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Integrazione della pensione 2019

7 Febbraio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 Febbraio 2019



Come aumentano le pensioni basse nel 2019: integrazione al minimo, maggiorazione sociale, incremento al milione, reddito di cittadinanza.

Hai una pensione bassa e non hai altri redditi? Forse non sai che puoi aver diritto a delle prestazioni, da parte dell’Inps, che possono aumentare notevolmente il tuo assegno mensile.

L’integrazione al trattamento minimo, ad esempio, ti permette di ottenere una pensione pari a 513,01 euro mensili. Se, poi, oltre all’integrazione al minimo hai diritto anche alla maggiorazione sociale e all’incremento al milione, a determinate condizioni la tua pensione può arrivare sino a 650 euro al mese.

Sei in affitto, oppure paghi il mutuo? Grazie alla pensione di cittadinanza, il tuo reddito mensile può arrivare a 780 euro, ed è incrementato del 40% per ogni componente adulto della tua famiglia, e del 20% per ogni tuo familiare minorenne.

Per ottenere l’integrazione al minimo, la maggiorazione sociale e l’incremento al milione, tu ed il tuo eventuale coniuge dovete possedere determinati requisiti di reddito. Per ottenere il reddito di cittadinanza (il sussidio spettante è la pensione di cittadinanza, se tu ed i tuoi familiari avete tutti almeno 67 anni), invece, sono richiesti, con riferimento all’intero nucleo familiare, anche specifici requisiti patrimoniali oltreché i requisiti di reddito.

Facciamo allora il punto sull’integrazione della pensione 2019: trattamento minimo, maggiorazione sociale, incremento al milione, pensione di cittadinanza.

Integrazione al trattamento minimo 2019

Se l’importo mensile della pensione è inferiore a 513,03 euro lordi, si ha diritto alla cosiddetta integrazione al trattamento minimo (a meno che la pensione non sia calcolata col sistema interamente contributivo). Con l’integrazione al trattamento minimo, in pratica, la prestazione è integrata sino a 513,03 euro, se si rispettano determinati limiti di reddito.

Chi non è sposato, o risulta legalmente separato o divorziato, ha diritto all’integrazione al minimo, per l’anno 2019:

  • in misura piena, se possiede un reddito annuo non superiore a 6.669,13 euro, cioè al trattamento minimo;
  • in misura parziale, se possiede un reddito annuo superiore a 6.669,13 euro, sino a 13.338,26 euro (cioè sino a due volte il trattamento minimo annuo).

Se il reddito supera la soglia di 13.338,26 euro, non si ha diritto ad alcuna integrazione.

Se il pensionato risulta sposato si applicano dei limiti di reddito più alti, ai fini dell’integrazione al minimo, ma bisogna considerare anche il reddito del coniuge. In particolare, si ha diritto all’integrazione, per l’anno 2019:

  • piena, se il reddito annuo complessivo proprio e del coniuge non supera 20.007,39 euro ed il reddito del pensionato non supera i 6.669,13 euro;
  • parziale, se il reddito annuo complessivo proprio e del coniuge supera i 20.007,39 euro, ma non supera i 26.676,52 euro (cioè sino a quattro volte il trattamento minimo annuo) ed il reddito del pensionato non supera i 13.338,26 euro (deve essere applicato un doppio confronto, tra limite di reddito personale e della coppia: l’integrazione applicata è pari all’importo minore risultante dal doppio confronto).

Se il reddito personale e del coniuge supera i 26.676,52 euro, o se il solo reddito personale supera la soglia di 13.338,26 euro, non si ha diritto ad alcuna integrazione.

Maggiorazione sociale 2019

Chi ha diritto all’integrazione al minimo può avere anche diritto alla maggiorazione sociale sulla pensione, ed eventualmente all’incremento al milione, rispettando determinati limiti di reddito. La pensione, con queste ulteriori integrazioni, può arrivare ad un massimo di circa 650 euro mensili.

Nello specifico, i limiti di reddito per la maggiorazione sociale base si calcolano in questo modo:

  • per il pensionato non sposato: il reddito annuo non deve risultare superiore alla somma del trattamento minimo annuo (513,01 euro per 13 mensilità) e dell’ammontare annuo della maggiorazione sociale prevista in relazione all’età del pensionato (per l’anno 2018, 25,83 euro al mese per coloro che hanno dai 60 ai 64 anni; 82,64 euro per chi ha un’età che si colloca tra i 65 e i 69 anni);
  • per il pensionato coniugato: l’interessato non deve possedere redditi propri per un importo pari o superiore a quello di cui al punto precedente, né redditi, cumulati con quelli del coniuge, per un importo pari o superiore al limite costituito dalla somma dell’ammontare annuo della pensione al minimo, della maggiorazione sociale e dell’ammontare annuo dell’assegno sociale (547,99 euro mensili per 13 mensilità, per l’anno 2019).

Se il reddito è inferiore al limite stabilito, la maggiorazione è ridotta, fino a concorrenza della soglia limite.

In caso di coppia di coniugi, la maggiorazione viene corrisposta nella misura minore necessaria per integrare il limite personale o il limite coniugale. Nel reddito personale ed in quello della coppia va considerato anche l’importo della pensione su cui deve essere attribuita la maggiorazione.

Incremento al milione 2019

Per quanto riguarda l’incremento della maggiorazione, o incremento al milione, il beneficio consente di raggiungere una pensione massima, per l’anno 2019, di 649,45 euro al mese, con un incremento della maggiorazione pari a 363,79 euro.

Nel dettaglio, hanno diritto all’incremento al milione:

  • i pensionati di età pari o superiore ai 70 anni; il limite è ridotto nella misura di un anno ogni 5 anni di contribuzione versata, o frazione pari o superiore a 2 anni e mezzo, fino ad arrivare a 65 anni; è considerata tutta la contribuzione (obbligatoria, figurativa, volontaria e da riscatto) fatta valere dall’interessato relativamente alla pensione su cui spetta il beneficio; ad esempio, chi ha 15 anni di contributi può percepire l’incremento al milione a 67 anni, sussistendo i requisiti di reddito;
  • i pensionati di età pari o superiore ai 60 anni che siano invalidi civili totali, sordomuti o ciechi civili assoluti, titolari della relativa pensione o che siano titolari di pensione di inabilità.

Per ottenere l’incremento è necessario non superare determinati limiti di reddito annuo, personale e cumulato con quello del coniuge. In particolare, l’incremento della maggiorazione sociale è concesso alle seguenti condizioni:

  • il pensionato single non deve possedere redditi propri su base annua pari o superiori a 8.370,18 euro (limite 2018; per il 2019 l’importo dovrebbe essere pari a 8.442,18, ma deve essere confermato dall’Inps);
  • il pensionato coniugato, non effettivamente e legalmente separato, non deve possedere redditi propri superiori a 8.370,18 euro, né redditi, cumulati con quelli del coniuge, per un importo pari o superiore all’importo annuo di 14.259,18 euro (valori validi per il 2018).

Se non si supera alcuno dei due limiti di reddito indicati, l’incremento è concesso in misura tale da non superare le soglie.

Integrazione con pensione di cittadinanza 2019

La pensione può essere anche integrata dal reddito di cittadinanza, o dalla pensione di cittadinanza, nel caso in cui tutti i componenti del nucleo abbiano almeno 67 anni.

Per quanto riguarda la pensione di cittadinanza, la quota base (la sola spettante a chi non paga affitto o mutuo) è pari a 630 euro al mese, e deve essere moltiplicata per la scala di equivalenza (che varia al variare dei componenti del nucleo familiare, ma non può superare 2,1).

Quindi, la quota base della pensione di cittadinanza può arrivare a un massimo di 1.323 euro mensili

Con la quota aggiuntiva, pari a un massimo di 150 euro, che spetta a chi paga il mutuo o l’affitto, il reddito del singolo può arrivare sino a 780 euro al mese, ed il reddito massimo spettante a un nucleo con più componenti può arrivare a 1.473 euro al mese (1323 euro più 150).

Integrazione con reddito di cittadinanza 2019

Per quanto riguarda il reddito di cittadinanza, la quota base (la sola spettante a chi non paga affitto o mutuo) è pari a 500 euro al mese, e deve essere moltiplicata per la scala di equivalenza (che varia al variare dei componenti del nucleo familiare, ma non può superare 2,1).

Quindi, la quota base della pensione di cittadinanza può arrivare a un massimo di 1.050 euro mensili

Con la quota aggiuntiva, pari a un massimo di 280 euro, che spetta a chi paga l’affitto, il reddito del singolo può arrivare sino a 780 euro al mese, ed il reddito massimo spettante a un nucleo con più componenti può arrivare a 1.330 euro al mese (1050 euro più 280).

Requisiti reddito di cittadinanza

Tuttavia, per il diritto alla pensione di cittadinanza ed al reddito di cittadinanza è necessario rispettare anche determinati requisiti.

Nello specifico, possono chiedere il reddito di cittadinanza e la pensione di cittadinanza i cittadini maggiorenni che soddisfano le seguenti condizioni:

  • si trovano in stato di disoccupazione o risultano inoccupati (cioè hanno perso il posto o non hanno mai lavorato); se beneficiari di pensione di cittadinanza, studenti o lavoratori, il requisito non è richiesto; coloro che hanno presentato le dimissioni sono esclusi dal reddito per un anno, così come i detenuti ed i ricoverati in una struttura a carico dello Stato;
  • sono in possesso della cittadinanza italiana o di paesi facenti parte dell’Unione europea, o sono familiari di un titolare del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente, o cittadini di Paesi terzi in possesso del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo;
  • sono residenti in Italia da almeno 10 anni, di cui gli ultimi due, considerati al momento della presentazione della domanda e per tutta la durata dell’erogazione del beneficio, in modo continuativo;
  • percepiscono un reddito di lavoro inferiore alla soglia di povertà, cioè sotto i 780 euro mensili;
  • percepiscono una pensione inferiore alla soglia di povertà, pari, come abbiamo detto, a 780 euro mensili;
  • possiedono un Isee del nucleo familiare inferiore a 9.360 euro;
  • possiedono un valore del reddito familiare inferiore a 6 mila euro, per il singolo componente, o a 7.560 euro, in caso di pensione di cittadinanza; l’importo è elevato sino a 9.360 euro per chi paga l’affitto ed è da adeguare col parametro della scala di equivalenza;
  • possiedono immobili, oltre alla prima casa, per un valore inferiore a 30mila euro;
  • possiedono un patrimonio mobiliare familiare (conti, carte prepagate, titoli, libretti, partecipazioni…) non superiore a 6mila euro; la soglia è incrementata di 2mila euro per ogni componente del nucleo familiare successivo al primo, fino ad un massimo di 10 mila euro, incrementati di ulteriori mille euro per ogni figlio successivo al secondo; i massimali sono ulteriormente incrementati di 5mila euro per ogni componente con disabilità, come definita a fini Isee, presente nel nucleo;
  • nessun componente del nucleo deve possedere autoveicoli immatricolati da meno di 6 mesi, o con cilindrata superiore a 1.600 cc e motoveicoli di cilindrata superiore a 250 cc, immatricolati nei 2 anni precedenti, navi o imbarcazioni da diporto; sono esclusi i veicoli per disabili;
  • è presente una  dichiarazione Isee in corso di validità per il nucleo familiare.

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