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Assegnazione casa coniugale: ultime sentenze

3 Febbraio 2019
Assegnazione casa coniugale: ultime sentenze

> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 Febbraio 2019



Il giudice può assegnare alla moglie la casa di proprietà del marito solo se le affida i figli e questi rimangono a convivere con lei.

Indice

In sede di divisione dell’immobile di comproprietà tra i coniugi non si deve tener conto dell’assegnazione per stabilire il valore della casa coniugale

Se la comunione sulla casa coniugale viene sciolta mediante attribuzione della quota al coniuge già assegnatario, dalla stima dell’immobile ai fini di determinare il valore di mercato del bene, non va detratto il valore dell’assegnazione.

Cassazione civile sez. II, 20/12/2018, n.33069

Il godimento della casa familiare a seguito della separazione dei genitori, anche se non uniti in matrimonio, è attribuito tenendo prioritariamente conto dell’interesse dei figli

Il godimento della casa familiare a seguito della separazione dei genitori, anche se non uniti in matrimonio, ai sensi dell’art. 337 sexies c.c. è attribuito tenendo prioritariamente conto dell’interesse dei figli, occorrendo soddisfare l’esigenza di assicurare loro la conservazione dell'”habitat” domestico, da intendersi come il centro degli affetti, degli interessi e delle consuetudini in cui si esprime e si articola la vita familiare, e la casa può perciò essere assegnata al genitore, collocatario del minore, che pur se ne sia allontanato prima della introduzione del giudizio. (Nella specie la S.C., nel ribadire il principio, ha assegnato la casa familiare alla madre, collocataria del figlio di età minore, reputando non ostativa la circostanza che la donna si fosse allontanata dalla casa in conseguenza della crisi nei rapporti con il padre del bambino, e non attribuendo rilievo al tempo trascorso dall’allontanamento, dipeso dalla lunghezza del processo, che non può ritorcersi in pregiudizio dell’interesse del minore).

Cassazione civile sez. VI, 13/12/2018, n.32231

Deve essere risarcito il danno da illegittimo spossessamento della casa coniugale

L’ex coniuge, illegittimamente privato dall’ex moglie del possesso dell’immobile precedentemente destinato a casa coniugale, ha diritto al risarcimento del danno extracontrattuale poiché subisce un concreto pregiudizio di carattere patrimoniale.

Cassazione civile sez. VI, 04/12/2018, n.31353

È soggetta a confisca per equivalente anche la casa assegnata all’ex coniuge

Anche in caso di assegnazione della casa coniugale al coniuge in sede di accordi in tema di separazione personale, non viene meno il profilo della disponibilità del bene in capo al conferente, presupposto della eventuale successiva confisca per equivalente.

Cassazione penale sez. III, 30/10/2018, n.2862

La casa familiare deve essere assegnata tenendo prioritariamente conto dell’interesse dei figli minorenni e dei figli maggiorenni non autosufficienti

La casa familiare deve essere assegnata tenendo prioritariamente conto dell’interesse dei figli minorenni e dei figli maggiorenni non autosufficienti a permanere nell’ambiente domestico in cui sono cresciuti, per garantire il mantenimento delle loro consuetudini di vita e delle relazioni sociali che in tale ambiente si sono radicate, sicchè è estranea a tale decisione ogni valutazione relativa alla ponderazione tra interessi di natura solo economica dei coniugi o dei figli, ove in tali valutazioni non entrino in gioco le esigenze della prole di rimanere nel quotidiano ambiente domestico, e ciò sia ai sensi del previgente articolo 155 quater c.c., che dell’attuale art. 337 sexies c.c.

Cassazione civile sez. I, 12/10/2018, n.25604

L’assegnazione della casa familiare spetta al genitore cui vengono affidati i figli

In materia di separazione o divorzio, l’assegnazione della casa familiare, pur avendo riflessi anche economici, è finalizzata all’esclusiva tutela della prole e dell’interesse di questa a permanere nell’ambiente domestico in cui è cresciuta, onde, finanche nell’ipotesi in cui l’immobile sia di proprietà comune dei coniugi, la concessione del beneficio in questione resta subordinata all’imprescindibile presupposto dell’affidamento dei figli minori o della convivenza con figli maggiorenni ma economicamente non autosufficienti.

Cassazione civile sez. VI, 04/10/2018, n.24254

Provvedimento di assegnazione della casa coniugale: effetti

Il provvedimento con il quale il giudice della separazione o del divorzio dispone l’assegnazione della casa coniugale, anche a favore del coniuge che non sia titolare di diritti reali o personali sul bene nei confronti del terzo proprietario, non investe il titolo negoziale che regolava l’utilizzazione dell’immobile prima del dissolvimento dell’unità del nucleo familiare, alla stregua del quale continuano a essere disciplinate le obbligazioni derivanti dal rapporto tra le parti, venendo soltanto a concentrare l’esercizio dei diritti e delle obbligazioni esclusivamente in capo al coniuge assegnatario a favore del quale, pertanto, non viene costituito alcun nuovo diritto che va a limitare la preesistente situazione giuridica del dominus.

Cassazione civile, sez. VI, 12/02/2018,  n. 3302

Casa coniugale posseduta a titolo diverso dalla proprietà e opponibilità ai proprietari e ai terzi

Il provvedimento di assegnazione della casa familiare, anche se questa è detenuta a titolo diverso dalla proprietà, emesso in presenza dei validi presupposti, ha effetto anche nei confronti dei proprietari che avevano concesso il comodato al coniuge non assegnatario. Anche nel caso in cui la casa coniugale sia posseduta a titolo diverso dalla proprietà del coniuge non assegnatario, se sono osservate le condizioni e se nell’immobile, prima della separazione o del divorzio, era stabilita la residenza familiare, l’assegnazione è opponibile ai proprietari e ai terzi.

Cassazione civile, sez. VI, 12/02/2018,  n. 3302

Divorzio, ai fini dell’assegnazione della casa coniugale, i figli conviventi con i genitori non devono essere autosufficienti economicamente

Il provvedimento di assegnazione della casa coniugale in sede di divorzio, come desumibile dall’art. 6, comma 6, della legge n. 898 del 1970 – analogamente a quanto previsto, in materia di separazione, dagli artt. 155 e, poi, 155 quater c.c., introdotto dalla legge n. 54 del 2006, ed ora 337 sexies c.c., introdotto dall’art. 55 del d.lgs. n. 154 del 2013 -, è subordinato alla presenza di figli, minori o maggiorenni non economicamente autosufficienti, conviventi con i genitori: tale “ratio” protettiva, che tutela l’interesse dei figli a permanere nell’ambito domestico in cui sono cresciuti, non è configurabile in presenza di figli economicamente autosufficienti, sebbene ancora conviventi, verso cui non sussiste alcuna esigenza di speciale protezione.

Cassazione civile, sez. VI, 07/02/2018,  n. 3015

Separazione e divorzio: abbandono del tetto coniugale e addebito della separazione

In tema di separazione e divorzio, l’abbandono del tetto coniugale costituisce di per sé motivo sufficiente per l’addebito della separazione a carico del coniuge che abbia assunto tale condotta, in quanto comporta l’impossibilità della convivenza, a meno che non si dimostri che l’abbandono sia stato determinato dal comportamento dell’altro coniuge, ovvero intervenuto in un momento in cui l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza si sia già verificata. Nel caso di specie, è stato riconosciuto l’addebito della separazione in capo al marito il quale si era disinteressato della famiglia, abbandonandola senza fare più ritorno, non avendo costui fornito alcuna giustificazione all’abbandono per via della mancata costituzione in giudizio.

Tribunale Isernia, 06/02/2018,  n. 95

Sulla domanda di accertamento del terzo dell’inefficacia dell’assegnazione della casa familiare, di consegna del bene e di condanna all’indennità di occupazione

In tema di separazione personale dei coniugi e affidamento della casa familiare, la proposizione della domanda di accertamento del terzo, estraneo alla gestione della crisi della famiglia o della convivenza, non soffre i limiti temporali di proponibilità connessi alle procedure per la gestione di tale crisi, dovendo ritenersi ipotizzabile una contestazione da parte del terzo anche della mancanza originaria dei presupposti per l’assegnazione della casa, come nelle ipotesi di assegnazione in pregiudizio al terzo (ad es. abitazione non adibita a residenza familiare, o simulazione di esigenze di studio di figli maggiorenni). La non riconducibilità dell’azione agli schemi processuali dettati per la revisione delle condizioni di separazione e divorzio determina la possibilità di cumulare oltre alla domanda di accertamento dell’insussistenza originaria o sopravvenuta delle condizioni di assegnazione anche quelle di consegna dell’immobile, di condanna al pagamento dell’indennità di occupazione, ed eventualmente di risarcimento dei danni.

Cassazione civile, sez. II, 24/01/2018,  n. 1744

L’opponibilità dell’acquisto del terzo acquirente della casa coniugale al coniuge assegnatario

Nel caso in cui un bene immobile sia stato assegnato, in sede di divorzio o di separazione, ad uno dei coniugi e venga poi acquistato da un terzo, questi ha diritto di proporre azione ordinaria di accertamento, onde far verificare la decadenza dei presupposti per l’assegnazione ma anche per ottenere la condanna dell’occupante al pagamento dell’indennità di occupazione a decorrere dal momento della mora restitutoria, realizzata mediante intimazione o richiesta, ovvero, in mancanza, dalla domanda giudiziale.

Cassazione civile, sez. II, 24/01/2018,  n. 1744

Effetti della morte dell’ex marito sul diritto di abitazione nella casa familiare della moglie assegnataria

Intervenuto il provvedimento giudiziale di assegnazione della casa familiare al coniuge affidatario nell’esclusivo interesse della prole ed immediatamente trascritto nei pubblici registri, il terzo successivo acquirente è tenuto a rispettare il godimento del coniuge del suo dante causa quale vincolo di destinazione collegato all’interesse dei figli anche a seguito del decesso dell’ex coniuge dell’assegnatario.

Cassazione civile, sez. I, 15/01/2018,  n. 772

Il diritto del coniuge affidatario della prole di abitazione nella casa familiare non viene meno per la morte dell’ex coniuge

Intervenuto il provvedimento giudiziale di assegnazione della casa familiare al coniuge, all’epoca separato, affidatario esclusivo della prole, il terzo successivo acquirente è tenuto – negli stessi limiti di durata nei quali è a lui opponibile il provvedimento stesso – a rispettare il godimento del coniuge del suo, dante causa, nello stesso contenuto e nello stesso regime giuridico propri della assegnazione quale vincolo di destinazione collegato all’interesse dei figli, escluso qualsiasi obbligo di pagamento da parte del beneficiario per tale godimento, atteso che ogni forma di corrispettivo snaturerebbe la funzione dell’istituto di cui si tratta, in quanto incompatibile con la sua finalità esclusiva di tutela della prole, e inciderebbe direttamente sull’assetto dei rapporti patrimoniali tra i coniugi dettato dal giudice della separazione o del divorzio. Il terzo acquirente dell’immobile – inoltre – non può opporre, a sostegno della domanda di condanna al rilascio, il solo decesso dell’ex coniuge divorziato dante causa. Il diritto di abitazione – infatti – non può dirsi venuto meno per effetto della morte dell’ex coniuge, divorziato, dell’assegnatario affidatario della prole, trattandosi di un diritto personale di godimento sui generis che, in funzione del vincolo di destinazione collegato all’interesse dei figli, si estingue solo per il venire meno dei presupposti che hanno determinato la assegnazione (morte del beneficiario della assegnazione, il compimento della maggiore età dei figli o il conseguimento da parte degli stessi della indipendenza economica, il trasferimento altrove della loro abitazione) ovvero a seguito dell’accertamento delle circostanze legittimanti una revoca giudiziale quali il passaggio a nuove nozze oppure la convivenza more uxorio del genitore assegnatario ovvero la mancata utilizzazione da parte dell’assegnatario, sempre previa valutazione dell’interesse prioritario dei figli.

Cassazione civile, sez. I, 15/01/2018,  n. 772

Revoca dell’assegnazione della casa coniugale in caso di figli maggiorenni e autosufficienti economicamente

Il giudice della separazione o del divorzio non può far altro che revocare l’assegnazione della casa coniugale, in caso di figli ormai maggiorenni e autosufficienti economicamente.

Cassazione civile, sez. I, 26/05/2017,  n. 13354


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