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Utero in affitto: è legale in Italia?

5 Febbraio 2019


Utero in affitto: è legale in Italia?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 5 Febbraio 2019



Maternità surrogata: non è possibile dare il proprio figlio neonato ad altri. L’utero in affitto costituisce reato per violazione delle norme sull’adozione.

Immagina che una coppia si metta d’accordo con un’altra affinché quest’ultima conceda alla prima il proprio neonato non appena partorito. Il tutto con la complicità del ginecologo che, dietro compenso di una somma di denaro, promette di alterare lo stato di nascita del piccolo, in modo che risulti figlio naturale della coppia richiedente. Un accordo di questo tipo, volto a superare le trafile burocratiche dell’adozione e ottenere l’affidamento di un bambino sin dalla sua tenera età, si può considerare lecito? Quali sono le conseguenze per il ginecologo e quali quelle per i quattro genitori se tra questi non c’è stato alcuno scambio di denaro e, quindi, nessun lucro? L’utero in affitto è legale in Italia? La risposta è stata fornita dalla Cassazione con una recente sentenza [1].

Utero in affitto: rischi

Le coppie che decidono di adottare devono seguire una procedura lunga e complessa che ha lo scopo di garantire l’interesse del minore a vivere in una famiglia adeguata alle sue caratteristiche e necessità. L’interesse dei coniugi di costituire una famiglia diventa pertanto secondario rispetto all’interesse e al benessere del minore.

In generale l’adozione di minori è riservata a una coppia unita in matrimonio e può riguardare un minore (italiano o straniero) dichiarato adottabile dal tribunale per i minorenni italiano (c.d. adozione nazionale) oppure un minore straniero dichiarato adottabile dall’autorità di un Stato estero (c.d. adozione internazionale). In entrambi i casi le procedure sono molto complesse e richiedono tempi assai lunghi. Questa però non è una scusa per travalicare gli iter previsti dalla normativa e concordare l’utero in affitto. 

Nella sentenza in commento la Corte ha ribadito la centralità e l’importanza della norma che regola la disciplina sulle adozioni nel tutelare il diritto dei minori e così reprimere ogni condotta volta a superare la centralità della sua figura, rispetto ai desideri degli adulti. Dunque, no all’utero in affitto. Si tratta di un comportamento che, ancor oggi, con o senza fine di lucro, costituisce reato, quello di affidamento illegale di minore. In particolare, la legge punisce [2] chiunque, in violazione delle norme di legge sull’adozione, affida a terzi in modo definitivo un minore, oppure lo avvia all’estero perché sia definitivamente affidato. La sanzione è la reclusione da uno a tre anni. Leggi anche Dare il proprio figlio neonato ad altri: cosa si rischia?

Maternità surrogata: cos’è?

Dire «maternità surrogata» o «utero in affitto» è la stessa cosa. La nostra legge vieta il contratto detto di maternità surrogata: si tratta di un accordo concluso da una coppia sterile (o anche da un single) con una donna, con o senza corrispettivo con cui si prevede che:

  • la donna si obbliga (con il consenso del proprio marito, se coniugata) a farsi fecondare artificialmente dal componente maschio della coppia committente, da un terzo o anche, per via naturale da suo marito (si parla in questi casi di madre in senso genetico e gestazionale) o a ricevere l’impianto di embrione non suo (si parla di  «maternità portante» o di «gestazione per altri») e a condurre a termine la gravidanza;
  • il bambino nato, subito dopo il parto, deve essere consegnato alla coppia committente;
  • la madre che ha condotto a termine la gestazione viene esclusa definitivamente dalla vita del nascituro.

Come detto, la legge punisce chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza la surrogazione di maternità con la reclusione da 3 mesi a 2 anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro.

Quando scatta il reato?

Il reato di affidamento illegale di un minore non richiede la promessa di un compenso economico come corrispettivo della consegna del minore stesso, essendo tale compenso previsto solo come condizione di punibilità per colui che riceve il minore in illecito affidamento. Quindi «solo per chi riceve il minore in illecito affidamento, con il carattere della definitività e quindi della tendenziale stabilità, la norma richiede ai fini della integrazione del reato che vi sia stato il pagamento di un corrispettivo economico o di altra utilità; tale elemento non è invece necessario per l’integrazione del delitto previsto per colui che ceda il minore o comunque si ingerisca nella sua consegna».

In buona sostanza, il corrispettivo di danaro non è condizione del reato per colui che ceda il minore o comunque si ingerisca nella sua consegna, essendo previsto anche un aggravamento della pena nel caso in cui il fatto sia commesso dal genitore. Lo scopo della legge è evidente: «chi affida illegittimamente il minore viola sempre l’interesse del minore ad un affidamento nel rispetto di tutte le condizioni poste dalla norma a sua tutela». Il nostro Paese prevede la primaria tutela di ogni figlio a godere della propria madre, con un aggravamento della pena se a provvedere alla sua “cessione” sia stata la genitrice, e questo anche in assenza di un corrispettivo economico.

Maternità surrogata negli altri Stati 

L’utero in affitto è altresì illegale in Germania, Austria, Estonia, Islanda, Bulgaria, Danimarca, Finlandia, Francia, Slovenia, Spagna, Svezia, Ungheria. In altri Paesi è invece lecito seppur sottoposto a condizioni (ad esempio: Grecia, Gran Bretagna, Olanda, Albania, Polonia, Russia, Stati Uniti e Ucraina). In altri ancora è tollerata e quindi priva di una regolamentazione esplicita (ciò accade ad esempio in Belgio e Repubblica Ceca).

Turismo procreativo

Al fine di superare i divieti della nostra normativa, molti cittadini italiani (o coppie di cui uno solo è italiano) si sono recati in Stati esteri ove l’utero in affitto è legale per concludere un contratto di maternità surrogata (cosiddetto turismo procreativo). Quando il bambino nasce, la nascita viene registrata dall’ufficiale di Stato civile dello Stato estero che rilascia ai genitori/contraenti italiani un atto di nascita che attesta che il bambino è loro figlio. I genitori successivamente, prima di tornare in Italia, devono chiedere attraverso il Consolato o l’Ambasciata la trascrizione di tale atto nei registri dello Stato civile italiano (infatti se l’atto di nascita non risulta trascritto nei registri dello Stato civile italiano lo status di figlio non può essere riconosciuto).  

Alla maternità surrogata all’estero ricorrono anche coppie eterosessuali e omosessuali che non possono adottare un figlio per mancanza dei requisiti.

Sulla validità di tale procedura una volta che la coppia fa ritorno in Italia, la nostra legge non dispone nulla, ma non mancano sentenze della giurisprudenza che hanno ritenuto tale intento un raggiro alla legge, con conseguente applicazione del reato di alterazione di stato civile [3]. Di recente però l’indirizzo della giurisprudenza è mutato e si è ritenuto che i genitori che chiedono la trascrizione in Italia del figlio nato all’estero da un utero in affitto non rendono alcuna dichiarazione mendace né contraffanno o alterano l’atto di nascita [4].

note

[1] Cass. sent. n. 2173/19 del 17.01.2019.

[2] Art. 12, co. 6, Legge n. 40/2004: «Chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o di embrioni o la surrogazione di maternità è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro».

[3] Cass. 11 novembre 2014 n. 24001, App. Brescia 17 gennaio 2013, App. Brescia 14 agosto 2012.  

[4] Cass. pen. 5 aprile 2016 n. 13525 e, tra le altre pronunce di merito, ricordiamo: Trib. pen. Pisa 19 giugno 2015 n. 687, Trib. pen. Milano 12 giugno 2015 n. 3301, GUP Trib. Varese 8 ottobre 2014, Trib. pen. Milano 14 aprile 2014, Trib. pen. Milano 13 gennaio 2014.

Autore immagine 123rf com


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