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Promozione negata: il danno alla carriera va risarcito e l’azione esperita entro 10 anni

10 Aprile 2013
Promozione negata: il danno alla carriera va risarcito e l’azione esperita entro 10 anni

Risarcimento dovuto entro 10 anni, se il datore non motiva il rifiuto alla promozione.

Se il datore di lavoro nega la promozione al proprio dipendente, per preferire invece un altro, deve sempre fornire al primo le motivazioni che lo hanno portato a tale scelta e, quindi, deve indicargli i criteri di selezione utilizzati. Ciò al fine consentirgli la possibilità di controllare perché la scelta è ricaduta su di un altro collega e non su di lui.

Se tale motivazione manca o è insufficiente, il datore di lavoro è tenuto a risarcire il cosiddetto danno per la perdita di chance.

Il lavoratore, frustrato nella legittima aspirazione a una carriera confacente alle proprie possibilità, ha dieci anni di tempo per promuovere l’azione contro l’imprenditore responsabile [2].

Il suddetto principio è stato appena chiarito dalla Cassazione [2].

La misura del risarcimento a cui avrà diritto il lavoratore, in caso di esito positivo della causa, può essere determinata anche in via equitativa, ma non in base alle differenze rispetto al maggior reddito che avrebbe conseguito qualora avesse ottenuto la promozione: manca infatti la sicurezza che, se la procedura di selezione fosse stata corretta e trasparente, egli avrebbe ottenuto il posto ambito.


Il dipendente ha sempre diritto al risarcimento da perdita di chance per il solo fatto che il datore di lavoro non abbia motivato il diniego alla richiesta di promozione, non consentendogli la possibilità di contestare il provvedimento stesso.

note

[1] Si tratta di una responsabilità di natura contrattuale e non extracontrattuale, così come ritenuto da Cass. sent. n. 8443/13.

[2] Cass. sent. n. 8443 del 5.04.2013.


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