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Le azioni petitorie

22 Febbraio 2019 | Autore:
Le azioni petitorie

Azioni petitorie: cosa sono e come funzionano? Chi può agire con l’azione di rivendica e chi con l’azione negatoria? Come si prova la proprietà?

La proprietà è probabilmente il diritto più importante che l’ordinamento giuridico conosca; allo stesso tempo, è il diritto più antico in assoluto, sorto sin da quando l’uomo ha cominciato a distinguere ciò che è proprio da ciò che è degli altri. L’importanza della proprietà è tale che la legge offre a tutela delle ragioni del titolare diverse azioni, le quali possono essere esperite in tribunale ogni volta che si ritiene che il proprio diritto sia leso dal comportamento di terzi. Le azioni poste a tutela della proprietà vengono definite petitorie, le quali si contrappongono a quelle possessorie in quanto presuppongono che venga dimostrata l’effettiva titolarità del diritto di proprietà. Le azioni petitorie contemplate dal codice civile sono quattro: l’azione di rivendicazione; l’azione negatoria; l’azione di regolamento dei confini e l’azione di apposizione dei termini. Se anche tu hai problemi con la tua proprietà, ad esempio perché qualcuno si è impossessato di essa e non vuole restituirtela, oppure perché ci sono problemi a stabilire l’esatto confine tra il tuo fondo e quello del vicino, allora faresti bene a leggere questo articolo: ti spiegherò cosa sono le azioni petitorie.

Azioni petitorie: a cosa servono?

Le azioni petitorie sono poste a tutela della proprietà e possono essere esercitate tutte le volte in cui tale diritto è messo in discussione. La legge riconosce quattro azioni petitorie, ognuna messa a presidio di un particolare aspetto della proprietà. La più nota di esse è senza dubbio l’azione di rivendicazione (definita anche di rivendica), che può essere esercitata quando il proprio bene si trovi nel possesso di altre persone. Altrettanto importante è l’azione negatoria, che mira a far cessare le molestie che provengono da un terzo, oppure a far dichiarare l’inesistenza di presunti diritti affermati da altre persone. Le rimanenti azioni petitorie, cioè quella di regolamento di confini e di apposizione dei termini, risente invece del passare del tempo e di un’impostazione arcaica della proprietà, legata per lo più alla titolarità di fondi terrieri.

Azioni petitorie: l’azione di rivendicazione

La prima (e la più nota) delle azioni petitorie è quella di rivendicazione: il proprietario può rivendicare la cosa da chiunque la possiede o la detiene al fine di riottenere ciò che è suo [1]. L’azione prosegue anche nel caso in cui la persona citata in giudizio si sia, nel frattempo, privato della cosa: in questa circostanza, il convenuto è obbligato a recuperarla a proprie spese a favore dell’attore o, quando ciò non sia più possibile, a corrispondergli il valore del bene in danaro, oltre al risarcimento del danno.

In pratica, accade ciò: se Tizio si è preso un tuo bene e non vuole restituirtelo, potrai citarlo in giudizio per ottenere ciò che ti spetta; se, però, nel frattempo, Tizio cede il tuo bene a Caio, l’azione di rivendicazione proseguirà comunque nei suoi confronti e dovrà essere Tizio a recuperare, a proprie spese, il bene che aveva dato a Caio.

L’azione di rivendicazione è imprescrittibile e può essere promossa solamente da colui che dimostri di essere l’effettivo proprietario del bene: e così, dovrai provare non soltanto che la cosa oggetto di rivendica sia stata da te acquistata o a te donata, ma dovrai provare anche che il tuo dante causa (cioè, il precedente titolare) fosse legittimato a trasferirti la proprietà del bene. Se si tratta di un bene immobile, ad esempio, occorrerà dimostrare il regolare atto d’acquisto della cosa, nonché la valida proprietà di colui dal quale l’hai comprata, risalendo così indietro nel tempo perlomeno fino a venti anni, tempo necessario a far maturare l’usucapione.

Azione di rivendicazione: come dimostrare la proprietà?

Facciamo un esempio per farti capire come funziona l’azione di rivendicazione. Supponiamo che Tizio abbia occupato un tuo terreno, ritenendo che sia suo; per poterlo mandare via, dovrai citarlo in tribunale promuovendo l’azione petitoria di cui stiamo parlando. Perché il giudice ti possa dare ragione, però, occorre che tu dimostra di essere l’effettivo proprietario del fondo che rivendichi: per fare ciò, dovrai produrre non solo la documentazione dalla quale si evince che il terreno è tuo perché comprato, ricevuto per donazione o per successione, ma anche che il precedente proprietario, cioè colui che te l’ha venduto, donato o lasciato in eredità, ne potesse validamente disporre; in pratica, devi dimostrare che anche il tuo dante causa era proprietario.

Per evitare, però, che questa ricerca a ritroso si perda nella notte dei tempi, la legge dice che è sufficiente che tu dimostri che il bene oggetto di rivendica sia in tuo possesso da almeno venti anni, tempo necessario a far maturare l’usucapione. Quindi, anche se non riesci a trovare gli atti che legittimavano tuo padre a trasferirti il fondo, è sufficiente che tu provi che ce l’hai da venti anni, oppure che ce l’hai da meno tempo, purché il tuo possesso, unito a quello di chi lo teneva precedente, giunga a venti anni.

Azioni petitorie: l’azione negatoria

Tra le azioni petitorie rientra l’azione negatoria, con la quale il proprietario può agire in giudizio al fine di far dichiarare l’inesistenza di diritti affermati da altre persone sulla cosa [2]. La medesima azione, inoltre, può essere utilizzata quando, oltre che turbative di diritto, sussistano anche turbative o molestie di fatto: in questa ipotesi il proprietario può chiedere al giudice che se ne ordini la cessazione, oltre alla condanna la risarcimento dei danni.

In pratica, l’azione negatoria serve al proprietario per:

  • difendersi dalle pretese giuridiche di altre persone (ad esempio, Tizio ritiene di vantare un usufrutto sulla tua proprietà);
  • difendersi dalle molestie di fatto che turbano il pacifico godimento della proprietà (ad esempio, il tuo vicino parcheggia sempre sullo spiazzale privato).

L’azione negatoria è imprescrittibile e può essere esercitata solamente da colui che dimostri di essere proprietario della cosa oggetto di turbativa o molestia: a differenza dell’azione di rivendicazione, però, la prova del proprio diritto è meno rigorosa, in quanto sarà sufficiente esibire il titolo (atto di compravendita, donazione, ecc.) in ragione del quale si è proprietari.

Azioni petitorie: l’azione di regolamento di confini

Nelle azioni petitorie rientra anche l’azione di regolamento di confini, che può essere esercitata quando il confine tra due fondi è incerto [3]. Soggetto legittimato è il proprietario di uno dei due fondi: l’azione, quindi, può essere intrapresa indifferentemente da uno dei titolari dei fondi limitrofi. Nell’azione di regolamento di confini, a differenza dell’azione di rivendicazione, non v’è controversia sui titoli di proprietà, in quanto la contestazione riguarda l’estensione dei rispettivi fondi a causa dell’incertezza della linea di confine tra l’uno e l’altro.

Presupposto dell’azione è, dunque, l’incertezza dei confini, che può essere:

  • oggettiva, quando manca una demarcazione visibile;
  • soggettiva, quando questa, pur esistendo, è inidonea a separare i fondi in modo certo e definitivo [4],

L’azione di regolamento di confini può essere esercitata, come detto, dai proprietari dei fondi limitrofi; oltre a loro, sono legittimati anche coloro che vantano un diritto reale di godimento sui terreni, come ad esempio l’enfiteusi o l’usufrutto. Comunque, chi esercita questa azione ha l’onere di provare sia l’estensione del proprio fondo che quella della proprietà altrui, ed è libero di farlo con ogni mezzo di prova.

Azioni petitorie: l’azione per apposizione di termini

L’ultima delle azioni petitorie è l’azione per apposizione di termini, la quale presuppone che nessuna incertezza sussista circa la delimitazione reciproca dei fondi, sia perché nessuna contestazione viene mossa dai rispettivi proprietari, sia perché il confine è già stato accertato consensualmente o giudizialmente [5]. In pratica, l’azione per apposizione di termini viene esercitata quando mancano del tutto o sono diventati irriconoscibili i segni materiali di confine: in tale circostanza, ciascun proprietario dei fondi contigui può chiedere al giudice che i termini siano apposti o ristabiliti a spese comuni.

note

[1] Art. 948 cod. civ.

[2] Art. 949 cod. civ.

[3] Art. 950 cod. civ.

[4] Cass., sent. n. 2857 del 1.03.1995.

[5] Art. 951 cod. civ.

Autore immagine: Unsplash.com


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