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Agenzia delle entrate riscossione: rappresentanza in giudizio

5 Febbraio 2019


Agenzia delle entrate riscossione: rappresentanza in giudizio

> Diritto e Fisco Pubblicato il 5 Febbraio 2019



Il fisco può difendersi solo con i propri dipendenti o con l’avvocatura dello Stato. Gli avvocati “privati” possono stare in giudizio solo in Cassazione, ma a determinate condizioni.

Uno dei motivi che maggiormente ha interessato, negli ultimi tempi, le controversie in materia di opposizione alle cartelle esattoriali è la questione della difesa in giudizio di Agenzia delle Entrate Riscossione. In particolare diversi contribuenti – per bocca dei propri avvocati – hanno sostenuto che l’Ente pubblico non potrebbe difendersi con avvocati del libero foro (i professionisti privati), ma deve invece ricorrere ai propri dipendenti. Proprio come è tenuta a fare per legge l’Agenzia delle Entrate e quella delle Dogane e monopoli. Sulla questione si è pronunciata proprio l’anno scorso la Cassazione [1] e, più di recente, la Commissione Tributaria Regionale del Lazio [2]. Entrambe hanno risolto il problema relativo alla rappresentanza in giudizio di Agenzia Entrate Riscossione nel seguente modo.

Costituzione in giudizio di Agenzia delle Entrate Riscossione

Come noto, dal 10 luglio 2017, le società del Gruppo Equitalia sono sciolte. Al loro posto è subentrato un ente pubblico denominato Agenzia Entrate Riscossione sottoposto alla vigilanza del Ministero Economia e Finanze. L’ente è subentrato in tutti i rapporti attivi e passivi di Equitalia, ivi compresi i crediti derivanti da ruoli già affidati e per le cartelle esattoriali notificate ai contribuenti.

Il trasferimento di funzioni ha avuto effetto anche in ambito processuale: tutte le cause da intentarsi per debiti esattoriali devono essere avviate nei confronti di Agenzia Entrate Riscossione.

Rappresentanza processuale di Agenzia Entrate Riscossione

La nuova normativa [3] ha esteso l’inammissibilità della rappresentanza processuale tramite gli avvocati “privati”, oltre che espressamente agli uffici dell’Agenzia delle entrate e a quelli dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli e alle cancellerie o segreterie dell’ufficio giudiziario, anche all’ufficio dell’Agente della riscossione. Dunque Agenzia Entrate Riscossione può farsi difendere solo nei seguenti modi:

Davanti alle Commissioni Tributarie

  • in primo e secondo grado (ossia davanti alle Commissioni Tributarie Provinciali e alle Commissioni Tributarie Regionali) solo dall’organo che ne ha la rappresentanza verso l’esterno (quindi il direttore) o da uno o più suoi dipendenti dallo stesso direttore delegati appositamente. Quindi in tali ipotesi l’Esattore non può farsi rappresentare in giudizio da un soggetto esterno alla sua organizzazione, tranne che nelle ipotesi in cui può avvalersi della difesa dell’Avvocatura dello Stato.
  • in Cassazione, invece, è ammessa la difesa per il tramite di avvocati del libero foro (ossia professionisti privati) a condizione però che vi sia una preventiva, apposita e motivata delibera del dirigente e, infine, che tale delibera sia sottoposta al parere degli organi di vigilanza. In altre parole, sempre secondo la Cassazione, «laddove il mandato all’avvocato del libero foro sia stato rilasciato senza il vaglio dell’organo di vigilanza e non ricorra un caso di urgenza oppure non si sia in presenza di un documentato conflitto di interessi reale, tale atto è nullo.

Non solo. Laddove possibile (ossia, come detto, solo in Cassazione) la scelta del professionista non è discrezionale ma deve essere effettuata sulla base delle logiche tipiche dei bandi di concorso, visto che stiamo parlando di una pubblica amministrazione e, come tale, è soggetta a tutte le norme sulla trasparenza ed efficienza. Lo stesso regolamento di Agenzia Entrate Riscossione dispone che va applicato il codice appalti. Dunque l’Agenzia deve operare nel rispetto dei principi di «legalità, imparzialità, trasparenza, efficienza ed economicità». Risultato: il mandato al legale “privato” è nullo se è rilasciato senza il vaglio dell’organo di vigilanza e non ricorre un caso d’urgenza o non sussiste un documentato conflitto d’interessi.

Davanti al tribunale e al giudice di Pace

Le opposizioni in tema di cartelle esattoriali contenenti contravvenzioni stradali e altre sanzioni amministrative, la competenza è del giudice di pace. Invece per quelle relative a contributi previdenziali e assistenziali dovuti rispettivamente all’Inps o all’Inail la competenza sui ricorsi è del Tribunale. In questi due casi, a differenza delle controversie in materia di imposte davanti alla Commissione Tributaria, l’Agenzia delle Entrate Riscossione può farsi assistere anche da avvocati privati. Questo è l’ordinamento della Commissione Tributaria Regionale della Calabria [4].

Nullità del mandato all’avvocato privato

Ne consegue che laddove non siano state rispettate le predette regole e l’Agenzia Entrate Riscossione si sia costituita in giudizio con un avvocato privato e non con un dipendente del proprio ufficio competente territorialmente, il mandato conferito al professionista è nullo e, di conseguenza, è nulla anche la sua costituzione. Il risultato è facilmente intuibile: tutte le eccezioni e i documenti depositi dal legale difensore dell’Agenzia Entrate Riscossione non possono essere presi in considerazione dai giudici, tenuti solo a vagliare la difesa del contribuente.

Questo non toglie, ovviamente, che il ricorso sia automaticamente accolto, ma vi sono buone probabilità che ciò accada. Si pensi, ad esempio, all’eccezione di prescrizione o di difetto di notifica che solo la prova contraria depositata dall’Esattore potrebbe contrastare; ebbene, laddove tale prova non vi sia o non possa essere considerata per via della predetta nullità del mandato, la contestazione del debitore deve essere accolta in automatico per assenza di prove contrarie.

Anche un eventuale atto di appello, proposto da Agenzia Entrate Riscossione contro una sentenza sfavorevole in primo grado, sarebbe nullo se proposto con il patrocinio di un avvocato. E così dicasi per il Ricorso in Cassazione salvo in questo caso di ricorrere al professionista privato per conflitti d’interesse del personale interno e sempre con delibere apposite con l’autorizzazione dell’organo di vigilanza.

Tesi contrarie

Non mancano le tesi contrarie, sostenute peraltro anche dalla stessa Cassazione. In particolare è stato sostenuto che Agenzia delle entrate-Riscossione possa avvalersi di avvocati del libero foro per la difesa in giudizio da parte del tribunale di Torino, sezione lavoro [5]. Per la Cassazione [6] l’agente della riscossione può costituirsi in giudizio anche tramite legali esterni. Il tribunale di Torino prende spunto dalla norma che disciplina il patrocinio dell’Agenzia delle entrate-Riscossione, [7]. Il presupposto verte sulla circostanza che l’Agenzia possa essere rappresentata indistintamente sia da parte dell’Avvocatura dello stato, che degli avvocati del libero foro, nonché dai dipendenti stessi. In pratica, il riscossore può essere difeso da avvocati del libero foro comunque su base convenzionale, oppure sulla base di specifici criteri, valevoli come norme interne, stabiliti negli atti regolativi dell’organizzazione e del funzionamento dell’ente, quale persona giudica distinta dallo stato e dagli enti impositori, nel pieno rispetto di quanto previsto dal nuovo Codice dei contratti pubblici. E questo senza che l’affidamento dell’incarico ad avvocati del libero foro sia approvata da una specifica delibera degli organi di vigilanza dell’ente. Diversamente verrebbe pregiudicato il diritto di difesa di Agenzia delle entrate-Riscossione precludendo, di fatto, alla medesima, la possibilità di presidiare adeguatamente, in giudizio, i crediti pubblici ad essa affidati e comunque, di far valere le proprie ragioni. L’atto generale regolativo della tutela legale di AdeR è infatti costituito dal regolamento di amministrazione deliberato dal comitato di gestione, dopo l’approvazione della convenzione con l’Avvocatura dello stato. Da questo ordine di considerazioni, consegue dunque il legittimo affidamento del contenzioso che vede coinvolta l’Agenzia delle entrate-Riscossione per il tramite dello ius postulandi di avvocati del libero foro.

note

[1] Cass. sent. n. 28684/18

[2] CTR Lazio, sent. n. 451/19.

[3] D.lgs. n. 50/2016 che richiama l’art. 11 co. 2 del d.lgs. n. 546/1992

[4] CTR Calabria, sent. n. 2284/81/18.

[5]  Trib. Torino sez. lavoro RG 4319-18 del 12 febbraio 2019

[6] Cass. ord. n. 25625 del 15/10/2018.

[7] Art. 1, comma 8 del dl 193/2016, convertito con modificazioni dalla legge n. 225/2016.


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