalista.

Avvocato civilista: quanto guadagna?

Guadagna di più un avvocato civilista o un penalista? Per comprenderlo cominciamo a vedere quale può essere la parcella di un civilista, cioè di un professionista legale che si occupa delle controversie in materia di diritto civile. È quasi superfluo dire che il guadagno di un avvocato dipende innanzitutto dalla complessità dell’incarico: una cosa è dover recuperare, per conto del proprio assistito, un credito di poche migliaia di euro e altro è dover invece recuperare una somma molto più ingente.

Il guadagno di un civilista è quasi sempre commisurato al valore della causa: più è elevato quest’ultimo, maggiore è l’onorario. Il valore di una controversia si calcola in base al valore della res litigiosa, cioè dell’oggetto del contenzioso. Nel caso in cui in gioco ci siano crediti liquidi (denaro, in pratica), la determinazione del valore è cosa praticamente già fatta: la causa varrà quanto la somma da recuperare. Se, invece, la controversia ha ad oggetto un bene, mobile o immobile, bisognerà stimare il valore di quel bene per desumere quello della causa.

Ci sono poi dei casi in cui non è possibile effettuare una stima del genere: pensa a quando si litighi in materia di diritto d’autore oppure di risarcimento dei danni morali non ancora quantificati. Anche in queste ipotesi, la legge consente di parametrare la complessità della causa alla parcella dell’avvocato. Vediamo come.

Avvocato civilista: quanto guadagna in base ai parametri?

Qualunque avvocato, civilista o penalista, guadagna il compenso che ha pattuito con il cliente. Quando, però, non è stato stabilito un accordo tra le parti, l’avvocato non è libero di chiedere l’importo che vuole, ma deve riferirsi ad alcuni parametri stabiliti dalla legge [1]: si tratta di vere e proprie tabelle a cui ci si può rifare per fissare una parcella congrua.

Consultandole, ti renderai conto che un avvocato civilista guadagna sostanzialmente in proporzione al valore della controversia; quest’ultimo, però, non è l’unico indice di riferimento: ed infatti, la parcella di un legale varia in base:

  • al giudice adito (una cosa è il processo innanzi al giudice di pace, altro è quello in Corte d’appello);
  • alla materia (un procedimento monitorio è senz’altro più semplice di uno a cognizione piene o di un’esecuzione immobiliare);
  • al numero degli assistiti;
  • all’oggettiva complessità del caso.

Volendo fare un esempio, una parcella media di un avvocato civilista impegnato innanzi al tribunale per una controversia di media complessità avente valore compreso tra i 5.200 e i ventiseimila euro si aggira intorno ai cinquemila euro, al netto delle maggiorazioni dovute all’iva e ai contributi.

Avvocato penalista: quanto guadagna?

Per rispondere alla domanda se guadagna di più avvocato civilista o penalista bisogna ora parlare dell’altro fronte, cioè di quello costituito dai professionisti che lavorano nel settore penale. Come puoi ben immaginare, si tratta di una materia di grande importanza e delicatezza poiché in gioco c’è la libertà delle persone, non meri interessi economici.

Anche in questo caso vale il principio del libero accordo tra le parti: avvocato e cliente possono concordare la cifra che ritengono più giusta. In caso contrario, si potrà fare riferimento ai parametri forensi di cui ti ho parlato sopra: la legge, infatti, ha previsto apposite tabelle anche per i penalisti. Te ne parlerò meglio nel prossimo paragrafo.

Avvocato penalista: quanto guadagna in base ai parametri?

Un avvocato penalista guadagna più di un civilista? Se è questo che pensi, potresti ricrederti.  Secondo i parametri forensi (come detto, applicabili nel caso in cui non vi sia nessun accordo tra cliente e professionista), per una causa penale ordinaria (che, insomma, potremmo equiparare, per complessità, ad una civile ricompresa nello scaglione sopra riportato) celebrata innanzi al tribunale in composizione monocratica, la parcella media di un avvocato penalista si aggira intorno ai 3.500 euro (iva e cassa escluse); davanti al tribunale in composizione collegiale, invece, non arriva ai quattromila euro.

Ripeto: fare un paragone è difficilissimo, in quanto il processo civile e quello penale sono molto differenti tra loro, non solo per l’oggetto della procedura, ma anche per la struttura della stessa. Devi pensare, infatti, che il processo penale comincia dopo una fase di indagini preliminari durante la quale l’avvocato potrebbe comunque aver svolto un’attività: immagina alla celebrazione dell’udienza preliminare, oppure al compimento di investigazioni difensive. Si tratta di attività che vanno tutte retribuite all’avvocato penalista. Per dirne una, i parametri forensi prevedono una parcella di circa duemila euro per il compimento di investigazioni.

Avvocato penalista e civilista: chi guadagna di più?

In sintesi, chi guadagna di più: l’avvocato civilista o penalista? Possiamo dire che la partita termina con un pareggio se si prende a paragone una causa civile di medio valore con una causa penale avente ad oggetto un reato di media gravità. Al contrario, cause civili molto importanti (immagina quelle che riguardano grosse multinazionali) conferiscono agli avvocati civilisti parcelle da capogiro, di gran lunga superiori a quelle che percepisce un penalista per un procedimento ordinario.

A “favore” delle parcelle dei penalisti gioca, però, un’attività legale molto più fluida, difficile da incanalare in binari precisi: è la stessa legge a dire che ai fini della liquidazione del compenso spettante per l’attività penale si tiene conto delle caratteristiche, dell’urgenza e del pregio dell’attività prestata, dell’importanza, della natura, della complessità del procedimento, della gravità e del numero delle imputazioni, del numero e della complessità delle questioni giuridiche e di fatto trattate, dei contrasti giurisprudenziali, dell’autorità giudiziaria dinanzi cui si svolge la prestazione, della rilevanza patrimoniale, del numero dei documenti da esaminare, della continuità dell’impegno anche in relazione alla frequenza di trasferimenti fuori dal luogo ove svolge la professione in modo prevalente, nonché dell’esito ottenuto avuto anche riguardo alle conseguenze civili e alle condizioni finanziarie del cliente. Si tiene altresì conto del numero di udienze, pubbliche o camerali, diverse da quelle di mero rinvio, e del tempo necessario all’espletamento delle attività medesime. In pratica, l’avvocato penalista può modificare la propria parcella in maniera più libera rispetto a quanto possa fare il collega civilista.

note

[1] Decreto ministeriale nr. 55/2014 (aggiornato dal D.m. nr. 37/2018).

Autore immagine: Unsplash.com


6 Commenti

  1. Sono un giovane praticante. Secondo l’autore dell’articolo conviene più specializzarsi in diritto civile o penale alla luce della recente crisi? Dove c’è più possibilità di guadagno e in quale campo c’è meno concorrenza?

    1. Ciao Renato,
      sicuramente c’è meno concorrenza nel campo penale rispetto a quello civile. E’ anche vero, però, che gli incarichi di civile si ottengono più facilmente (un sinistro stradale, un recupero crediti), mentre quelli di penale, a meno che non si abbia uno studio importante alle spalle e si lavori in città, sono più rari. Inoltre, c’è molta diffidenza nei confronti dei giovani avvocati penalisti: molti imputati preferiscono affidare la loro libertà personale a professionisti coi capelli bianchi.

  2. Secondo me guadagna più dell’avvocato civilista o penalista quello amministrativista che fa bandi e concorsi o quello fiscalista che tratta il diritto tributario e fa parcelle da decine di migliaia di euro per una cartella esattoriale

  3. secondo me questo articolo aggrava la situazione di grave disagio degli Avvocati, lasciando credere ai non addetti ai lavori che l’avvocato civilista guadagni con facilità somme che spesso fatica a recuperare dopo anni per lavoro pregresso e certamente le cifre non sono quelle indicate!
    senza trascurare come non venga compreso il senso del limite di ciascuno nell’apprezzamento di tanti istituti civilistici che migliorano la qualità di vita di ogni cittadino, dunque sarei più d’accordo a pubblicare articoli che valorizzino la funzione dell’Avvocatura che svolge con diligenza e scienza la sua professione per riordinare la società intera e questo non ha prezzo!

    1. Gent.ma,
      La ringrazio per aver letto l’articolo. Sono Mariano, avvocato e autore delle righe che ha letto. Come avrà avuto modo di constatare, nell’articolo sono molto cauto e non mi sbilancio, poiché non è possibile dire, in modo certo e definitivo, chi guadagni di più. Ci sarebbero talmente tanti fattori da prendere in considerazione da poterci scrivere un libro: complessità del caso proposto, libertà delle parti, durata, ecc. Le cifre che ho riportato non sono inventate, ma sono riprese dal d.m. 55/2014: consultandolo, vedrà agevolmente che ciò che ho scritto corrisponde a verità, a patto che si attenga allo scaglione indicato nell’articolo (o alla competenza del giudice, nel caso dei parametri penali). Che poi esse non vengano applicate, è cosa diversa: lo so molto bene in quanto avvocato di provincia del sud Italia, ove a un cliente che si sente chiedere più di mille euro per procedimento (civile o penale che sia) vengono i capelli bianchi.
      Non credo di essermi sbilanciato, né di aver espresso giudizi o di aver aggravato la situazione dell’avvocatura con poche righe; se ciò dovesse essere avvenuto, me ne dolgo. Ad ogni modo, farò tesoro dei Suoi consigli, in quanto ogni critica è sempre ben accetta.
      Mariano Acquaviva

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