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Delibazione sentenze ecclesiastiche

22 Febbraio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 Febbraio 2019



Come si dà efficacia nell’ordinamento italiano, con la delibazione, alla sentenza ecclesiastica che dichiara nullo il matrimonio concordatario

Il matrimonio resta sempre uno dei passi più importanti nella vita di una donna e di un uomo. Anche se negli ultimi anni si assiste, per una molteplicità di fattori, sia ad un calo del numero complessivo dei matrimoni, sia ad una crisi del matrimonio in sé e per sé (che fatica sempre più spesso ad avere una durata significativa), nonostante tutto questo, si diceva, il matrimonio resta sempre un momento fondamentale ed al quale, in ogni caso, si giunge con emozione e trepidazione. Il matrimonio pone ovviamente anche seri problemi giuridici e questo soprattutto quando entra in crisi. Nemmeno il matrimonio concordatario, cioè quello celebrato in una chiesa cattolica secondo la forma canonica e poi trascritto nei registri dello stato civile italiano, è immune dalla crisi che continua a colpire l’istituto matrimoniale in generale. Ed è allora utile conoscere cosa sia la delibazione delle sentenze ecclesiastiche cioè quella procedura con la quale, su richiesta di parte (cioè di uno o entrambi i coniugi), si attribuisce efficacia nell’ordinamento giuridico italiano ad una sentenza di nullità del matrimonio pronunciata dai tribunali ecclesiastici, cioè dai tribunali che appartengono all’ordinamento della Chiesa cattolica. In linea generale l’ordinamento canonico, quello cioè della Chiesa cattolica, stabilisce che il matrimonio è nullo quando vi siano i seguenti vizi del consenso: per incapacità dovuta a carenza di sufficiente uso della ragione o a difetto di discrezione di giudizio o a cause di natura psichica oppure per ignoranza circa l’essenza del matrimonio o per dolo, cioè per un comportamento che inganni un coniuge allo scopo di fargli prestare il proprio consenso al matrimonio, oppure per errore sull’identità fisica del coniuge o su sue specifiche qualità, oppure, ancora, per simulazione del consenso da parte di uno o entrambi i coniugi e, infine, per aver sottoposto il consenso matrimoniale ad una condizione oppure per essere stato esso prestato per timore o violenza. Per completezza occorre dire che nell’ordinamento canonico esistono, oltre ai vizi del consenso appena esaminati, anche altre cause che possono rendere nullo il matrimonio e che sono raggruppate sotto la categoria degli impedimenti (ad esempio l’età dei coniugi che deve superare i sedici anni per gli uomini ed i quattordici per le donne, l’impotenza di generare del’uomo o della donna, il vincolo di precedente matrimonio eccetera) e del difetto della forma canonica (ad esempio è nullo il matrimonio se i coniugi non hanno manifestato verbalmente il loro consenso, se non sono presenti due testimoni, se il matrimonio non è celebrato dal parroco entro i confini parrocchiali). Fatta questa panoramica generale, analizziamo ora come una sentenza ecclesiastica di nullità matrimoniale possa acquistare efficacia anche nell’ordinamento italiano.

Come avviene la delibazione di una sentenza ecclesiastica?

Analizziamo, quindi, come si procede per ottenere la delibazione della sentenza ecclesiastica che ha dichiarato nullo, nell’ordinamento canonico, il matrimonio concordatario (cioè quello celebrato in forma canonica e poi trascritto nei registri dello stato civile italiano per acquistare efficacia per la legge civile).

La legge italiana [1] che ha ratificato l’Accordo raggiunto con la Chiesa cattolica nel febbraio 1984 stabilisce che per ottenere la delibazione occorre presentare domanda (in forma congiunta da parte di entrambi i coniugi o anche da parte di uno solo di essi) alla Corte di appello competente per territorio che è quella che comprende nel suo distretto il comune nei cui registri fu trascritto il matrimonio.

La domanda, che dovrà essere patrocinata con l’assistenza necessaria di un avvocato, dovrà:

  • dimostrare che nell’ordinamento canonico vi sono state due conformi pronunce di nullità secondo ciò che richiedono i processi canonici di nullità matrimoniale;
  • essere corredata dal decreto di esecutività rilasciato dal Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica (l’equivalente della Cassazione italiana) che attesta, appunto, che il provvedimento che ha dichiarato la nullità è esecutivo nell’ordinamento canonico.

A sua volta la Corte di appello italiana dovrà:

– accertare l’esistenza delle due sentenze conformi dei tribunali ecclesiastici e della esecutività rilasciata dal Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica;

– accertare che il matrimonio dichiarato nulla dalle autorità ecclesiastiche fosse un matrimonio concordatario (che, quindi, fosse un matrimonio canonico poi trascritto nei registri dello stato civile italiano);

– accertare che nel processo canonico alle parti sia stato assicurato, come nell’ordinamento italiano, il diritto di agire e di resistere in giudizio;

– accertare anche che nell’ordinamento italiano non sia stata emessa una sentenza definitiva che contrasti con quella ecclesiastica di nullità; che non esista nell’ordinamento italiano un giudizio pendente tra le stesse parti che abbia ad oggetto la nullità del matrimonio, anche se per motivi diversi, e che sia iniziato prima che la sentenza canonica sia diventata definitiva; che la sentenza ecclesiastica non contenga disposizioni contrarie all’ordine pubblico italiano.

La sentenza italiana di delibazione della Corte di appello può anche stabilire provvedimenti economici provvisori a favore del coniuge in buona fede (cioè di quello che ignorava senza colpa la causa della nullità al momento della celebrazione) per un periodo non superiore ai tre anni: sarà poi il competente tribunale a decidere in via definitiva sui rapporti economici.

La delibazione della sentenza ecclesiastica spetta alla Corte di appello

Quali effetti produce la delibazione della sentenza ecclesiastica?

Una volta che la Corte di appello abbia delibato la sentenza ecclesiastica di nullità matrimoniale, il matrimonio perde i propri effetti anche nell’ordinamento civile italiano con effetto retroattivo e cioè fin dalla data della sua celebrazione (fermo restando che restano intatti i diritti e i doveri degli ex coniugi verso eventuali figli).

Perciò anche l’eventuale divorzio, già richiesto dalle parti, diventa inutile se si è già ottenuta la sentenza della Corte di appello di delibazione della sentenza ecclesiastica.

Infatti con la sentenza di delibazione il matrimonio è dichiarato nullo, cioè inesistente, fin dalla sua celebrazione anche per l’ordinamento italiano per cui diventa ormai inutile il divorzio che, invece, fa cessare gli effetti del matrimonio dal momento in cui è pronunciata la sentenza di divorzio (e non dalla celebrazione).

La delibazione fa cessare il matrimonio fin dalla sua celebrazione

note

[1] L. n. 121/1985.


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