Salute e benessere | Articoli

Cosa succede se assumo un farmaco scaduto?

4 Febbraio 2019 | Autore: Francesca Canino
Cosa succede se assumo un farmaco scaduto?

> Salute e benessere Pubblicato il 4 Febbraio 2019



Spesso ci accorgiamo di avere in casa farmaci scaduti proprio quando ne abbiamo maggiormente bisogno e non sappiamo se utilizzarli o disfarcene.

Un mal di denti lancinante, i primi sintomi dell’influenza o disturbi di altro genere ci spingono subito ad aprire l’armadietto delle medicine, di solito stracolmo di farmaci per alleviare forti dolori o malesseri più lievi. Quante volte, però, notiamo con grande disappunto che le compresse o le gocce indicate per la patologia che periodicamente ci colpisce sono scaduti. La scoperta genera immediatamente un senso di disperazione, soprattutto in presenza di dolore acuto, quando si cerca in tutti i modi un qualsiasi rimedio in grado di diminuirne l’intensità. Spesso, in preda ad una sorta di angoscia, siamo quasi tentati di mandar giù il farmaco scaduto per liberarci dal dolore, anche perché ci è capitato di leggere su riviste o siti web che può non costituire un grosso pericolo. Su altri, invece, è riportato che mai e poi mai è consigliabile curarsi senza dare un’occhiata alla data di scadenza delle medicine, le quali possono avere conseguenze dannose se usate oltre il termine riportato sulla confezione. È chiaro che siamo in presenza di due scuole di pensiero e che i dubbi su come comportarci in questi casi non sono pochi. Ma cosa succede se assumo un farmaco scaduto? Continuate la lettura dell’articolo, vi daremo le informazioni necessarie sull’argomento.

Cosa si deve sapere sui medicinali scaduti?

C’è una premessa da fare: in quasi ogni abitazione sono presenti più medicinali di quanti effettivamente se ne usino. Gli armadietti dei farmaci, sacri altarini delle case italiane, traboccano di sciroppi, antidolorifici, antibiotici, pomate e pastiglie di diversa natura, che spesso rimangono inutilizzati per mesi o addirittura per anni. Proprio per questo motivo, può capitare di ritrovarsi con diversi farmaci scaduti, uno spreco che grava sulla spesa sanitaria nazionale e un rischio, in determinati casi, per chi li assume.

È importante, pertanto, sapere con esattezza cosa indica la data di scadenza del farmaco, in modo da capire meglio ciò che potrebbe accadere se si utilizza una medicina oltre il termine previsto dalla casa farmaceutica.

La data di scadenza indica il lasso di tempo nel quale sono pienamente garantite, da parte del produttore, le attività e le proprietà del farmaco, sempre che la medicina sia stata conservata correttamente. La scadenza, dunque, ci indica che fino alla data impressa sulla scatola del farmaco, quest’ultimo conserva la sua efficacia e che il laboratorio che lo ha prodotto assicura che entro quel termine non perde la sua attività.

Ecco perché la scadenza non deve essere considerata una data limite per l’utilizzo del farmaco, ma una garanzia della sua attività. Difatti, smettere di usarlo il giorno dopo il termine riportato sulle confezioni non è tanto un’azione messa in campo a tutela della propria salute, quanto la dimostrazione di non avere certezze sull’efficacia della medicina.

Non sarà sfuggito che il foglio illustrativo solo di rado riporta cosa succede se si usa il medicinale dopo la data di scadenza, mentre è molto preciso nel riportare gli effetti collaterali, le precauzioni da usare e tutte le altre informazioni utili per evitare rischi alla salute.

Ci sono differenze tra i farmaci?

Non tutte le medicine sono uguali, alcune risultano più facilmente deperibili di altre. È stato dimostrato da alcuni studi che le compresse sono un tipo di farmaco molto stabile, infatti, circa l’80 per cento di esse mantiene la sua efficacia dopo la data di scadenza.

Diversamente accade per i medicinali liquidi, come colliri, sciroppi o fiale da iniettare, che sono più deperibili, pertanto, bisogna prestare molta attenzione alla data di scadenza e non utilizzarli.

Occorre precisare che, anche quando ci troviamo dinanzi a un farmaco non ancora scaduto, è bene controllare sempre se il liquido si presenta torbido, se ci sono sedimenti e se il colore o la consistenza sono diversi dal solito. In questi casi, non si deve indugiare a non assumerlo e ad eliminare il farmaco dal proprio armadietto.

Attenzione alla conservazione

L’efficacia di un medicinale o i rischi che può comportare non dipendono solo dal periodo in cui essi vengono utilizzati, ma anche dal modo in cui sono stati conservati. Il deterioramento di un farmaco avviene più velocemente se è esposto alla luce diretta, all’umidità, a fonti di calore e alle alte temperature.

Le medicine devono essere riposte in un luogo fresco e asciutto, meglio in un armadietto chiuso a chiave se si vive in una casa in cui sono presenti dei bambini.

Evitare il bagno e la cucina perché sono ambienti caldi e umidi, mentre sono ideali il soggiorno e la camera da letto.

La maggior parte dei farmaci, inoltre, deve essere mantenuta a temperatura ambiente e costante, preferibilmente tra i 10° e i 25° C. Altri, invece, devono essere conservati in frigorifero o tenuti lontani da fonti di luce diretta. Insuline o vaccini devono essere sempre riposti in frigorifero, a una temperatura tra i 2° e gli 8° C.

Può accadere che la luce, l’aria e gli sbalzi di temperatura a cui sono sottoposti i farmaci ogni volta che si apre la confezione deteriorino il principio attivo. Ecco perché sarebbe una buona abitudine annotare sulla scatola della medicina la data in cui è stata aperta la prima volta. Il foglietto illustrativo, detto anche bugiardino, riporta tutte le informazioni adatte per conservare un determinato farmaco, indicazioni che devono essere seguite alla lettera.

I tempi di efficacia dei farmaci

Normalmente i medicinali hanno una durata compresa tra uno e cinque anni, ma molto dipende, come abbiamo visto, dalla loro conservazione. Per alcune tipologie di farmaci è importante considerare che l’apertura delle confezioni può non rendere più valida la data di scadenza indicata. In particolare i colliri, che dopo 15-20 giorni dall’apertura sono da ritenersi scaduti.

Esistono, tuttavia, delle eccezioni, e riguardano in particolare i farmaci a basso indice terapeutico, in cui anche piccole diminuzioni di attività farmacologica possono provocare pesanti ripercussioni sul paziente e sulla sua patologia. Il riferimento è agli anti-convulsivi, agli anti-coagulanti, ai contraccettivi e agli ormoni tiroidei.

Se, poi, sono evidenti alcuni cambiamenti nel farmaco è bene fare attenzione: compresse che si sbriciolano, fasi separate, soluzioni intorbidite, pomate diventate secche sono i segni che il farmaco non deve essere utilizzato, ma abbandonato negli appositi contenitori posti nelle farmacie e non insieme agli altri rifiuti.

Cosa succede se assumo un farmaco scaduto?

Usare un medicinale scaduto per distrazione o perché non si ha la possibilità immediata di recarsi in farmacia e acquistarne uno nuovo è sempre sconsigliabile. Molte volte, però, la sua assunzione può non provocare nel paziente alcun effetto, quindi né peggiorare, né migliorare lo stato di salute.

La data di scadenza non rappresenta il limite inderogabile oltre il quale un farmaco diventa pericoloso, ma indica la durata minima garantita dal produttore, periodo in cui il medicinale conserva la sua piena efficacia. Dopo la scadenza può diventare meno attivo o perdere le proprietà terapeutiche, ma generalmente non diventa nocivo.

Ad oggi, infatti non sono stati pubblicati studi per dimostrare gli effetti tossici procurati dai farmaci scaduti, ad eccezione di un antibiotico di diversi anni fa, un tipo di tetraciclina non più in commercio, che, usato dopo la data di scadenza, ha causato danni renali.

In un’università californiana sono stati analizzati i 14 principi attivi di alcune medicine ritrovate in una farmacia del luogo, ben conservate, ma scadute da oltre 30 anni. I risultati sono stati riportati su ‘JAMA Internal Medicine’ e hanno confermato che 12 di questi principi, tra cui il paracetamolo, la caffeina, la codeina e l’antistaminico clorfenamina mantenevano ancora una efficacia accettabile, circa il 90% di quella originaria. Aspirina e amfetamina non hanno superato la prova, però, si badi bene, i farmaci erano scaduti da 30 anni.

Da evitare assolutamente sono le tetracicline scadute, perché possono subire nel tempo alcune trasformazioni chimiche del principio attivo. Si sconsiglia, inoltre, l’uso dell’insulina, dei vaccini e dei colliri oltre il termine riportato sulla confezione. In genere, i farmaci in compresse sono molto stabili, infatti alcuni studi hanno verificato che il prodotto non è dannoso nemmeno diversi anni dopo la scadenza.

I medicinali in forma liquida come gli sciroppi o le fiale subiscono le reazioni di degradazione in tempi più brevi rispetto alle compresse, vista la presenza dell’acqua.

Le bustine di granulati e le compresse effervescenti sono molto sensibili all’umidità che può rendere inservibile il farmaco. Attenzione, dunque, a come vengono conservate. Per quanto riguarda le creme è bene ricordare che se il tubo è in alluminio esse sono protette anche se la confezione è aperta. Se il tubo è di plastica può rimanere aria all’interno e danneggiare il prodotto.

In Italia, la scadenza obbligatoria sulle confezioni è stata introdotta nel 1983, un passaggio necessario soprattutto ai fini legali. Se ti accorgi, dunque, di aver usato una pomata scaduta o un antidolorifico non ci sarà bisogno di andare al pronto soccorso per una lavanda gastrica o per un consulto dermatologico, nella maggior parte dei casi il farmaco non agirà.

Ricapitolando: un farmaco scaduto può non rivelarsi efficace, esserlo ancora parzialmente, ma non essere pericoloso. Le date di scadenza sono un modo con cui le case farmaceutiche si tutelano in previsione di possibili rischi.

Non si può, infatti, escludere l’evenienza che un paziente su mille possa accusare disturbi dopo aver assunto un farmaco scaduto, visto che essi sono composti da molecole chimiche che con il tempo possono degradarsi e risultare tossiche per l’organismo. Per evitare rischi, le case farmaceutiche anticipano di tre mesi la data effettiva di scadenza.

Le posizioni dell’Aifa

L’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco, ha assunto posizioni molto drastiche sull’uso dei medicinali scaduti. In diverse occasioni ha lanciato l’allarme sulle conseguenze, spesso mortali, che possono sortire i farmaci scaduti. I rischi che corrono i pazienti sono causati, secondo l’Agenzia, dalla degradazione del principio attivo o degli eccipienti, che oltre a invalidarne l’efficacia, può arrecare pericoli per la vita del soggetto, come ad esempio una reazione allergica fatale, anche a dosi molto basse, provocata dalle impurezze.

La data di scadenza dei medicinali, inoltre, non è per l’Aifa una conseguenza di logiche di tipo commerciale, ma il risultato di valutazioni sorrette da evidenze scientifiche. Pertanto, sconsiglia l’uso del medicinale scaduto, ricordando che la data di scadenza si riferisce al farmaco conservato nel suo contenitore, integro e alle condizioni stabilite per la temperatura, la luce e l’umidità. Solo una corretta conservazione aiuta a mantenere inalterate le proprietà farmaceutiche e terapeutiche per l’intero periodo che viene indicato sulle confezioni.

Cosa prevede la legge

Prima dell’intervento della riforma degli ordini delle professioni sanitarie (Legge Lorenzin)[1], si prevedeva che «Il titolare della farmacia deve curare che i medicinali, dei quali la farmacia è provvista, non siano né guasti né imperfetti. In caso di trasgressione a tale obbligo si applicano le pene stabilite dall’art. 443 del Codice penale» [2].

Il farmacista, dunque, aveva l’obbligo di controllare che i farmaci detenuti non fossero ‘guasti’ o ‘imperfetti’, obbligo che si estendeva anche ai farmaci scaduti.

La previsione costituiva una seria preoccupazione per i farmacisti, che evitavano di incorrere nel reato e nelle relative pene (reclusione da sei mesi a tre anni e multa non inferiore a € 103), controllando costantemente i prodotti della propria farmacia.

La Legge Lorenzin ha modificato la norma in questione e ha stabilito che la detenzione di medicinali scaduti, guasti o imperfetti è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da 1.500,00 euro a 3.000,00 euro. La regolamentazione ha suscitato le contrarietà degli addetti ai lavori e delle associazioni di categoria.


Di Francesca Canino

note

[1] L. n. 3 dell’11.1.2018 di riforma degli ordini delle professioni sanitarie (Legge Lorenzin) ha modificato l’art. 123 del T.U. leggi sanitarie (R.D. n. 1265/34) in materia di detenzione di medicinali scaduti nelle farmacie.

[2] Art. 123 del Tuls.


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA