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Ispettori Siae: poteri

4 Febbraio 2019


Ispettori Siae: poteri

> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 Febbraio 2019



I funzionari della Siae sono pubblici ufficiali? Il verbale redatto dagli ispettori può considerarsi titolo esecutivo?

Se dovessero arrivare, nella tua azienda, i funzionari dell’Ispettorato del lavoro o dell’Inps sai già che avrai davanti dei pubblici ufficiali, al pari di un poliziotto, di un carabiniere o di un finanziere. Pertanto, tutto ciò che scriveranno sul verbale avrà valore di titolo esecutivo. Significa che se vieni condannato a pagare delle sanzioni, quel documento sarà sufficiente per avviare un pignoramento senza passare dal tribunale. Ma che succede se alla porta del tuo bar, del negozio o di qualsiasi altra attività commerciale eserciti dovessero bussare gli ispettori della Siae? quali sono i loro poteri? La risposta è stata fornita più volte dalla giurisprudenza e, da ultimo, dal tribunale di Catanzaro [1]. I giudici calabresi della sezione specializzata in materia di imprese, hanno risposto a un interessante quesito: gli ispettori della Siae sono pubblici ufficiali? Il verbale che questi redigono può essere considerato un titolo esecutivo? Che succede se, nonostante l’intimazione di pagamento dei diritti d’autore evasi l’esercente non adempie? Ecco quali sono i chiarimenti forniti dalla sentenza in commento.

Cos’è l’attestato di credito?

Hai presente le cartelle di pagamento che emette l’agente della riscossione? Sono dei documenti che, redatti secondo un modello ministeriale, attestano un credito della pubblica amministrazione e ne intimano il pagamento al debitore. Tale credito è accertato da un precedente documento, il cosiddetto ruolo, che viene emesso dalla stessa amministrazione e poi inoltrato all’esattore al fine di avviare la riscossione. La cartella di pagamento è un titolo esecutivo: significa che se non paghi rischi un pignoramento.

Ebbene, anche la Siae, al pari delle pubbliche amministrazioni e dell’agente per la riscossione esattoriale è autorizzata ad emettere titoli esecutivi senza bisogno di ricorrere a un giudice. Queste si chiamano attestazioni di credito.

È la legge stessa [2] a stabilire che «l’ente di diritto pubblico designa i funzionari autorizzati a compiere attestazioni di credito per diritto di autore nonché in relazione ad altre funzioni attribuite all’ente; dette attestazioni sono atti aventi efficacia di titolo esecutivo».

Il tribunale di Bologna, chiamato a decidere sulla domanda di sospensione del titolo esecutivo costituito dall’Attestato di credito, ha detto che [3]: “è pacifico che le attestazioni provenienti dai funzionari S.I.A.E. hanno valore di titolo esecutivo … senza bisogno di apposizione di formula esecutiva, ai sensi della normativa vigente. La normativa in questione nasce dall’esigenza di tutelare un diritto costituzionalmente garantito, quale il diritto di autore, esigenza di non facile realizzazione”.

L’attestazione del funzionario della Siae costituisce, quindi, titolo per l’esecuzione forzata senza bisogno di annotazione della formula esecutiva [3]. Non c’è quindi bisogno di un procedimento in tribunale.

Il legislatore, dunque, prevede che la Siae (al pari di altri enti pubblici) possa utilizzare un procedimento di ingiunzione speciale, nel quale è consentito di predisporre il titolo esecutivo ed intimare il precetto, realizzando in sede di autotutela i presupposti per procedere all’esecuzione forzata (salva, ovviamente, l’opposizione del debitore).

Gli ispettori della Siae sono pubblici ufficiali?

Per giurisprudenza pacifica gli ispettori Siae rivestono la qualifica di pubblici ufficiali [4].

Ne consegue che il verbale da questi redatto in occasione dei controlli è dotato di “fede privilegiata”: significa che ha lo stesso valore di una contravvenzione, di un verbale della polizia, ecc. Esso attesta la veridicità non solo del luogo e della data in cui l’atto stesso è stato redatto, delle dichiarazioni delle parti che il pubblico ufficiale attesta di aver ricevuto, ma anche delle circostanze che si sono verificate alla sua presenza, nonché agli altri fatti che egli dichiara di aver compiuto.

Questo fa sì che il privato che subisce l’accertamento non possa contestare la correttezza delle informazioni riportate nei verbali degli ispettori della Siae, né può fornire la prova contraria a meno che non esperisce un particolare procedimento civile volto a dimostrare la falsità dell’attestazione: la cosiddetta querela di falso [5].

Dunque non ci si può opporre a un verbale degli ispettori della Siae se non con la querela di falso (ad esempio per dichiarare che nessuna festa era in corso al momento dell’accertamento).

Se il titolare dell’azienda non è presente

La presenza del titolare dell’azienda non è necessaria per conferire validità al verbale degli ispettori della Siae che possono quindi procedere anche da soli. Difatti, nessuna legge prevede un contraddittorio con l’interessato.

note

[1] Trib. Catanzaro, sent. n. 173/2019.

[2] Art. 164 c. 3 legge diritto autore.

[3] Trib. Bologna, Sez. I, 26 gennaio 2015, n. 292.

[4] Cass. Pen. 07.02.2006, n. 10914.

[5] Cass. civ. 25.05.2006, n. 12386

Tribunale di Catanzaro Sentenza n. 173/2019 pubbl. il 01/02/2019

RG n. 5232/2014

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale di Catanzaro, Sezione Specializzata in materia di Impresa, riunito in camera di consiglio e così composto:

Dott.ssa Maria Concetta Belcastro Presidente

Dott.ssa Wanda Romanò Giudice

Dott.ssa Carmen Ranieli Giudice rel.

ha pronunziato la seguente

SENTENZA

nella causa civile iscritta al n. 5232/2014 R.G.

TRA

S.R.L. (c.f….), in persona del legale rappresentante p.t., rappresentata e difesa in giudizio dagli Avv.ti … elettivamente domiciliata in …, …, giusta procura in calce all’atto di citazione in opposizione

– Attrice opponente –

E

S.I.A.E. – SOCIETÀ ITALIANA DEGLI AUTORI ED EDITORI, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentata e difesa in giudizio dagli Avv.ti ….e Angelo Greco ed elettivamente domiciliata in …, presso lo studio dell’Avv. …., giusta procura a margine della comparsa di costituzione e risposta

– Convenuta opposta –

OGGETTO: opposizione a precetto.

CONCLUSIONI DELLE PARTI: all’udienza del 03.07.2018, i procuratori delle parti hanno precisato le proprie conclusioni dinanzi al giudice istruttore che ha rimesso la causa al Collegio per la decisione, concedendo, ai sensi dell’art. 190 c.p.c., il termine di giorni 60 per il deposito delle comparse conclusionali ed il termine di giorni 20 per il deposito delle memorie di replica.

MOTIVI IN FATTO E DIRITTO DELLA DECISIONE

La società A. ha proposto opposizione avverso l’atto di precetto notificatole in data 12.11.2014 ad istanza della SIAE e con il quale quest’ultima le aveva intimato il pagamento della somma di Euro 5.502,92, di cui Euro 3.337,13 per diritti d’autore, Euro 254,66 per interessi, Euro 701,01 per IVA, Euro 1.001,14 a titolo risarcitorio ed Euro 135,00 per compensi professionali dell’atto di precetto, oltre interessi e spese successive occorrende, in virtù di attestazione di credito emessa dalla stessa SIAE ai sensi dell’art. 164 l.d.a.

L’attrice ha dedotto l’inesistenza del titolo esecutivo per difetto nell’attestato di credito della formula esecutiva, in violazione degli artt. 474 e 475 c.p.c.; l’illegittimità della pretesa impositiva per violazione del diritto di difesa ex art. 24 Cost., perché nessuno degli atti prodromici all’atto impugnato era stato sottoposto al contraddittorio con l’esponente, né in fase di accertamento, né successivamente; in subordine, ha lamentato che l’importo preteso a titolo di risarcimento non sarebbe dovuto in quanto spetterebbe all’opposta dimostrare l’asserito danno. Ancora, ha evidenziato l’opponente che non sarebbe dovuta l’Iva, atteso che l’art. 3, comma 4, lett. e), d.p.r. 633/72 esclude dal campo di applicazione dell’imposta le prestazioni relative alla protezione dei diritti d’autore, comprese quelle di intermediazione nella riscossione dei proventi. Ha quindi chiesto l’accertamento della non dovutezza di alcunché ovvero della minore somma ritenuta di giustizia.

Nel giudizio si è costituita la SIAE contestando la tesi difensiva dell’attrice. Ha osservato che l’attestato da essa formato ha sicuro valore di titolo esecutivo, che non necessita della formula esecutiva; che la società era stata resa edotta delle contestazioni sollevate nei suoi confronti sia nell’immediatezza dell’accertamento da parte dell’ufficiale incaricato, sia mediante l’invio della diffida con raccomandata ricevuta in data 01.10.2013; che la sottoscrizione del verbalizzato non può considerarsi condizione di validità del verbale di contestazione, essendo già di per sé sufficiente quanto attestato dal pubblico ufficiale-ispettore SIAE; che le somme richieste a titolo risarcitorio sono dovute a fronte dell’utilizzo abusivo di opere musicali e parametrate alle penali che sarebbero state applicate dalla SIAE in caso di inosservanza del permesso previamente richiesto; infine, che i compensi per diritti d’autore sono assoggettati ad Iva .

L’opposizione è infondata.

In primo luogo, va osservato che l’art. 164, n. 3, l.d.a. dispone che “l’ente di diritto pubblico designa i funzionari autorizzati a compiere attestazioni di credito per diritto di autore nonché in relazione ad altre funzioni attribuite all’ente; dette attestazioni sono atti aventi efficacia di titolo esecutivo a norma dell’articolo 474 del codice di procedura civile”.

L’attestazione del funzionario della SIAE costituisce, quindi, ope legis, titolo per l’esecuzione forzata senza bisogno di annotazione della formula esecutiva (cfr. Trib. Bologna, Sez. I, 26 gennaio 2015, n. 292).

Quanto al valore probatorio degli atti impugnati, deve osservarsi che per giurisprudenza pacifica gli ispettori SIAE rivestono la qualifica di pubblici ufficiali (ex multis, Cass. Pen. 07.02.2006, n. 10914).

Ne consegue che l’atto da essi redatto è dotato di fede privilegiata ai sensi dell’art. 2700 c.c. in relazione al cd. “contenuto estrinseco dell’atto”, ovvero in ordine alla provenienza dell’atto dal pubblico ufficiale che sottoscrivendolo si identifica quale autore dell’atto stesso, alle modalità di formazione dell’atto pubblico – ed, in particolare, all’attestazione del luogo e della data in cui l’atto stesso è stato redatto – , alle dichiarazioni delle parti che il pubblico ufficiale attesta di aver ricevuto, alle circostanze che si sono verificate alla sua presenza, nonché agli altri fatti che egli dichiara di aver compiuto. Entro tali limiti, la giurisprudenza afferma la non contestabilità delle attestazioni contenute nell’atto pubblico e l’impossibilità di fornire prova contraria, salva la sola esperibilità della querela di falso (Cass. civ. 25.05.2006, n. 12386).

L’efficacia di prova legale non vale invece a coprire il contenuto intrinseco del documento, ossia la veridicità delle dichiarazioni che il pubblico ufficiale attesta di aver ricevuto. Tale veridicità può essere contestata con ogni mezzo di prova, senza che sia necessario proporre il procedimento previsto dagli artt. 221 ss. c.p.c. La pubblica fede non può inoltre garantire l’assenza di vizi della volontà (errore, violenza, dolo) che le parti abbiano manifestato davanti al pubblico ufficiale. Prive di efficacia privilegiata sono, inoltre, le valutazioni soggettive espresse dall’ufficiale rogante.

Pertanto, posto che l’opponente non ha inteso proporre querela di falso, nell’ambito del presente giudizio di opposizione all’esecuzione, non è contestabile – come avrebbe preteso di dimostrare l’opponente a mezzo testi – che i controlli siano avvenuti presso l’esercizio commerciale di proprietà della A. S.r.l. nelle date e con le modalità attestate nelle relazioni versate in atti dagli incaricati della vigilanza SIAE, né sono contestabili le circostanze ivi accertate.

Quanto alla asserita violazione del diritto di difesa, giova evidenziare che eventuali violazioni del contraddittorio commesse dai funzionari SIAE non travolgerebbero gli accertamenti compiuti, in assenza di una norma di legge espressa che imponga l’obbligo del contraddittorio endoprocedimentale e ne sanzioni la violazione con la nullità dell’atto conclusivo, a nulla rilevando a tal fine che il contraddittorio sia previsto da fonti non normative, quali le circolari e/o istruzioni SIAE, peraltro nemmeno allegate.

In ogni caso, non può ritenersi che, nel caso di specie, il diritto di difesa sia stato violato, risultando dalle relazioni di servizio in atti che all’atto dell’accertamento la società non ha esibito i documenti comprovanti l’assolvimento dei diritti d’autore (attestazione pure dotata di fede privilegiata, per come sopra esposto), il che implica che la contestazione sia avvenuta alla presenza della parte interessata che, richiestane, non ha dimostrato l’avvenuto pagamento dei diritti. È pure stata fornita la prova dell’avvenuta messa in mora, attraverso lettera raccomandata regolarmente ricevuta (cfr. doc. 4 fascicolo SIAE).

L’attestato di credito risulta, quindi, regolarmente formato.

Infine, sono infondate pure le contestazioni sulla non dovutezza delle somme pretese a titolo risarcitorio e dell’Iva.

Quanto alle prime, deve ritenersi che, riconosciuta alla SIAE la tutela del diritto d’autore attraverso l’attestazione di cui all’art. 164 l.d.a., le penali previste per i maggiori oneri di cui viene gravata la SIAE per le operazioni supplementari di accertamento e verifica in caso di mancato rispetto del permesso rilasciato siano a fortiori applicabili per le violazioni accertate in totale assenza di permesso.

L’Iva sui diritti calcolati è invece dovuta in base a quanto espressamente previsto dal dpr 633/1972, al n. 3 della tabella C allegata, che indica tra le attività di spettacolo assoggettate a IVA, in base alle disposizioni recate dall’art. 74-quater dello stesso decreto, “le esecuzioni musicali di qualsiasi genere, esclusi i concerti vocali e strumentali, anche se effettuate in discoteche e sale da ballo qualora l’esecuzione di musica dal vivo sia di durata pari o superiore al 50 per cento dell’orario complessivo di apertura al pubblico dell’esercizio, escluse quelle effettuate a mezzo elettrogrammofoni a gettone o a moneta o di apparecchiature similari a gettone o a moneta; lezioni di ballo collettive; rievocazioni storiche, giostre e manifestazioni similari”.

Può dunque concludersi che, attesa la regolarità della formazione dell’attestazione, l’opposizione debba essere respinta.

Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate sulla base del D.M. n. 55/2014 e s.m.i., tenuto conto dello scaglione di riferimento (individuato in quello per le cause di valore compreso tra € 5.200,01 ed € 26.000,00), con esclusione del compenso previsto per la fase istruttoria che non ha avuto svolgimento.

P.Q.M.

Il Tribunale di Catanzaro, Sezione Specializzata in materia di Impresa, definitivamente pronunziando, ogni altra istanza, eccezione e difesa disattesa, così provvede:

1) rigetta l’opposizione;

2) condanna A. S.r.l., in persona del l.r.p.t., al pagamento in favore della S.I.A.E. – Società Italiana Autori ed Editori, in persona del l.r.p.t., delle spese di lite, liquidate in € 3.235,00, oltre rimb. forf. Iva e Cpa come per legge.

Così deciso in Catanzaro, nella camera di consiglio del 23 gennaio 2019.

Il Giudice est. Il Presidente


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