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Marito violento: cosa fare?

4 Febbraio 2019


Marito violento: cosa fare?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 Febbraio 2019



Dall’abbandono della casa coniugale per giusta causa all’ammonimento del questore; dalla denuncia per violenze familiari alla separazione. Tutte le difese della donna vittima di soprusi.

Sono ancora numerose le situazioni di violenza familiare che si consumano nel segreto delle quattro mura domestiche. Spesso gli episodi avvengono davanti agli occhi dei figli che, inevitabilmente, ne riportano i segni per il resto della vita. La vittima è quasi sempre la donna (anche se non mancano i casi inversi, seppur difficilmente denunciati). La questione riveste risvolti penali e civili: da un lato c’è la possibilità di un procedimento penale nei confronti dell’aggressore e, dall’altro, la strada della separazione con addebito. Il silenzio talvolta prestato dalla vittima non è tanto rivolto a “coprire” il responsabile, ma a preservare l’equilibrio familiare da scossoni che, altrimenti, sarebbero senza via di ritorno. Ecco perché molto spesso la moglie, dopo le percosse, si allontana da casa ma poi vi fa ritorno in un’ottica conciliativa. Il lupo però perde il pelo ma non il vizio e quando l’illecito si ripete è naturale chiedersi: cosa fare con un marito violento? Ecco alcuni importanti suggerimenti che la legge e la giurisprudenza offrono.

Si può lasciare casa senza addebito se c’è una giusta causa

Andare via di casa è considerato un comportamento contrario ai doveri del matrimonio solo quando non giustificato da una valida ragione come, ad esempio, l’incolumità propria o dei figli. 

La regola vuole che chi fa le valigie con l’intenzione di non tornare più nell’abitazione coniugale venga ritenuto responsabile della separazione (e subisca dal giudice il cosiddetto addebito). La conseguenza è che questi perde il diritto a chiedere l’assegno di mantenimento e la possibilità di diventare erede dell’altro. Tale effetto però non scatta nel caso di semplice allontanamento per qualche giorno: la “pausa di riflessione” è infatti consentita. Ciò che vieta la legge è l’abbandono definitivo della casa coniugale.

Una recente sentenza del tribunale di Ragusa [1] ricorda che l’abbandono del tetto domestico non comporta l’addebito se giustificato da giusta causa. È una giusta causa la condotta violenta del marito. Si legge nella pronuncia che in tema di separazione, l’abbandono della casa coniugale, per quanto effettuato unilateralmente da una delle parti, ossia senza il consenso dell’altro coniuge, pur se astrattamente costituisce una violazione dei doveri coniugali, non comporta però l’addebito se giustificato da un valido motivo. La giusta causa può essere una situazione di fatto, di avvenimenti o comportamenti altrui di per sé incompatibili con la protrazione della convivenza, ossia tali da non consentire più all’altro coniuge la coabitazione.

Avvisare il marito violento senza denunciarlo

Come abbiamo detto, la vittima è spesso portata a non denunciare il proprio aggressore per preservare gli equilibri familiari. Il processo penale genera sempre una frattura e inevitabilmente la fine del matrimonio. Esiste però un modo per dare al colpevole un avvertimento “serio” e ricordargli la gravità delle proprie azioni. Si tratta della richiesta di ammonimento che la vittima fa al questore. Dopo essersi rivolta alla polizia o ai carabinieri, la donna – specificando di non voler sporgere denuncia – chiede che gli atti vengano trasmessi al questore affinché ammonisca il marito violento. L’ammonizione dovrebbe essere solo verbale anche se, nei fatti, avviene sempre per iscritto. Con essa il questore avvisa il colpevole che, se persevererà nelle condotte, subirà un procedimento penale e lo invita pertanto a tenere un comportamento conforme a legge.

Allontanare da casa un marito violento

Rispetto al caso trattato in precedenza (abbandono della casa per giusta causa da parte della moglie) potrebbe profilarsi l’esigenza opposta: la donna, vittima di violenze, non avendo altro luogo dove andare a vivere o volendo rimanere in casa insieme ai figli, intende allontanare dall’abitazione il marito violento. Come può fare?

Esistono i cosiddetti ordini di protezione contro gli abusi familiari cui si fa ricorso in caso di violenza domestica. Per maggiori dettagli leggi Come allontanare un marito violento da casa. La richiesta può essere presentata dalla parte, anche senza l’avvocato, al tribunale del luogo di residenza. Il giudice sente le parti e ordina immediatamente l’allontanamento da casa del marito violento. Tale procedura può essere attivata anche se tra i due è in corso un processo di separazione. L’ordine di protezione ordina, appunto, la cessazione della condotta violenta al suo autore. Dispone inoltre il suo allontanamento dalla casa familiare. 

Denuncia contro il marito violento

La donna risoluta a voler denunciare il marito al fine di una condanna per maltrattamenti familiari (reato piuttosto grave) può recarsi in polizia o ai carabinieri. In questa fase non sono necessarie prove: si può denunciare anche senza testimoni o documenti medici. Difatti nel processo penale, le dichiarazioni della vittima costituiscono prova, se non smentite da elementi esterni. 

Tuttavia, è sempre bene procurarsi quantomeno le foto delle lesioni subite, le registrazioni (effettuate magari con l’ausilio di uno smartphone) dei litigi e delle violenze (anche solo morali). La vittima può comunque recarsi al pronto soccorso per far certificare le conseguenze fisiche delle aggressioni.

La polizia potrà suggerire alla donna uno sportello antiviolenza e l’allontanamento dalla casa in favore di una sede protetta.

Dopo la denuncia sarà bene iniziare il procedimento di separazione, prodromico al successivo divorzio.

Separazione contro il marito violento

Chi è vittima di violenze familiari può anche chiedere la separazione, senza necessariamente sporgere denuncia. La denuncia è tuttavia necessaria per comprovare i fatti criminosi e ottenere a carico dell’ex coniuge il cosiddetto addebito, ossia la dichiarazione di responsabilità. Chi subisce l’addebito non può chiedere il mantenimento. 

La moglie potrà quindi incaricare un avvocato affinché proceda innanzitutto all’invio di una diffida al marito con cui gli viene anticipata la volontà della donna di separarsi. L’uomo viene invitato a condividere le condizioni di separazione in via consensuale. In caso contrario, il procedimento va avanti nonostante il dissenso dell’altro coniuge. La causa di separazione prevede una fase istruttoria in cui la donna dovrà presentare le prove in merito alle violenze subite. In quest’ambito risulta determinante la denuncia eventualmente sporta ai carabinieri o alla polizia.

note

[1] Trib. Ragusa, sent. n. 30/2019.


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