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Tassazione risarcimento danni causa lavoro

3 Febbraio 2019


Tassazione risarcimento danni causa lavoro

> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 Febbraio 2019



Risarcimento per licenziamento illegittimo: va dichiarato? Si pagano le tasse? L’indennità versata dal datore di lavoro non viene tassata salvo nel caso in cui vi sia reintegra. In questo caso il risarcimento è equiparato a stipendi arretrati.

Sei stato licenziato ingiustamente. Hai fatto ricorso in tribunale e il giudice ti ha dato ragione. L’azienda è stata condannata a reintegrarti sul posto e a versarti un’indennità per le mensilità che, nell’attesa della fine della causa, non hai percepito. Grazie al tuo avvocato, il risarcimento è subito apparso sul tuo conto corrente pochi giorni dopo la pubblicazione della sentenza. Ora però ti poni un problema: questa somma va dichiarata all’Agenzia delle Entrate? Si pagano le tasse sui risarcimenti dei danni patrimoniali e morali? La questione è particolarmente interessante. Una recente ordinanza della Cassazione [1] ha trattato il tema della tassazione del risarcimento danni per causa di lavoro andando a individuare anche l’aliquota che, in questi casi, deve essere versata al fisco.

Di tanto parleremo qui di seguito. Cercheremo di andare al nocciolo della questione visto che, volendo approfondirla nel dettaglio, si entrerebbe in discussioni di carattere tecnico particolarmente complicate.

Tassazione risarcimento danni morali e lucro cessante

Prima di comprendere qual è la tassazione del risarcimento danni per causa di lavoro dobbiamo capire come vengono tassati, in generale, tutti i risarcimenti come, ad esempio, quello che può liquidare un’assicurazione a seguito di un incidente stradale o un vicino di causa per aver diffamato l’amministratore di condominio davanti alla platea dell’assemblea. 

Sul punto avevamo già dato alcune delucidazioni nell’articolo: Sul risarcimento del danno si pagano le tasse? In buona sostanza le cose stanno nel seguente modo. 

Tutte le volte in cui il risarcimento va a indennizzare dei danni non patrimoniali, come possono essere i danni morali o il danno biologico, le somme percepite dal danneggiato non vanno tassate e quindi non devono essere dichiarate nella denuncia dei redditi. La ragione è semplice: si tratta di somme volte a ripristinare una sofferenza personale e, per quanto possibile, a eliminare l’ingiustizia subìta. Non c’è quindi alcun lucro su tali importi, alcun guadagno, alcun arricchimento: condizioni queste che sono invece l’unico presupposto affinché scatti il pagamento delle imposte.

Viceversa, per quanto riguarda gli importi versati a titolo di risarcimento danni patrimoniali, ossia il cosiddetto lucro cessante, questi vengono regolarmente tassati. Il lucro cessante è volto a risarcire la vittima dei redditi che avrebbe percepito se non si fosse verificato il danno. Si pensi a un agente di commercio che per un mese non può curare la propria clientela in quanto costretto al letto da un brutto incidente. Tale denaro è sostitutivo dei guadagni che non sono stati conseguiti a causa dell’infortunio e che, invece, se percepiti, sarebbero stati dichiarati al fisco. Dunque anche il relativo risarcimento va tassato.

Tassazione risarcimento danni licenziamento illegittimo

A questo punto non resta che vedere quale sorte spetta al risarcimento danni da licenziamento illegittimo.

Come noto la nostra attuale legge – a seguito della riforma introdotta con il Job Act – prevede due diverse conseguenze per il licenziamento illegittimo:

  • il risarcimento del danno (da 6 a 36 mensilità): è la regola. La misura concreta viene determinata in parte secondo anzianità di servizio, in parte secondo le circostanze del caso concreto. Sul punto abbiamo già parlato in Licenziamento: quale risarcimento?
  • la reintegra sul posto di lavoro più un’indennità forfettaria per le mensilità non percepite tutte le volte in cui il licenziamento è orale, discriminatorio, per motivi di matrimonio o maternità o nel caso di licenziamento disciplinare per condotte mai poste dal dipendente ingiustamente accusato.

In entrambi i casi, ossia tanto nel caso del risarcimento quanto dell’indennità, le somme erogate dall’azienda al dipendente vanno tassate. 

Tassazione risarcimento senza reintegra sul posto

Nel caso del risarcimento con risoluzione del rapporto di lavoro (prima ipotesi) è proprio la legge [2] a stabilire che: «i proventi conseguiti in sostituzione di redditi, anche per effetti di cessione dei relativi crediti, e le indennità conseguite anche in forme assicurative, a titolo di risarcimento di danni consistenti nella perdita di redditi, esclusi quelli dipendenti da invalidità permanente o da morte, costituiscono redditi della stessa categoria di quelli sostituiti o perduti».

È del resto la giurisprudenza costante a stabilire che «tutte le indennità conseguite dal lavoratore a titolo di risarcimento dei danni consistente nella perdita di redditi, ad esclusione di quelli dipendenti da invalidità permanente o da morte, e quindi tutte le indennità aventi causa o che traggono origine dal rapporto di lavoro, comprese le indennità per la risoluzione del rapporto per illegittimo comportamento del datore di lavoro costituiscono redditi da lavoro dipendente e come tali sono assoggettati a tassazione separata e a ritenuta d’acconto [3]».

Gli importi vengono tassati come il Tfr – in quanto il rapporto di lavoro è cessato – tramite trattenuta alla fonte operata direttamente dall’azienda.

Tassazione risarcimento con reintegra sul posto

Nel caso invece dell’indennità con reintegra (seconda ipotesi) per la Cassazione va tassato ai fini Irpef come stipendi arretrati tale importo che il datore paga al dipendente reintegrato dopo la declaratoria di illegittimità del licenziamento da parte del giudice. E ciò perché quando scatta la reintegra, il rapporto con l’azienda non può dirsi cessato: le somme che il dipendente ottiene con la restituzione del posto devono dunque essere considerate redditi sostituiti o perduti.

L’aliquota da applicare corrisponde alla metà del reddito complessivo netto nel biennio anteriore all’anno in cui è sorto il diritto e non l’aliquota media degli ultimi cinque anni. In effetti la sentenza che dispone la reintegra del lavoratore in base all’articolo 18 della legge 300/70 annulla il licenziamento illegittimo con effetto retroattivo, il che comporta la continuità del rapporto di lavoro.

 

note

[1] Cass. sent. n. 2407/19 del 29.01.2019.

[2] Art. 6 co. 2 DPR n. 917/1986.

[3] Cass. sent. n. 3582/2003, n. 22803/2006, n. 10972/2009, n. 2196/2012.

Autore immagine: 123rf com


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1 Commento

  1. L’azienda mi ha pagato in infortunio sul lavoro. Questa somma devo indicarla nella dichiarazione dei redditi? Che succede se mi arriva sul conto corrente in banca e io non la dichiaro? Mi possono fare un accertamento fiscale? L’Agenzia delle Entrate come fa a sapere che c’è stato un bonifico sul mio conto corrente postale o bancario? Grazie

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