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Cosa succede se controllo Inps non ti trova casa?

5 Febbraio 2019


Cosa succede se controllo Inps non ti trova casa?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 5 Febbraio 2019



Il lavoratore ha diritto ad assentarsi dal lavoro se è malato. Tuttavia occorre prestare attenzione alle cosiddette visite fiscali.

Il diritto alla salute è un principio fondamentale nel nostro ordinamento. Da questo diritto deriva, tra le altre cose, la possibilità per il lavoratore malato di restare a casa ed assentarsi dal lavoro, in presenza di valida certificazione medica. Purtroppo c’è sempre chi fa il furbo e per questo sono state istituite le visite fiscali o visite di controllo. Si tratta della possibilità che degli ispettori dell’Inps vadano a casa del lavoratore in malattia a controllare che sia effettivamente malato e che non possa recarsi al lavoro. Infatti, come noto, l’indennità di malattia viene erogata dall’Inps ed è quindi interesse dell’istituto verificare che ne venga fatto un uso corretto. Cosa succede se controllo Inps non ti trova casa? In questo articolo cercheremo di dare una risposta.

Che cos’è la malattia?

Come abbiamo detto, il diritto alla salute costituisce uno dei capisaldi della nostra Costituzione [1]. La salute di ogni individuo è importante e va tutelata e ovviamente deve essere adeguatamente tutelata anche la salute del lavoratore.

Il problema, però, è che il rapporto di lavoro, di per sé, è un contratto di scambio: il dipendente va a lavorare e l’azienda gli paga lo stipendio. Da ciò deriva che, se non vi fossero leggi appositamente pensate per questo, il lavoratore che resta a casa in quanto malato perderebbe la retribuzione.

Proprio per questo motivo è stato messo in piedi un sistema, basato sull’indennità di malattia Inps, che consente ai dipendenti di ricevere comunque una somma di denaro anche se sono a casa malati.

Nel caso in cui, infatti, il lavoratore perdesse qualsiasi tutela economica in caso di malattia è evidente che egli cercherebbe in ogni modo di recarsi comunque al lavoro, sacrificando così il suo diritto alla salute.

Chi ha diritto all’indennità di malattia Inps?

L’indennità di malattia Inps non spetta a tutte le categorie di dipendenti. Innanzitutto il dipendente deve essere iscritto alla gestione previdenziale Inps. Pensiamo ai liberi professionisti: questi sono iscritti a delle casse previdenziali private e non possono dunque ottenere provvidenze dall’Inps.

Inoltre non tutte le categorie di lavoratori hanno accesso all’indennità di malattia Inps ma solo alcuni.

Tale indennità infatti spetta a:

  • operai del settore industriale;
  • operai ed impiegati del settore del terziario e dei servizi;
  • lavoratori agricoli;
  • lavoratori assunti con contratto di apprendistato;
  • disoccupati;
  • lavoratori che sono stati sospesi dal lavoro;
  • lavoratori che operano nello spettacolo;
  • lavoratori marittimi;
  • Lavoratori iscritti alla gestione separata Inps [2].

Chi non ha diritto all’indennità di malattia Inps?

A titolo di mero esempio, l’indennità di malattia Inps non spetta a:

  • collaboratori familiari;
  • impiegati del settore industriale;
  • quadri (sia del settore industria che artigianato);
  • dirigenti;
  • portieri;
  • lavoratori autonomi.

Per quanto tempo spetta l’indennità di malattia Inps?

Il diritto all’indennità di malattia Inps inizia a partire dal 4° giorno di malattia in quanto i primi 3 giorni, comunemente denominati “periodo di carenza“, non sono pagati dall’Inps.

Per evitare che il lavoratore perda in questo modo molti soldi, soprattutto se ad esempio il dipendente si ammala spesso ma per brevi periodi, i Ccnl prevedono di solito che nei giorni di carenza sia l’azienda a farsi carico di erogare comunque la retribuzione al dipendente.

In teoria, comunque, se il rapporto di lavoro non prevede l’applicazione del Ccnl in quei 3 giorni il lavoratore non percepisce alcunché.

La malattia viene pagata per tutto il periodo coperto dal certificato medico che attesta la malattia e che indica la prognosi, ossia, il numero di giorni che servono al dipendente per guarire e per poter tornare al lavoro.

La malattia continua ad essere pagata se, alla scadenza del certificato, ne viene emesso un altro oppure viene prorogato il primo.

In ogni caso, l’Inps eroga la malattia per un periodo massimo di 180 giorni nell’anno solare.

Viene considerato rientrante nel periodo di malattia anche l’eventuale ricovero del dipendente, sia in regime ordinario che in regime di day hospital, a patto che la relativa certificazione indichi una diagnosi specifica.

Quali sono gli obblighi del dipendente in malattia?

La malattia impone al dipendente obblighi specifici sia verso il datore di lavoro sia verso l’Inps.

Infatti, se è vero che il lavoratore ha diritto a stare a casa nel periodo coperto dal certificato medico, è pur vero che egli deve sempre e comunque evitare di creare problemi e disagi organizzativi all’impresa presso cui opera.

Per questo egli deve:

  • comunicare tempestivamente l’assenza per malattia;
  • vigilare sul fatto che il datore di lavoro abbia correttamente ricevuto il certificato di malattia;
  • porre in essere tutti gli accorgimenti che possano accelerare la guarigione così da tornare il prima possibile al lavoro;
  • non svolgere durante la malattia attività che contraddicono lo stato morboso;
  • il certificato medico viene trasmesso telematicamente all’Inps e viene ricevuto in automatico anche dal datore di lavoro. Nel caso in cui la trasmissione telematica non sia possibile, il lavoratore in malattia deve, entro il termine di due giorni dalla data del rilascio, inviare o presentare il certificato di malattia all’Inps e l’attestato al proprio datore di lavoro.

Lo stato di malattia, come abbiamo visto, coinvolge non solo l’azienda ma anche l’Inps, che paga materialmente l’indennità di malattia.

Per questo il dipendente in malattia ha anche degli obblighi da rispettare nei confronti dell’Inps, vale a dire:

  • il lavoratore in malattia deve prestare la massima attenzione affinché i dati anagrafici e quelli relativi al domicilio per la reperibilità, inseriti dal medico all’interno del certificato medico, siano corretti;
  • nel caso in cui la trasmissione telematica non sia possibile, il lavoratore in malattia deve, entro il termine di due giorni dalla data del rilascio, inviare o presentare il certificato di malattia all’Inps e l’attestato al proprio datore di lavoro;
  • come abbiamo visto il lavoratore deve indicare nel certificato medico l’indirizzo di reperibilità. Qualora il dipendente abbia l’effettiva necessità di dover modificare l’indirizzo di reperibilità fornito, durante il periodo di malattia che rientra nella prognosi del certificato medico, egli dovrà darne tempestivamente comunicazione, con congruo anticipo, oltre che al datore di lavoro, anche all’Inps con le seguenti modalità [3]:
    • posta elettronica: inviando una e-mail indirizzata alla casella del medico legale Inps;
    • fax: inviando specifica comunicazione al numero di fax indicato dalla Struttura territoriale;
    • contact center multicanale: contattando il numero verde 803.164.

Le visite fiscali

La falsa attestazione della malattia è un comportamento scorretto ed illegittimo del dipendente sia nei confronti del datore di lavoro, qualificabile come un vero e proprio inadempimento contrattuale, sia nei confronti dell’Inps, alla quale viene di fatto chiesto di usufruire di una provvidenza di cui non si ha diritto.

È per questo che occorre fare molta attenzione quando si è in malattia.

Per vigilare sulla corretta attestazione della malattia e scovare eventuali furbetti esistono le cosiddette visite fiscali. Si tratta di visite che il personale incaricato dell’Inps può compiere presso l’indirizzo di residenza o di domicilio che il medico ha indicato nel certificato medico e che, come detto, se subisce modifiche deve essere subito comunicato da parte del lavoratore.

Le fasce di reperibilità alla visita fiscale, detta anche visita medica di controllo domiciliare, sono, per tutti i giorni compresi nella certificazione di malattia:

  • dalle ore 10,00 alle ore 12,00;
  • dalle ore 17,00 alle ore 19,00.

In queste fasce, dunque, il lavoratore in malattia deve stare a casa poiché può ricevere la visita fiscale. Tali visite possono essere effettuate direttamente dall’Inps oppure su richiesta dell’azienda.

L’obiettivo è verificare se effettivamente il lavoratore si trova in uno stato morboso che gli impedisce di recarsi al lavoro.

Cosa succede se l’ispettore Inps non trova il dipendente a casa?

L’assenza durante la visita medica di controllo può comportare l’applicazione a carico del lavoratore di specifiche sanzioni.

In particolare, se l’assenza alla visita medica di controllo non è giustificata, il lavoratore subirà l’irrogazione di sanzioni e la non indennizzabilità delle giornate di malattia in base al prospetto che segue:

  • in caso di prima assenza a visita di controllo non giustificata il dipendente subirà una penalizzazione pari ad un massimo di 10 giorni di calendario, dall’inizio dell’evento;
  • in caso di seconda assenza a visita di controllo non giustificata il dipendente subirà una penalizzazione pari al 50% dell’indennità nel restante periodo di malattia;
  • in caso di terza assenza a visita di controllo non giustificata il dipendente subirà una penalizzazione pari al 100% dell’indennità dalla data della terza assenza .

Il medico di controllo domiciliare che si è recato fisicamente al domicilio del lavoratore riscontra l’assenza del dipendente tramite il rilascio di invito a visita medica di controllo ambulatoriale in busta chiusa.

Assenza alla visita medica di controllo: scatta il licenziamento?

L’assenza del lavoratore durante la visita medica di controllo e, dunque, nell’ambito delle fasce orarie di reperibilità, oltre che esporre alle penalizzazioni economiche che abbiamo visto, è anche un comportamento scorretto verso il datore di lavoro che ha interesse a ricevere la prestazione lavorativa e quindi a verificare l’effettiva sussistenza della malattia che impedisce al dipendente di recarsi al lavoro [4].

Il lavoratore può essere sanzionato, in relazione alla gravità del caso, anche con il licenziamento per giusta causa [5]. Ovviamente non esiste una regola generale ma occorre, di volta in volta verificare le caratteristiche concrete del singolo caso.

In particolare, per capire se l’assenza alla visita fiscale possa legittimare l’apertura di un procedimento disciplinare occorre verificare:

  • la presenza di una giustificazione dell’assenza del dipendente alla visita;
  • la cosiddetta recidiva, ossia, se il dipendente ha già in passato subito procedimenti disciplinari per essere assente alle visite di controllo oppure se è la prima volta che succede questo.

Quali possono essere le giustificazioni?

L’assenza del dipendente alla visita fiscale può essere considerata scusabile ogni volta in cui il lavoratore possa dimostrare che era assente per un motivo valido o per una causa di forza maggiore.

Sono stati considerate scusabili le assenza in caso di:

  • visita medica presso l’ambulatorio del medico, nei casi in cui il lavoratore poteva recarsi dal medico solo durante le fasce di reperibilità della visita di controllo;
  • urgente bisogno di uscire di casa per andare in farmacia a comperare medicine connesse alla malattia certificata dal medico;
  • necessità di visitare familiari ricoverati in ospedale, anche in questo caso, solo se l’orario di visita coincide con le fasce di reperibilità;
  • necessità di allontanarsi da casa per un’urgenza occorsa a parenti stretti;
  • necessità di recarsi presso una struttura e ricevere cure urgenti;
  • volontariato impossibile da realizzarsi in orari differenti dalle fasce di reperibilità.

Nonostante la presenza di una causa giustificativa dell’assenza, il datore di lavoro potrebbe comunque aprire il procedimento disciplinare. In questo caso il lavoratore, ricevuta la lettera di contestazione disciplinare con cui l’azienda lo incolpa di essere risultato assente alla visita fiscale, avrà 5 giorni di tempo o un periodo maggiore di tempo previsto dal Ccnl, per giustificarsi e, ad esempio, spiegare il motivo legittimo per cui è stato assente, allegare documenti che comprovano la ragione giustificativa, etc.

Il datore di lavoro potrà accettare o meno le giustificazioni e, se deciderà di licenziare comunque il dipendente, quest’ultimo potrà tuttavia utilizzare la presenza di una valida ragione giustificativa in un eventuale giudizio di impugnazione del licenziamento.

note

[1] Art. 32, Cost.

[2] Cfr. la gestione separata di cui all’art. 2 co. 26 L. 335/95.

[3] Cfr. Messaggio Inps n. 1290 del 22.01.2013.

[4] Cass. n. 5090 del 21.05.1998.

[5] Cass. n. 6618 del 20.03.2007.


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