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Eredità: padre risposato e divisione del patrimonio tra figli

9 Marzo 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 Marzo 2019



Mio padre è rimasto vedovo, si è risposato ed ora ha due figli con la nuova moglie. Quest’ultima ha portato in eredità la casa paterna e mio padre un terreno agricolo che la defunta moglie aveva ereditato dai suoi genitori. Noi tutti abbiamo abitato nella casa della nuova moglie di mio padre per circa 20 anni e in questo periodo la casa è stata ristrutturata e aumentata di volume con i proventi del lavoro di mio padre, unica fonte di reddito. Adesso che mio padre è deceduto senza fare testamento e la mia matrigna no, come avverrà la divisione tra me e i loro due figli?Io non rientro nella casa della matrigna? I loro due figli rientrano nel terreno agricolo della mia defunta madre? Se si, in che percentuale? 

In virtù del quesito posto, è opportuno esporre sinteticamente quanto segue:

L’eredità del genitore risposato: i figli

In materia ereditaria, e non solo, secondo la legge italiana, non c’è alcuna distinzione tra i figli, siano essi nati da un primo matrimonio oppure da seconde nozze o da un rapporto di convivenza, ecc.

Essi, in quanto figli legittimi o naturali del proprio genitore subentreranno regolarmente nel patrimonio del medesimo, pertanto, per sapere, ad esempio, cosa erediteranno i vari figli di un padre risposato, bisogna conoscere le seguenti proporzioni:

– I figli subentreranno nei 2/3 del patrimonio del padre, se alla morte di quest’ultimo sarà ancora in vita la sua seconda moglie. La quota in esame sarà divisa in parti uguali tra i vari figli, senza alcuna distinzione relativa al matrimonio, durante il quale sono nati [1];

– I figli subentreranno nell’intero patrimonio del padre, se alla morte di quest’ultimo sarà già deceduta la sua seconda moglie. Anche in questa ipotesi, la divisione del patrimonio ereditario avverrà in parti uguali tra i vari figli, senza alcuna distinzione relativa al matrimonio durante il quale sono nati.

Alla stessa identica conclusione, dovrà giungersi rispetto all’ipotesi in cui il proprio genitore risposatosi abbia fatto testamento. Anche in questo caso dovranno essere rispettate determinate condizioni, i figli dovranno ricevere almeno una certa quota del patrimonio ereditario e non potranno farsi distinzioni tra i vari figli, in ragione del matrimonio da cui sono nati.

L’eredità del coniuge del genitore risposato

Quando il proprio genitore si risposa, il rapporto giuridico che si istaura tra i figli del primo ed il nuovo coniuge è tecnicamente definito di affinità: una sorta di parentela, ma più di fatto che di diritto e che non attribuisce ai figli del primo matrimonio, alcun diritto ereditario.

Pertanto, alla morte della seconda moglie, i figli nati dal coniuge nel precedente matrimonio di questi, non avranno alcun diritto ereditario relativamente ai beni facenti parte del patrimonio della cosiddetta “matrigna”, in quanto sostanzialmente estranei alla medesima.

Questi beni, infatti, saranno destinati esclusivamente a parenti della stessa (figli di quest’ultima, eventuali genitori o fratelli e sorelle, ecc) e non potranno essere devoluti ai figli di prime nozze del proprio coniuge.

Ovviamente, la matrigna in questione potrebbe per testamento destinare qualcosa anche ai figli del marito, ma dovrebbe farlo sempre nel rispetto delle quote minime previste a favore dei propri parenti più stretti (in primo luogo i propri figli).

CASO CONCRETO

In merito alla situazione descritta in quesito ed ai beni in esso elencati, è necessario fare le opportune distinzioni e considerazioni:

– per quanto riguarda la casa purtroppo il lettore non potrà vantare alcun diritto ereditario nei confronti della medesima, anche se è stata l’abitazione familiare per tantissimi anni. Si tratta, infatti, di un bene personale della seconda moglie di suo padre, alla successione del quale potranno accedere soltanto i figli di quest’ultima e non anche quelli di prime nozze del coniuge;

– per quanto riguarda il terreno agricolo, poiché già di proprietà della madre del lettore, alla morte di quest’ultima, esso è andato in successione a suo favore ed a quello di suo padre, secondo la seguente proporzione: 1/2 al lettore e 1/2 al suo papà (sempre secondo l’articolo di legge riportato in nota [1]). Pertanto alla morte del padre del lettore, la quota di terreno agricolo caduta in successione è stata solo quella relativa alla sua metà, che dovrà essere attribuita secondo le seguenti proporzioni:

1/3 (equivalente a 3/9) a favore della seconda moglie ancora in vita e 2/3 a favore dei tre figli in parti assolutamente uguali (equivalenti a 2/9 a testa ed indipendentemente dal matrimonio da cui sono nati). In conclusione, quindi, allo stato attuale, i fratellastri del lettore potrebbero vantare sul terreno agricolo una quota pari, in termini matematici, al 22,2% circa dell’intero terreno, che sarebbe, quindi attualmente così riferibile: 61,2% circa a suo favore, 16,6% circa a favore della sua matrigna, 22,2% circa a favore dei suoi fratellastri.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Marco Borriello


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