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Si può prestare la propria auto?

5 Febbraio 2019
Si può prestare la propria auto?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 5 Febbraio 2019



Si può dare in comodato la propria auto a un familiare, un parente o un amico. Tuttavia il proprietario resta responsabile per eventuali incidenti o multe. Se il possesso è per più di 30 giorni scatta l’obbligo di annotazione sulla carta di circolazione.

Capita a tutti di prestare la propria auto a un familiare o a un amico. Succede spesso soprattutto tra familiari conviventi; si pensi al figlio o alla moglie che utilizzano, in modo esclusivo e personale, la macchina intestata al “capo famiglia” come se fosse la propria. Ma cosa succede se chi guida un’auto altrui dovesse fare un incidente o prendere una multa (magari perché passa velocemente davanti a un autovelox o attraversa l’incrocio con il semaforo rosso)? E se la polizia dovesse fermare il conducente e accorgersi che il suo nome non è quello che risulta dal libretto di circolazione? Cosa rischia il proprietario del veicolo se presta la propria auto?

Tutti sanno che la legge non vieta di prestare un oggetto proprio ad altri per un periodo più o meno lungo. Si può trattare del cellulare, di un appartamento, di una stanza con una scrivania, ecc. In questi casi, anche oralmente, si realizza un «contratto di comodato». Non c’è, quindi, bisogno di firmare un apposito documento scritto tra le parti. Prestare l’auto a un amico, anche per pochi minuti, è un tipico caso di comodato. Ma, in considerazione delle responsabilità che da tale circostanza derivano e dei numerosi divieti che il codice della strada stabilisce, quali sono le conseguenze in caso di incidenti o di multe? E come si regola, in questi casi, l’assicurazione? Insomma, si può prestare la propria auto? 

La risposta è certamente affermativa (se così non fosse ti saresti certamente astenuto dal dare in prestito la tua macchina a un amico, sia pure se munito di patente), ma è necessario conoscere tutte le conseguenze legali di tale gesto: conseguenze che si verificano – come vedremo a breve – tanto per il proprietario del veicolo quanto per il conducente. Procediamo dunque con ordine.

Auto in prestito: chi paga le multe?

Il primo problema che ci si pone quando si presta la propria auto a un estraneo o a un familiare è l’eventuale responsabilità per le infrazioni stradali da questi commesse. A chi viene recapitata la multa? La legge stabilisce una «responsabilità solidale» tra intestatario e conducente. In buona sostanza, entrambi saranno tenuti a corrispondere l’importo a titolo di sanzione mentre l’eventuale decurtazione dei punti avviene in capo solo all’effettivo utilizzatore. Non scatta però il sequestro del mezzo come sanzione accessoria. Cerchiamo di capire meglio come vanno le cose.

Multa contestata immediatamente

Nel caso in cui la contravvenzione venga contestata nell’immediato al conducente (si pensi a un passaggio col semaforo rosso o a un sorpasso in curva in prossimità di un posto di blocco), il poliziotto lo ferma e gli consegna il verbale. Questo atto si considera come notifica, per cui l’interessato non riceverà nient’altro a casa.

Nello stesso tempo la multa viene spedita anche al proprietario del mezzo il quale sarà tenuto a pagare insieme al conducente l’importo della sanzione economica. Questo significa che l’amministrazione (ad es. il Comune) potrà agire indistintamente nei confronti di entrambi fino a quando almeno uno dei due non abbia pagato l’intero importo. Se a pagare è il proprietario questi ha diritto a farsi restituire l’intero importo dal conducente effettivo responsabile. Se nessuno dei due paga, arriverà ad entrambi un cartella esattoriale e il conseguente pignoramento. Il titolare dell’auto però rischierà anche il fermo amministrativo.

Se dalla violazione del codice della strada deriva anche la decurtazione dei punti dalla patente, questa sanzione è disposta direttamente nei confronti del conducente e non del proprietario.

Se, in relazione alla infrazione commessa, il codice della strada prevede anche la sanzione accessoria del sequestro dell’auto (ad esempio nel caso di guida in stato di ebbrezza) essa non viene disposta, tuttavia la sanzione economica è raddoppiata.

Multa non contestata subito

Potrebbe succedere però che il conducente non venga fermato nell’immediato e che la contravvenzione venga elevata in un momento successivo (si pensi a tutte le infrazioni rilevate a mezzo di autovelox, telecamere di Ztl o photored). In tali casi, la polizia invia la multa solo a casa del proprietario.

Se dalla contravvenzione deriva anche la sottrazione dei punti della patente, l’intestatario ha l’obbligo di inviare alla polizia – entro 60 giorni dal ricevimento della multa – il nome e cognome, nonché i dati della patente, dell’effettivo conducente. Se non lo fa o lo fa in ritardo, subisce una seconda sanzione da 282 a 1.142 euro, ma non subisce la decurtazione dei punti (proprio per via dell’impossibilità di identificare l’effettivo conducente). Se invece invia la comunicazione all’agente accertatore, vengono sottratti i punti alla patente di chi era alla guida.

Per quanto attiene invece alla responsabilità della sanzione economica, valgono le regole evidenziate nel precedente paragrafo: si ha una responsabilità solidale tra proprietario e conducente con possibilità, in caso di omesso versamento dell’importo, di notificare ad entrambi la cartella di pagamento. In caso di perdurante inadempimento può scattare il fermo auto.

Una recente e importantissima ordinanza della Cassazione [1] ha stabilito che, se nei 60 giorni dal ricevimento della multa notificata in via differita, il proprietario dichiara all’Agente accertatore di non essere in grado di ricordare chi fosse alla guida della propria auto e offre validi e giustificati motivi (si pensi alla macchina condivisa da tutti i familiari), non rischia neanche la seconda multa che, invece, scatterebbe in caso di omessa comunicazione dell’effettivo conducente.

Per maggiori approfondimenti leggi: Multa: se presti l’auto non rischi più di pagarla.

Chi può impugnare la multa?

Il ricorso contro la multa ritenuta illegittima può essere proposto tanto dal proprietario dell’auto quanto dall’effettivo conducente. Entrambi infatti sono legittimati. La vittoria dell’uno libera dall’obbligo di pagamento della sanzione anche l’altro.

Multa presa da un minorenne

La regola della responsabilità solidale tra proprietario e utilizzatore dell’auto non si applica quando l’auto viene utilizzata da un minorenne, anche se contro la volontà dei genitori. In tal caso saranno questi ultimi responsabili sia delle sanzioni amministrative (multe) che delle conseguenze civili per i danni a terzi, a meno che non riescano a dimostrare che l’utilizzo è avvenuto contro la loro volontà. Non è una prova facile da dare: bisogna dimostrare di aver custodito gelosamente le chiavi e l’auto in modo che il figlio non potesse prenderle.

Multe prese da un familiare morto: gli eredi pagano?

Che succede invece alle contravvenzioni che ha preso una persona poi deceduta? Queste non si trasmettono mai agli eredi. Sicché questi ultimi, se dovessero ricevere dei verbali dal Comune, dei solleciti di pagamento o anche delle cartelle esattoriali per vecchie multe relative a un parente ormai deceduto possono chiederne lo sgravio. Di solito è sufficiente presentare una istanza di annullamento in autotutela depositando un certificato di morte. Ma se, prima di 30 giorni, non arriva la risposta, sarà bene presentare ricorso al giudice di pace per ottenere la cancellazione del debito: difatti l’istanza in autotutela non sospende i termini per l’impugnazione giudiziale (termini che, come detto, sono di 30 giorni).

Auto in prestito: l’assicurazione paga in caso di incidenti?

Vediamo ora che succede nel caso in cui l’utilizzatore della macchina altrui causi un incidente per propria responsabilità. In tal caso, sebbene il codice civile stabilisca una responsabilità oggettiva del proprietario del mezzo, questi è sempre coperto dalla polizza rc-auto obbligatoria. Pertanto sarà l’assicurazione a pagare i danni all’altro conducente. Il titolare del mezzo però subirà un aumento della classe di merito.

Attenzione però: alcune polizze possono prevedere delle limitazioni di responsabilità ai soli sinistri causati dall’intestatario del mezzo e non da terzi. In tal caso il risarcimento spetta al titolare dell’auto.

Invece, nel caso in cui l’utilizzatore della macchina altrui sia stato vittima di un incidente causato dalla responsabilità di un altro automobilista, sarà l’assicurazione del proprietario della macchina (quella avuta in prestito) a risarcire entrambi: il proprietario per i danni al veicolo, il conducente per le eventuali lesioni fisiche. Ciò ovviamente non determinerà un aumento della classe di merito.

Responsabilità penali per l’auto in prestito 

Tutte le responsabilità penali per i danni fisici procurati a terzi sono sempre e solo del conducente e mai del proprietario del mezzo. Questo significa che se viene investito un pedone, se viene fatto cadere dalla bicicletta un ciclista, se viene commesso un incidente con gravi lesioni fisiche per l’altro automobilista coinvolto, il processo penale sarà a carico solo dell’effettivo conducente.

Anche nel caso di altre violazioni di norme penali (ad esempio, qualora con l’auto venga commesso un furto) la responsabilità sarà unicamente dell’effettivo colpevole e mai del titolare del mezzo. Questo perché la nostra legge fissa il principio di «responsabilità penale personale».

Auto in prestito: va comunicato alla Motorizzazione?

Se presti l’auto a un familiare convivente non hai bisogno di fare alcuna comunicazione alla Motorizzazione.

Se invece la presti a un familiare non convivente o a un amico e il comodato dura più di 30 giorni hai l’obbligo di comunicarlo alla Motorizzazione affinché il comodato venga annotato sulla carta di circolazione. In caso contrario rischi una sanzione di 705 euro e il ritiro della carta di circolazione.

Dunque se presti l’auto a tuo figlio che ancora vive con te e fa parte del tuo nucleo familiare o a tua moglie, non è necessaria l’annotazione (non è comunque necessario avere un certificato di residenza e di famiglia in auto da esibire alla polizia).

Spetta alla Polizia dimostrare che il veicolo contestato viene guidato abitualmente da più di 30 giorni dalla stessa persona e che questa non abita nella stessa residenza del titolare dei veicolo. Maggiori informazioni sul punto in Guidare auto non intestata.

note

[1] Cass. ord. n. 9555/18 del 18.04.2018.


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