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Agenzia Entrate e Riscossione: ditta individuale e pignoramento

9 Marzo 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 Marzo 2019



Ho delle cartelle esattoriali a scadenza, ma sono impossibilitato a pagarle anche in forma rateizzata. Non possiedo beni immobili e strumentali, non ho nulla d’intestato, ho un conto corrente della mia ditta individuale dove transitano in media 13.0000 € mensili per i vari pagamenti dei fornitori (circa 80%) ed un conto privato più o meno sempre a zero. In caso di un pignoramento, il fisco può bloccarmi il conto della ditta individuale, o procede solo con il conto corrente privato?

Il fisco potrebbe agire in esecuzione nei confronti di entrambi i conti, una volta venuto a sapere della loro esistenza.

Questo perché l’Agenzia delle Entrate – Riscossione ha l’accesso incontrollato alle banche dati bancarie nazionali ed internazionali di ogni singolo contribuente; e così, una volta che dovesse scovare i conti corrente del lettore, non esiterebbe a pignorarne l’ammontare.

Tale pignoramento potrebbe essere limitato nell’ipotesi in cui le giacenze dovessero essere composte da redditi di lavoro dipendente (in quel caso, infatti, potrebbe essere pignorata solo una parte delle somme ivi esistenti).

Nel caso specifico, il conto è relativo all’attività imprenditoriale individuale (e non societaria) e, quindi, non esisterà alcun limite per il fisco per pignorare le relative giacenze.

Le soluzioni per evitare un blocco totale delle possidenze economiche del lettore, che gli comporterebbe l’impossibilità di pagare i suoi fornitori, sono due: 

– cointestare il conto ad altro soggetto, in modo tale che il pignoramento possa colpire solo metà delle giacenze; infatti, in questo caso, la giurisprudenza riconosce una presunzione di equità tra i due co-correntisti tale per cui il pignoramento di più della metà delle possidenze sarebbe considerato illecito; 

– modificare la ditta individuale in una società di capitali; in questo caso, essendo il debito maturato sulla persona del lettore, non potrebbero più rivalersi sulla società di capitali, all’interno della quale questi risulterebbe solo amministratore unico di una persona giuridica e, così, farebbe salva la possibilità di pagare i suoi fornitori.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla


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