Diritto e Fisco | Editoriale

Corruzione: quando è reato

22 Febbraio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 Febbraio 2019



In cosa consiste la corruzione, quali sono i suoi elementi essenziali e quando integra gli estremi di un illecito penale.

Per ottenere (o anche solo per ottenere più velocemente) la concessione edilizia che hai richiesto per la costruzione del tuo appartamento, il capo dell’ufficio tecnico (pubblico ufficiale) del comune ti ha chiesto una somma di denaro? Il tuo professore universitario, per farti superare un esame difficile in breve tempo e senza preparazione, ti ha proposto di pagare? In entrambi i casi, hai dovuto elargire dei soldi per ottenere ciò che desideravi e (magari) non ne eri neanche meritevole (se la costruzione che vuoi fare è abusiva o se hai superato l’esame senza studiare); per cui, adesso che la legge è diventata ancora più severa nel voler punire e reprimere le condotte corruttive, ti chiedi cosa rischi? Il pubblico ufficiale (e non solo) che in cambio di denaro o altra utilità (qualsiasi vantaggio materiale o morale, patrimoniale e non) compie un atto contrario ai propri doveri di ufficio è colpevole di corruzione. La corruzione è, appunto, il comportamento di chi utilizza il proprio potere per fini personali ed include ogni forma di abuso di potere; in particolare si verifica quando un soggetto agisce contro i propri doveri ed obblighi (non dovrei concederti la concessione edilizia o dovrei bocciarti all’esame perché non sei preparato e invece ti favorisco) a fronte del conseguimento di denaro o altre utilità. La corruzione si qualifica come reato contro la pubblica amministrazione e vede l’interazione di un privato ed un pubblico funzionario che si accordano perché il primo corrisponda al secondo un compenso non dovuto (una somma di denaro o un’altra utilità) in cambio di un atto inerente alla funzione ed alle attribuzioni di quest’ultimo. E, attenzione, sia il corrotto che il corruttore (dunque sia il privato che il pubblico ufficiale) saranno ritenuti responsabili di corruzione e puniti allo stesso modo. Vediamo insieme in questo articolo quando la corruzione è reato, quali sono i caratteri essenziali di questo delitto e quali sono le pene previste in caso di condanna.

Cos’è la corruzione?

La corruzione è un reato previsto nel nostro ordinamento a tutela del corretto e limpido esercizio della pubblica amministrazione. Si tratta di un reato rientrante sia nella categoria dei reati propri (ovvero di quelli che possono essere commessi solo da soggetti particolari come, nel nostro caso, i pubblici ufficiali), sia tra i reati comuni (ovvero quelli che possono essere commessi da chiunque); ciò è possibile proprio perché il corrotto deve essere necessariamente un pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio, mentre il corruttore può essere qualunque privato cittadino. Il delitto di corruzione si suddivide in diverse fattispecie:

  • corruzione per l’esercizio della funzione;
  • corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio;
  • corruzione in atti giudiziari;
  • corruzione di persona incaricata di pubblico servizio.

 Cos’è la corruzione impropria?

Quando un pubblico ufficiale accetta la prestazione o la promessa di denaro o altra utilità in cambio del compimento di un atto del suo ufficio (che avrebbe comunque dovuto compiere), è colpevole del reato di corruzione [1]. Il pubblico ufficiale (ed il corruttore) saranno condannati non per l’atto che è lecito e dovuto ma per l’illecito compenso. Immaginiamo il medico convenzionato che percepisce compensi (e ovviamente non dovrebbe) per visitare a domicilio i pazienti. La pena prevista per questo reato (sia per il corrotto che per il corruttore) è della reclusione da tre a otto anni (pena aumentata con la legge spazzacorrotti).

 Cos’è la corruzione propria?

La corruzione che potremmo definire più grave, si realizza quando un pubblico ufficiale accetta la dazione o promessa di denaro per omettere o ritardare il compimento di un atto del suo ufficio ovvero per compiere un atto contrario ai doveri del suo ufficio [2]. Immaginiamo il pagamento ad un tenente colonnello dei carabinieri in cambio della rivelazione di informazioni riservate e segrete oppure il pagamento di fatture effettuato da un’azienda ospedaliera con tempi anticipati rispetto all’ordine cronologico, nonostante le sofferenze di cassa impediscano la regolare e puntuale liquidazione di quanto dovuto ai vari fornitori di beni e servizi ospedalieri. In questi casi la pena prevista è più alta ovvero della reclusione da sei a dieci anni.

Cos’è la corruzione in atti giudiziari?

La corruzione in atti giudiziari si realizza quando la stessa (sia propria che impropria) è finalizzata a favorire o danneggiare una parte in un processo civile, penale o amministrativo o da tale fatto deriva la condanna ingiusta di taluno [3]. In queste ipotesi la pena, per il primo caso, è della reclusione da sei a dodici anni mentre in caso di ingiusta condanna:

  • se quest’ultima è della reclusione non superiore a cinque anni, la pena è della reclusione da sei a quattordici anni;
  • se, invece, l’ingiusta condanna è della reclusione superiore a cinque anni o all’ergastolo, la pena è della reclusione da otto a venti anni.

Immaginiamo la ripetuta dazione di utilità economiche al giudice delegato ai fallimenti da parte di singoli professionisti privati in vista di corrispettivi vantaggi patrimoniali costituiti dal conferimento di sempre nuovi incarichi di curatori nelle fallimentari e della liquidazione di compensi nella massima misura tariffaria oppure l’assegnazione irregolare dei processi (tramite manipolazione dei criteri automatici di assegnazione) ai giudici onorari compiacenti

Cos’è la corruzione di persona incaricata di pubblico servizio?

La corruzione per l’esercizio della funzione, ovvero per un atto contrario ai doveri di ufficio, si applica anche all’incaricato di un pubblico servizio. Sono incaricati di un pubblico servizio coloro i quali, a qualunque titolo, prestano un pubblico servizio e per pubblico servizio deve intendersi un’attività disciplinata nelle stesse forme della pubblica funzione, ma caratterizzata dalla mancanza dei poteri tipici di questa ultima, con esclusione dello svolgimento di semplici mansioni di ordine e della prestazione di opera meramente materiale. Sono pacificamente considerati incaricati di pubblico servizio: gli impiegati degli enti pubblici che collaborano con i pubblici ufficiali nell’opera da questi espletata e coloro i quali, pur senza formale investitura, esplichino di fatto un servizio pubblico, in ragione della connessione dell’attività con la funzione pubblica; gli esattori delle società concessionarie di erogazione del gas; i custodi dei cimiteri; le guardie particolari giurate; gli addetti alla riscossione delle tasse automobilistiche; i bidelli delle scuole; i portalettere e gli impiegati postali addetti alla regolarizzazione dei bollettini dei pacchi; i farmacisti ; i sacerdoti e i conduttori di programmi televisivi. Le pene, in tal caso, sono ridotte in misura non superiore ad un terzo [4].

Le novità legislative sul reato di corruzione.

Avrai senza dubbio sentito parlare della legge spazzacorrotti (in vigore dal 31 gennaio) [5] che  (come intuibile dal nome stesso) tende ad inasprire le pene e a punire in ogni modo i corrotti. Tra le novità più significative si segnalano:

  • la previsione di un Daspo a vita per i corrotti e corruttori, i quali saranno interdetti in modo perpetuo dai pubblici uffici;
  • l’introduzione di ulteriori ipotesi di corruzione quali ( a titolo esemplificativo) la corruzione propria aggravata, l`induzione indebita a dare o promettere utilità,  la corruzione attiva, l`istigazione alla corruzione,  i reati di corruzione nelle sue diverse forme commessi da membri della Corte penale internazionale, da organi e funzionari dell’Unione europea o di Stati esteri, il traffico di influenze illecite;
  • l’introduzione di una nuova causa di non punibilità che prevede l’impunità per chi abbia commesso i reati di corruzione qualora li denunci volontariamente (prima che il suo nome sia iscritto sul registro degli indagati, e, comunque, entro quattro mesi dalla commissione del fatto) e fornisca indicazioni utili e concrete per assicurare la prova del reato e per individuare gli altri responsabili.

note

[1] Art. 318 cod. pen.

[2]Art. 319 cod. pen.

[3] Art. 319 ter cod. pen.

[4] Art. 320 cod. pen.

[5] L.3/2019.


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