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P.A.: blocco contrattuale e richiesta di indennizzo

16 Marzo 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 Marzo 2019



Sono un dipendente della P.A. ed esattamente dell’Ordine degli Psicologi della mia Regione, ente pubblico non economico. Come posso attivarmi per il ricorso del risarcimento/indennizzo del contratto 2010/2015? A differenza degli altri dipendenti statali che ricevono busta paga e stipendio dalle casse del Ministero, noi dipendenti di ordini professionali riceviamo lo stipendio direttamente dall’Ordine tramite la propria Tesoreria. Gli ordini professionali non ricevono alcun contributo dal ministero e si gestiscono economicamente grazie alle quote degli iscritti. Per questo motivo ritengo che gli ordini, dal momento in cui fu firmato il CCNL 2016/2018 dovevano automaticamente coprire gli anni dal 2010 al 2015.

Il  blocco contrattuale previsto nella P.A. è stato considerato illegittimo, e incostituzionale all’art.36 della Costituzione, poiché il suo protrarsi era divenuto irragionevole.

Difatti, il blocco, di per sé, non può considerarsi illegittimo se giustificato da un’emergenza economica; mentre va considerato incostituzionale se utilizzato per un arco temporale di significativa (e ingiustificata) ampiezza, violando in tal senso il criterio di proporzionalità della retribuzione del dipendete, riferito alla quantità e alla qualità del lavoro svolto.

La pronuncia della Corte Costituzionale, anche se riguardante la contrattazione collettiva del pubblico dipendente, con esso inteso l’impiegato avente rapporti contrattuali con l’ente pubblico, potrebbe avere senza dubbio degli effetti “benefici” anche sul blocco illegittimamente operato nei confronti dei dipendenti degli ordini professionali, quale per l’appunto quello del lettore.

A maggior ragione se si pensi che gli stipendi del lettore e  dei suoi colleghi (come accade anche per gli ordini degli avvocati) sono saldati e versati grazie al contributo dei singoli componenti dell’ordine.

Sembra, inoltre, assurdo che il nuovo CCNL di settore non abbia convogliato i mancati adeguamenti dal 2010-2015, nonostante le pronunce giurisprudenziali in merito.

Orbene, una volta provata l’incostituzionalità di tale blocco, si potrà agire con la richiesta di indennizzo (essendo derivante da legge e, quindi, da fatto lecito) per i mancati adeguamenti automatici delle retribuzioni.

Il metodo più economico per fare ricorso e ottenere tale indennizzo rimane quello di affidarsi a qualche associazione, o organizzazione sindacale che si sia accordata per la presentazione di una class action.

Anche se tale azione collettiva sia già stata iniziata, il lettore potrà comunque intervenire all’interno del procedimento, a meno che lo stesso non sia giunto alle sue fasi conclusive.

Con questa procedura, ovviamente, i costi si riducono di molto, poiché le spese legali vengono sostenute e ripartite da tutti i partecipanti.

Diversamente, al lettore non resterebbe altro che affidarsi ad un legale ed avviare un’azione individuale nei confronti dello Stato.

Rispetto alle associazioni, i costi lieviteranno, e di parecchio (le spese che il lettore potrebbe dividere per 100, ad esempio, sarebbero tutte a suo carico) e, soprattutto, i tempi potrebbero allungarsi, in quanto la class action – ad oggi – potrebbe già esser ben che avviata e il lettore, con un semplice intervento nella procedura, acquisirebbe il medesimo diritto dei partecipanti originari, ma ciò non toglie che tale battaglia legale possa ben essere coltivata dallo stesso anche in solitaria.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla


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