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Responsabilità dello psicologo

25 Febbraio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 Febbraio 2019



Quali sono le responsabilità giuridiche dello psicologo? Quando si può chiedere il risarcimento dei danni? Responsabilità civile e penale dello psicologo.

Sempre più persone ricorrono allo psicologo per curare alcune problematiche nei confronti delle quali la medicina tradizionale sembra non sortire effetti. Lo psicologo è un professionista che, durante il suo percorso universitario, ha approfondito lo studio delle patologie psicologiche, cioè di quei disturbi mentali che possono essere curati senza l’assunzione di famaci. In estrema sintesi, lo psicologo cura i disagi che, a lungo andare, possono causare problemi di salute anche molto seri. Al pari della professione medica, lo psicologo abilitato dallo Stato e iscritto all’Ordine esercita una professione con finalità sanitarie di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione. Per molti, la professione dello psicologo risulta “fumosa”, cioè incerta, non inquadrabile precisamente all’interno di un’attività ben precisa. Questo discorso emerge soprattutto in punto di responsabilità dello psicologo: cosa accade se il paziente non mostra alcun miglioramento o, addirittura, sembra peggiorare? Si può fare causa ad uno psicologo che non ha fatto bene il proprio lavoro? Lo psicologo può violare l’obbligo di riservatezza? Con questo articolo vorrei parlarti della responsabilità dello psicologo.

Psicologo: responsabilità civile

Parliamo della responsabilità dello psicologo cominciando dai profili civilistici. Si può chiedere il risarcimento allo psicologo che ha cagionato un danno al proprio assistito? Ebbene, quello dello psicologo è un lavoro come un altro e, pertanto, è sicuramente soggetto a responsabilità. Nello specifico, lo psicologo è un professionista sanitario e, in quanto tale, può sicuramente incorrere in responsabilità.

Innanzitutto, la responsabilità civile dello psicologo, così come quella di ogni altro, è subordinata alla prova del pregiudizio patito a seguito dell’attività del professionista: di conseguenza, dovrai dimostrare che dalla terapia te ne sia venuto un danno, oppure tu non abbia affatto tratto giovamento, pur pagando puntualmente la parcella.

Inoltre, profili di responsabilità dello psicologo sorgono anche quando egli viene meno ad alcuni doveri deontologici tipici della sua professione, quale quello di mantenere l’assoluto segreto circa le confidenze fattegli dal paziente durante la terapia. Inoltre, qualora lo psicologo cominciasse a prescrivere farmaci, l’assunzione di questi e le conseguenze negative che ne potrebbero derivare ben legittimerebbero il paziente a chiedere il risarcimento dei danni.

Psicologo: come provare la sua responsabilità

Affinché si integri la responsabilità dello psicologo è quindi necessario dimostrare il nesso causale tra l’attività del professionista e il danno lamentato. Ora, è chiaro che, in un settore particolare come quello di cui parliamo, dimostrare una cosa del genere non è facile: ed infatti, una cosa è provare che, dall’assunzione di un farmaco, sia derivata una conseguenza spiacevole, altra cosa è provare che tale conseguenza derivi da un metodo psicologico sbagliato.

Tuttavia, è sempre possibile dimostrare che lo psicologo abbia dato dei suggerimenti sbagliati: poiché l’attività di questo professionista consiste anche nel consigliare nuovi modi di approcciarsi alla vita e, quindi, di trascorrere le proprie giornate, è ben possibile che una di tali prescrizioni si sia dimostrata altamente deleteria per il paziente, facendogli patire un pregiudizio. Pensa, ad esempio, allo psicologo che persuada il cliente ad abbandonare gli studi, a tagliare i ponti con i genitori, ecc.

Psicologo: responsabilità penale

La responsabilità dello psicologo può essere anche di natura penale, e si integra ogni volta che, dalla propria condotta, può derivare un’ipotesi di reato. A parte l’esempio classico di esercizio abusivo della professione [1] (lo psicologo che si spaccia per tale pur non essendo laureato oppure iscritto all’albo), questo professionista può incorrere in delitto quando non sporga denuncia per i fatti criminosi che ha appreso nell’esercizio delle sue funzioni in qualità di pubblico ufficiale o di incaricato di pubblico servizio. Procediamo con ordine.

Psicologo: obbligo di denuncia e di referto

Devi sapere che, in Italia, non esiste un obbligo di sporgere denuncia, se non in casi molto particolari; questo significa che, se assisti ad una rapina, ad un furto oppure ad una violenza fisica, non sei tenuto a recarti dai carabinieri per segnalare l’accaduto. Questa libertà viene meno per i pubblici ufficiali e gli incaricati di un pubblico servizio: questi, se assistono oppure hanno notizia di un fatto criminoso in ragione del loro servizio, sono tenuti a sporgere denuncia nel minor tempo possibile, pena integrazione del reato di omessa denuncia, che diventa omesso referto nel caso in cui il responsabile sia un esercente una professione sanitaria, quando la propria assistenza è prestata in casi che presentano i connotati del delitto.

In pratica, in deroga alla norma deontologica in base alla quale è tenuto a mantenere il segreto professionale, sullo psicologo può incombere l’obbligo di denuncia ovvero quello di referto, a seconda che egli rivesta o meno la qualifica di pubblico ufficiale o di incaricato di pubblico servizio. E così, avremo le seguenti ipotesi:

  • se lo psicologo esercita la propria professione quale dipendente di una struttura ospedaliera pubblica o, comunque, in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale, egli acquisirà la veste di pubblico ufficiale o di incaricato di pubblico servizio e, pertanto, sarà obbligato a denunciare i fatti costituenti reato che avrà appreso o a cui avrà assistito nello svolgimento delle sue funzioni (sempreché il reato sia procedibile d’ufficio) [2]. Ad esempio, se lo psicologo apprende dal suo paziente che il vicino di casa spaccia droga, egli sarà tenuto a farne denuncia;
  • se lo psicologo esercita la propria professione nel suo studio privato, allora egli non potrà essere considerato un pubblico ufficiale, ma resterà pur sempre un professionista sanitario, con obbligo di segnalare all’autorità giudiziaria ogni delitto procedibile d’ufficio che sia desumibile da un caso a cui ha prestato assistenza, a meno che la sua denuncia non esponga a procedimento penale il suo stesso assistito [3]. Questo significa che, a differenza dell’ipotesi di cui sopra, lo psicologo dovrà denunciare solamente se il suo assistito è stato vittima di un reato procedibile d’ufficio, come ad esempio una grave violenza fisica oppure una violenza sessuale di gruppo.

Da questa distinzione deriva una conseguenza molto importante: lo psicologo/pubblico ufficiale a cui il proprio paziente dovesse confessare un reato procedibile d’ufficio, è tenuto a farne denuncia all’autorità giudiziaria, pena il rischio di incorrere a propria volta nel reato di omessa denuncia.

Ad ogni modo, il codice deontologico degli psicologi dice che, nel caso di obbligo di referto o di obbligo di denuncia, lo psicologo limita allo stretto necessario il riferimento di quanto appreso in ragione del proprio rapporto professionale, ai fini della tutela psicologica del soggetto; nelle altre circostanze, egli valuta con attenzione la necessità di derogare totalmente o parzialmente alla propria doverosa riservatezza, qualora si prospettino gravi pericoli per la vita o per la salute psicofisica del soggetto e/o di terzi [4].

Psicologo: altri casi di responsabilità penale

La responsabilità penale dello psicologo può estendersi ai casi in cui eserciti una violenza fisica o anche morale sul suo paziente, ad esempio tentando di plagiarlo in maniera del tutto evidente: fornire la prova di tale reato, però, non è facile, considerando anche che il codice penale non prevede un esplicito reato riguardante la manipolazione mentale.

Molto si è discusso della responsabilità dello psicologo nel caso di morte del paziente e, soprattutto, nel caso di suicidio. A mio avviso, se di responsabilità si dovesse trattare, si rientrerebbe più nella sfera civilistica (professionista che non fa bene il proprio lavoro) che in quella penale, a meno che non si ravvisino gli estremi del grave reato di istigazione o aiuto al suicidio, che ricorre quando si determini o si rafforzi in un’altra persona il proposito di togliersi la vita [5].

note

[1] Art. 348 cod. pen.

[2] Artt. 361 e 362 cod. pen.

[3] Art. 365 cod. pen.

[4] Art. 13 Cod. deontologico degli psicologi italiani.

[5] Art. 580 cod. pen.

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7 Commenti

    1. Ciao Tamara. Allo psicologo si può dire tutto ciò che possa essere utile per la propria guarigione, poiché egli opera solamente attraverso l’ascolto, il dialogo e la comprensione. E’ fondamentale che egli sia messo al corrente di quante più informazioni possibili. Devi però sapere che lo psicologo, nell’esercizio della sua professione, è obbligato per legge a denunciare all’autorità giudiziaria i reati di cui ha avuto conoscenza grazie al proprio lavoro; talvolta, poi, è obbligato addirittura a denunciare il proprio paziente! Hai compreso bene: se confessi al tuo psicologo di aver commesso un reato perseguibile d’ufficio, rischi di essere denunciato.

    1. L’obiettivo principale che si propongono le attività di counseling è di consentire all’individuo di superare momentanei periodi di difficoltà che possono essere determinati da momenti di passaggio e di cambiamento, stati di crisi personale o famigliare, processi evolutivi. Con queste tecniche l’individuo può: migliorare le proprie competenze di comunicazione e di relazione con gli altri; maturare e sviluppare una maggiore e più profonda conoscenza di sé stesso; acquisire una maggiore capacità di gestire lo stress; superare e lasciarsi alle spalle dei periodi transitori di difficoltà; mettere da parte delle problematiche che non abbiano i caratteri delle patologie psichiche; soprattutto se c’è una forte insicurezza di fondo, maturare una maggiore capacità di assumere decisioni consapevoli.

    1. Se lo psicologo assume la qualifica di pubblico ufficiale o di incaricato di un pubblico servizio, egli è tenuto a denunciare ogni reato procedibile d’ufficio di cui ha conoscenza: ciò significa che potrà denunciare sia te, nel caso in cui tu gli confessi di aver compiuto un reato, sia qualsiasi altra persona di cui gli avrai parlato e al quale sia riconducibile un crimine (ad esempio, se gli hai detto che il tuo vicino spaccia, oppure ruba, ecc.). Se lo psicologo è solo un professionista sanitario, non potrà denunciare te, ma solamente altre persone nel caso in cui dalla sua assistenza emerga che un delitto procedibile d’ufficio è stato commesso (ad esempio, se dici al tuo psicologo che da bambino hai subito violenze, egli dovrà farne denuncia). Leggi il nostro articolo: posso dire tutto allo psicologo? https://www.laleggepertutti.it/273638_posso-dire-tutto-allo-psicologo

  1. Buongiorno,
    forse mi è sfuggita una novella normativa, è recente la possibilità che lo psicologo prescriva farmaci? Sapevo che fosse consentito allo psichiatra ma non allo psicologo. Che io sappia sono due figure regolamentate in maniera decisamente diversa, il primo è un medico chirurgo specializzato in psichiatria e quindi autorizzsto alla prescrizione farmacologica in quanto medico, il secondo non essendo medico non può, salvo nuove disposizioni normative che ignoro, prescrivere preparati farmaceutici!

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