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Controllore autobus: può fare multe per divieto di sosta?

7 Febbraio 2019


Controllore autobus: può fare multe per divieto di sosta?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 Febbraio 2019



Mezzi pubblici e contravvenzioni: i dipendenti delle aziende che gestiscono il trasporto pubblico locale possono elevare le multe solo nelle aree di sosta o lungo le carreggiate ove transitano gli autobus. 

Dopo aver cercato a lungo un parcheggio libero, sei riuscito a trovare un posticino molto stretto tra un’altra auto già sistemata ai margini del marciapiede e le strisce pedonali. Strisce che, tuttavia, hai in parte coperto con le ruote anteriori. Ti sei allontanato per pochi minuti, ma quando hai fatto ritorno alla macchina hai trovato una bella multa sul parabrezza. A firmarla non è stato però né un vigile, né un ausiliare del traffico, ma un dipendente dell’azienda che gestisce gli autobus di linea. Ti chiedi se una contravvenzione stradale del genere sia legittima o meno.

Non meravigliarti: non sei il solo a porti questo dubbio. Più di un avvocato ha interessato il giudice di pace per sapere se il controllore dell’autobus può fare multe per divieto di sosta. Alcuni di questi sono peraltro finiti in Cassazione non avendo ottenuto successo nei gradi precedenti.

È proprio il caso di cui, recentemente, si è occupata la Suprema Corte. I giudici hanno deciso il ricorso di un legale il quale – similmente all’esempio che abbiamo fatto in premessa di questo articolo – aveva impugnato davanti al giudice di pace un accertamento per divieto di sosta (per un posteggio sulle strisce pedonali) elevato da un dipendete della GTT, società concessionaria del trasporto pubblico locale a Torino. La multa era stata annullata in primo grado. In secondo grado però il tribunale ha capovolto le sorti del giudizio e confermato la contravvenzione, ritenendo che i poteri dei dipendenti delle società di trasporto pubblico locale (TPL), in tema di accertamento delle contravvenzioni per divieto di sosta, si estendano su tutto il territorio comunale.

Inevitabilmente si è finiti in Cassazione. In terzo grado è stato così posto di nuovo lo stesso quesito: se a rilevare la violazione del Codice della strada è il dipendente della compagnia dei bus, la multa è valida o no? Ecco qual è stata la risposta.

Il caso specifico ha coinvolto l’azienda concessionaria a Torino, ma lo stesso discorso si può ovviamente fare per qualsiasi altra città d’Italia come l’Atac a Roma, l’Atm a Milano, ecc.

Iniziamo subito col dire che, con la sentenza in commento, la Suprema Corte ha rilevato che, sul punto, esiste un contrasto in giurisprudenza: alcune pronunce [2] sono a favore dell’automobilista e ritengono la contravvenzione invalida, altre invece sono di segno opposto [3].

Nel caso di specie è stato confermato il primo orientamento. Vediamo perché.

La legge [4] stabilisce che, con provvedimento del sindaco, i comuni possono conferire funzioni di prevenzione e accertamento delle violazioni in materia di sosta a dipendenti comunali o delle società di gestione dei parcheggi, limitatamente alle aree oggetto di concessione. La procedura sanzionatoria amministrativa e l’organizzazione del relativo servizio sono di competenza degli uffici o dei comandi a ciò preposti. I gestori possono comunque esercitare tutte le azioni necessarie al recupero delle evasioni tariffarie e dei mancati pagamenti, ivi compresi il rimborso delle spese e le penali.

Tali funzioni sono conferite anche al personale ispettivo delle aziende esercenti il trasporto pubblico di persone. A tale personale sono inoltre conferite – sempre con provvedimento del sindaco – le funzioni di prevenzione e accertamento in materia di circolazione e sosta sulle corsie riservate al trasporto pubblico.

Preso atto di ciò – si legge in sentenza – “in tema di accertamento delle violazioni delle norme del Codice della strada, i dipendenti di aziende esercenti il trasporto pubblico di persone, aventi funzioni ispettive, ai quali siano state conferite le funzioni di controllo da parte del sindaco delle violazioni stradali [4], possono elevare multe solo nelle corsie riservate al trasporto pubblico. Restano quindi esclude dall’esercizio di tali funzioni, tutte le altre aree del territorio cittadino.

Dunque, i poteri dei “controllori dei pullman” sono limitati solo a:

  • corsie di marcia riservate a mezzi pubblici
  • aree sosta riservate a mezzi pubblici

mentre non si estendono nelle restanti strade del Comune. Il dipendente della concessionaria del trasporto pubblico non può quindi multare il conducente che parcheggia sulle strisce pedonali: la multa altrimenti è nulla.

note

[1] Cass. sent. n. 3494/19 del 6.02.2019.

[2] Cass. sent. n. 2973/2016.

[3] Cass. sent. n. 21268/14 e n. 18982/2015.

[4] Art. 17 co. 132 Legge n. 127/1997.

[5] Ai sensi dell’articolo 17, comma 133, della legge 127/97.

In tema di accertamento delle violazioni alle norme del codice della strada, le funzioni degli ispettori dipendenti di aziende di trasporti è limitata alle aree urbane in concessione all’azienda, dovendosi estendere ad essi la locuzione “limitatamente alle aree oggetto di concessione” di cui al comma 132 dell’art. 17 della l. n. 127/1997, e che ad essi sono “inoltre” conferite le funzioni di prevenzione e accertamento in materia di circolazione e sosta sulle corsie riservate al trasporto pubblico pur non essendo dette corsie oggetto di concessione. (Nella fattispecie il giudice a quo ha annullato le ordinanze impugnate e i relativi verbali inerenti a violazioni consistite nell’avere occupato illegittimamente gli spazi riservati ai ciclomotori e nell’avere sostato nell’area destinata ai residenti non esponendo il relativo pass).

Giudice di pace Milano, 27/02/2018, n.1722

I dipendenti comunali, nell’ambito dei compiti previsti dalla qualifica di “esecutore addetto al controllo delle aree di sosta” possono legittimamente elevare le contravvenzioni relative alla sosta dei veicoli.

Giudice di pace Bologna, 12/07/2001


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