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Buoni pasto poco accettati da bar e ristoranti

11 Dicembre 2017
Buoni pasto poco accettati da bar e ristoranti

Sempre più esercizi commerciali non accettano i buoni pasto erogati ai lavoratori del pubblico impiego. Perché?

Il 9 settembre scorso è entrato in vigore il decreto del Ministero dello Sviluppo Economico [1] che ha introdotto delle modifiche sostanziali in tema di buoni pasto. La riforma ha modificato sensibilmente la normativa relativa al servizio dei buoni pasto, indicando dove e in quale quantità possono essere utilizzati, ha fornito indicazioni in ordine agli esercizi commerciali in cui possono essere spesi ed ha, inoltre, eliminato il divieto di cumulabilità dei ticket aumentando le tipologie di esercenti che possono affiliarsi. Per saperne di più leggi Buoni pasto: ecco tutte le novità.

Come anticipato, tra le più importanti novità in tema di buoni pasto troviamo le seguenti.

  • In primo luogo, è stata disposta la graduale, ma definitiva sostituzione dei ticket cartacei con quelli elettronici ed un nuovo regime di deducibilità degli stessi.
  • La riforma ha previsto l’estensione degli esercizi commerciali in cui potranno essere spesi, quali: agriturismi, mercatini, aziende agricole
  • Non da meno è il riconoscimento della loro cumulabilità. Infatti, sebbene sui buoni fosse formalmente scritto “non cumulabili“, nella prassi – soprattutto nei supermercati – venivano cumulati ed utilizzati per fare la spesa. Ebbene, dopo un lungo braccio di ferro tra grande distribuzione favorevole al cumulo e bar e piccoli ristoratori contrari, la scelta definitiva è ricaduta sull’ammissibilità del cumulo fino ad un massimo di 8 voucher. I buoni pasto, quindi, potranno essere cumulati fino a un massimo di otto per volta. Questo significa che, nell’ambito della stessa spesa, si possono usare fino a massimo 8 buoni pasto.
  • Attenzione, però: resta il divieto di usare il buono pasto per fare la spesa necessaria alla famiglia per la settimana. Il buono pasto è infatti sostitutivo solo della mensa giornaliera del dipendente e, quindi, deve essere rivolto ad acquistare esclusivamente il pasto della giornata e non altra merce di natura personale.
  • È stato inoltre stabilito che i buoni pasto sono utilizzabili esclusivamente per l’intero valore facciale. Questo significa che chi non spende tutto il buono non può pretendere il resto in denaro e, nello stesso tempo, non potrà usare il residuo per altre occasioni.
  • Inoltre è scomparso l’obbligo di indicazione del nominativo del titolare, ma rimane l’obbligo della firma al momento della consegna.

Ma quella che sembrava una ottima novità in realtà si è rivelata una amara sorpresa per i lavoratori e fruitori dei ticket. Infatti i buoni pasto in uso ai dipendenti pubblici statali e degli enti locali sono sempre meno accettati nei punti vendita. Tra alti costi di commissione e ritardi nei pagamenti sono sempre di più le aziende e gli esercizi commerciali che non li accettano più. In molti locali, infatti, sono persino riapparsi i cartelli sulle porte d’ingresso: «Non si accettano ticket restaurant di alcun circuito». In altri locali il riferimento è solo ai buoni del circuito «Qui ticket», ossia quelli utilizzati dalla maggior parte dei dipendenti pubblici. Rispetto a questo ultimi si è rilevato che in molti casi vengono rifiutati, oppure vengono accettati solo per il 50% dell’importo speso. Conseguenza di ciò è i buoni pasto in possesso dei lavoratori sono diventati inspendibili e i lavoratori sono costretti a pagare in contanti il pranzo.

Buoni pasto: le ragioni del rifiuto

Come spiegato dagli esercenti, dispiaciuti dal dover negare un servizio, le commissioni sono divenute troppo alte passando da una percentuale compresa tra il 7% e il 12%, ad una che varia tra il 13 e il 20%. Inoltre i tempi di pagamento sono lunghi. I titolari di locali, supermercati e ristoranti sono costretti a raccogliere un numero significativo di tagliandi prima di poterne chiedere il pagamento. E poi devono attendere anche diversi mesi per il pagamento di quanto incassato, che per alcuni buoni va ben oltre i tempi previsti.


note

[1] Mise, decr. n. 122 del 07.06.2017; pubblicato in G.U. il 10.08.2017.

Autore immagine: Pixabay.com 


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