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Isee e cambio di residenza

7 Febbraio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 Febbraio 2019



Come influiscono la modifica del nucleo familiare o l’addio dei figli ai genitori. E come scoraggiare chi vuole ottenere aiuti statali con finte separazioni.

Devi cambiare casa e non sai se, di conseguenza, devi cambiare anche il tuo Isee? È probabile che sia così, ma solo se insieme alle tue cose sposti anche la residenza e cambia, in questo modo, il nucleo familiare al quale sei appartenuto fino ad oggi. L’Isee, cioè l’indicatore della situazione economica equivalente, serve a stabilire se hai le condizioni o no per usufruire delle agevolazioni e degli aiuti che lo Stato concede ai cittadini più bisognosi. E per sapere se questi cittadini ne hanno diritto, c’è bisogno di un indicatore della loro situazione economica all’interno del nucleo familiare. Ma perché Isee e cambio di residenza possono andare di pari passo?

Il ragionamento è molto semplice. Un conto è il reddito Isee che puoi avere se vivi con il coniuge ed i figli e metti insieme il guadagno e le proprietà di tutti. Questione ben diversa è ciò che risulta se, grazie al cambio di residenza, vai a vivere per conto tuo e fai una dichiarazione Isee da solo. Che, ovviamente, sarà inferiore a quella che facevi all’interno di un nucleo familiare più numeroso. Ergo, è molto più probabile che tu abbia diritto alle agevolazioni e agli aiuti assistenzialisti dello Stato.

Di quali aiuti parliamo? Di tutto ciò che può far arrivare a casa un assegno firmato dallo Stato o che può procurare uno sconto sostanzioso a livello fiscale: dalla riduzione delle tasse universitarie al bonus bebè, dalla diminuzione delle bollette di luce e gas al famigerato reddito di cittadinanza, giusto per citare l’ultimo arrivato. Soldi che fanno gola a chiunque ma che si possono ottenere solo con una dichiarazione Isee che non superi una certa soglia. Ecco dove si incrociano le strade del cambio di residenza e dell’Isee. Cerchiamo di spiegarci meglio.

Isee: residenza e nucleo familiare

Abbiamo visto che la differenza tra una dichiarazione Isee ed un’altra la fa il numero dei componenti del nucleo familiare. Sapere da chi è composto questo nucleo ai fini dell’indicatore sulla situazione economica aiuta a capire come influisce il cambio di residenza sul diritto agli aiuti di Stato, tra cui il reddito di cittadinanza.

Il punto è: la famiglia anagrafica che ha la residenza nella stessa casa equivale al nucleo familiare che compone il reddito Isee? Non è proprio così.

Un conto è l’idea che tu hai di chi faccia parte della tua famiglia ed un altro ben diverso è l’idea che ha l’Isee in proposito. In quest’ultimo caso, di norma, rientrano il dichiarante, i membri della famiglia anagrafica e chi è fiscalmente a carico del dichiarante, anche se non convivente.

Ci sono, comunque, delle situazioni a parte che vanno considerate in modo particolare. È il caso dei genitori conviventi e non sposati: fanno parte dello stesso nucleo familiare ai fini Isee. Così come i genitori non sposati e non conviventi: non fanno parte della stessa famiglia anagrafica ma vengono considerati facenti parte dello stesso nucleo familiare ai fini Isee, a meno che il genitore non convivente con il dichiarante:

  • sia sposato con un’altra persona diversa dall’altro genitore;
  • abbia dei figli con una persona diversa dall’altro genitore;
  • debba versare, per ordine di un tribunale, degli assegni periodici destinati al mantenimento dei figli;
  • non abbia più la potestà sui figli o sia stato allontanato dalla residenza di famiglia;
  • sia stato dichiarato estraneo in termini di rapporti affettivi ed economici in sede giurisdizionale o dall’autorità che si occupa dei servizi sociali.

Può succedere che il genitore del figlio minorenne non convivente sia sposato o abbia dei figli con una persona diversa dall’altro genitore, avendo così formato un altro nucleo familiare. In questo caso occorre presentare l’Isee minorenni, cioè un modulo particolare che considera la sua situazione economica ma che tiene conto della scala di equivalenza dell’altro nucleo, integrando con una componente aggiuntiva l’Isee de nucleo del minorenne.

Altri casi particolari possono essere quelli:

  • dei coniugi che vivono in una residenza diversa: fanno comunque parte dello stesso nucleo familiare, anche se uno abita da una parte e l’altro da un’altra. Ai fini Isee, fa fede la famiglia anagrafica di uno dei due oppure l’ultima residenza che hanno avuto insieme. Lo stesso vale per i coniugi separati ma conviventi;
  • dei coniugi separati e non conviventi: non fanno più parte dello stesso nucleo familiare. E, come vedremo più avanti, sono i casi che maggiormente impegnano gli ispettori del Fisco che indagano sugli aventi diritto agli aiuti assistenziali dello Stato;
  • dei figli che convivono con i nonni: rientrano nel nucleo familiare dei nonni se sono fiscalmente a loro carico. Se, invece, sono a carico dei genitori, rientrano nel nucleo di questi ultimi anche se vivono con i nonni;
  • dei figli maggiorenni non conviventi: fanno parte del nucleo familiare dei genitori se sono a loro carico ai fini Irpef, non sono sposati e non hanno dei figli.

Le novità sul reddito di cittadinanza

Il Governo ha messo ulteriori paletti attorno alla definizione del nucleo familiare ai fini Isee per quanto riguarda il diritto al reddito di cittadinanza. In particolare, è stato deciso che:

  • due coniugi rientrano nello stesso nucleo familiare dopo una separazione o un divorzio se continuano a vivere insieme e, quindi, mantengono la stessa residenza;
  • il figlio maggiorenne che non vive più con i genitori rientra nel loro steso nucleo familiare se non ha più di 26 anni, ha i requisiti per essere a loro carico ai fini Irpef, non è sposato e non ha dei figli.

Isee: come influisce il cambio di residenza

Come abbiamo visto, il cambio di residenza influisce sul reddito Isee solo in due casi:

  • che due coniugi abitino in due posti diversi in seguito ad una separazione o ad un divorzio;
  • che il figlio maggiorenne sposti la residenza altrove e si mantenga da solo, oppure si sposi o abbia dei figli. Insomma, che abiti per conto suo e che non sia più fiscalmente a carico dei genitori ai fini Irpef.

Questo significa che il cambio di residenza è determinante sulla dichiarazione Isee nel momento in cui un nucleo familiare si divide dando origine ad altri nuclei più piccoli nei quali non c’è un reddito più alto rispetto a quello originario.

Per dirla con un esempio banale. Papà Mario, mamma Maria ed il figlio Mariolino fanno parte dello stesso nucleo familiare in cui solo il padre fa la maggior parte del reddito, la mamma fa lavora part-time e Mariolino sta finendo il liceo. Ad un certo punto, Mario e Maria si separano legalmente e Mariolino va a fare l’università in un’altra città, spostando la residenza e trovandosi un lavoretto per pagarsi affitto e studi. Così facendo, si formano 3 nuovi nuclei familiari. Papà Mario continuerà con il suo lavoro che produce lo stesso reddito ma dovrà fare a meno dei soldi che portava la moglie a casa. Mamma Maria continuerà con il suo lavoro per mantenersi ma dovrà fare a meno dei soldi che portava il marito a casa. Ed il figlio guadagnerà quanto gli basta per studiare e campare, dovendo fare a meno dei soldi che i genitori portavano a casa. Dei tre, due hanno fatto un cambio di residenza: il figlio e uno dei coniugi. Ma nessuno dei tre avrà un reddito Isee superiore a quello di prima, anzi: può darsi che ci siano i presupposti per avere diritto alle agevolazioni dello Stato, visto che la loro condizione è peggiorata.

Diverso sarebbe se tutti e tre hanno la stessa residenza con un unico reddito Isee facente capo ad un solo nucleo familiare in cui, però, uno dei coniugi è amministratore delegato di una società, l’altro non lavora ed il figlio studia ancora. I soldi che guadagna il genitore che fa reddito basterebbero a sforare alla grande la soglia oltre la quale non si ha più diritto ad alcun aiuto statale. Insomma, non conta in quanti lavorano all’interno del nucleo familiare ma quanti soldi entrano in casa.

Ricorda, infatti, che ogni singola prestazione prevede un tetto di Isee. Ad esempio, per il reddito di cittadinanza è stato fissato in 9.360 euro, mentre per il bonus bebè in 7.000 euro (per il contributo mensile di 160 euro) oppure tra 7.000 e 25mila euro (per il contributo di 80 euro mensili).

Isee: il cambio di residenza forzato

Dicevamo prima che i soldi dello Stato, quelli che arrivano per aiutare chi è in difficoltà economica, fanno gola anche a chi non ne avrebbe il diritto ma che vuole mettere mano su denaro facile senza muovere un dito. Così, visto che «truccare» i dati della dichiarazione Isee non è semplice, si cerca un’altra scappatoia: quella di abbassare il reddito dell’indicatore attraverso un sistema apparentemente legale, vale a dire quello del cambio di residenza.

Il gioco è semplice: vai con il tuo coniuge in Comune e chiedete la separazione legale. Uno dei due sposta la residenza in un altro Comune, distante magari quel tanto che basta per non dare troppo nell’occhio. In questo modo, il nucleo familiare sarà stato diviso in due ed il reddito Isee di ciascuno dei coniugi si sarà abbassato per poter avere diritto a qualche agevolazione.

Lo stesso può succedere con uno dei figli. Basta che si stacchi dal nucleo familiare dei genitori e che ne crei uno per conto suo spostando la residenza da un’altra parte. Anche lui potrebbe ottenere in questo modo l’accesso ad una prestazione sociale.

Isee e finto cambio di residenza: le conseguenze

La pratica appena descritta pare sia diventata di moda già con l’avvicinarsi dell’entrata in vigore del reddito di cittadinanza. Non che prima non si cercasse di fregare lo Stato con delle finte dichiarazioni ma mai come nel periodo precedente l’assegno assistenziale del governo gialloverde ci sarebbero stati così tante richieste di cambio di residenza per abbassare l’Isee.

Un certo sentore l’Esecutivo l’aveva avuto e, così, ha inasprito le pene contro chi gioca a fare il baro rischiando di far saltare il banco e, soprattutto, penalizzando chi avrebbe davvero diritto ad un aiuto e rischia di vederselo negare per colpa dei soliti furbi. C’è, comunque, da tenere presente che chi presenta una dichiarazione di residenza non fedele rischia:

  • di essere cancellato dall’anagrafe comunale e di diventare irreperibile, il che significa perdere dei benefici socio-assistenziali, come quelli sanitari;
  • di non ricevere più gli atti giudiziari, che finirebbero in Comune o in Posta, il che significa non sapere se ti è arrivata una raccomandata importante, per esempio;
  • di subire un procedimento penale e di poter essere condannato per falso in atto pubblico.

Inoltre, come si diceva, il reddito di cittadinanza ha portato con sé anche la minaccia della reclusione da 1 a 6 anni per chi ottiene la prestazione presentando una dichiarazione Isee falsata, anche, da un fittizio cambio di residenza.

note

Autore immagine: Pixabay.com


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2 Commenti

  1. Buongiorno,
    recita il decreto:
    “il figlio maggiorenne che non vive più con i genitori rientra nel loro stesso nucleo familiare se non ha più di 26 anni, ha i requisiti per essere a loro carico ai fini Irpef, non è sposato e non ha dei figli”
    se un figlio maggiorenne che non vive più con i genitori “ha più” di 26 anni ma è a carico dei genitori ai fini Irpef, non è sposato e non ha dei figli rientra nel nucleo familiare dei genitori? ossia i requisiti: 1-a loro carico ai fini Irpef, 2-non è sposato 3-e non ha dei figli valgono solo x chi non ha più di 26 anni? Grazie.
    Cordiali saluti.

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