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Saldo e stralcio: l’Isee corrente vale?

9 Febbraio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 Febbraio 2019



È possibile presentare la dichiarazione Isee corrente per rientrare nell’agevolazione del saldo e stralcio delle cartelle?

Ti trovi in una situazione di difficoltà, perché hai parecchi debiti con l’Agenzia delle Entrate e con l’Inps: vorresti dunque aderire al saldo e stralcio, che ti consentirebbe di cancellare una buona parte delle cartelle arretrate.

L’Isee del tuo nucleo familiare, però, è superiore a 20mila euro: non avendo una procedura di liquidazione [1] in corso, sai di non poter accedere alla misura. Tuttavia, hai da poco perso il lavoro: ti chiedi, allora, se puoi presentare l’Isee corrente, basato sulla tua nuova situazione economica, per accedere, entro il 30 aprile 2019, al saldo e stralcio. Per il saldo e stralcio vale l’Isee corrente?

Cerchiamo di fare il punto della situazione: come funziona il saldo e stralcio, quando si può presentare e su quali redditi si basa l’Isee corrente, esiste la possibilità di utilizzare l’Isee corrente per accedere al saldo e stralcio.

Che cos’è il saldo e stralcio?

Il saldo e stralcio delle cartelle consente ai contribuenti che hanno un debito fiscale o contributivo di pagarne solo una parte, mettendosi in regola col fisco.

Si possono stralciare esclusivamente le cartelle contenenti i seguenti debiti:

  • tributi risultanti dalle dichiarazioni annuali, e relativi interessi e sanzioni; in pratica, si tratta dei debiti derivanti dal mancato versamento di Irpef e Iva a seguito di autoliquidazione e controllo automatico della dichiarazione dei redditi;
  • contributi dovuti dagli iscritti alle casse dei liberi professionisti o alle gestioni previdenziali dei lavoratori autonomi dell’Inps, esclusi quelli richiesti a seguito di accertamento.

Non tutti i contribuenti con cartelle di Equitalia o di Agenzia Entrate Riscossione, però, possono accedere al beneficio, ma soltanto coloro il cui indicatore Isee (si tratta, in parole semplici, dell’indice che “misura la ricchezza” delle famiglie, che si ricava dalla dichiarazione sostitutiva unica, o Dsu) non supera i 20mila euro. Fanno eccezione coloro che hanno avviato la procedura di liquidazione del patrimonio (sovraindebitamento).

Isee per saldo e stralcio

Per accedere al saldo e stralcio si deve possedere un Isee inferiore ai 20mila euro, come appena osservato: più basso e l’Isee, però, più bassa risulta la percentuale dei debiti da pagare.

Nello specifico, l’aliquota da applicare ai debiti è pari al:

  • 16%, se il debitore ha un Isee del nucleo sino a 8.500 euro;
  • 20%, se il debitore ha un Isee del nucleo da 8.500,01 euro sino a 12.500 euro;
  • 35%, se l’Isee del nucleo del debitore va dai 12.500,01 euro ai 20mila euro.

Per stralciare le cartelle e chiudere definitivamente il debito con l’erario i contribuenti possono versare le somme dovute in unica soluzione o ripartendolo in 5 anni.

Per chi ha in corso una procedura di sovraindebitamento, l’importo da pagare è pari al 10% del dovuto, a prescindere dall’Isee.

Che cos’è l’Isee corrente?

Il cosiddetto decreto Isee [2], prevede in alcuni casi la possibilità di richiedere l’Isee corrente: si tratta di una Dsu, dichiarazione sostitutiva unica (dalla quale si ricavano gli indicatori della situazione economica, patrimoniale e reddituale del nucleo familiare), o più semplicemente dichiarazione Isee, basata sui redditi degli ultimi 12 mesi, in casistiche particolari degli ultimi 2 mesi.

Quando si può chiedere l’Isee corrente?

Nel dettaglio, l’Isee corrente può essere richiesto nei seguenti casi:

  • il nucleo familiare possiede una dichiarazione Isee (Dsu) in corso di validità (cioè non scaduta);
  • risulta variata la situazione lavorativa di almeno uno dei componenti della famiglia, nei 18 mesi precedenti al 1° gennaio dell’anno di presentazione della dichiarazione Isee originaria (ad esempio per le dichiarazioni Isee presentate nel 2019 la variazione della situazione lavorativa deve essere intervenuta dopo il 30 giugno 2017);
  • risulta una variazione della situazione reddituale complessiva del nucleo familiare superiore al 25% rispetto alla situazione reddituale dell’Isee originario.

Variazioni dell’attività lavorativa per l’Isee corrente

Quali sono le variazioni della situazione lavorativa che danno la possibilità di presentare l’Isee corrente?

Il decreto Isee considera esclusivamente queste variazioni:

  • risoluzione del rapporto di lavoro dipendente a tempo indeterminato (licenziamento o dimissioni del lavoratore);
  • sospensione dell’attività lavorativa dipendente a tempo indeterminato (ad esempio congedo non retribuito per l’assistenza di un familiare);
  • riduzione dell’attività lavorativa dipendente a tempo indeterminato;
  • risoluzione del rapporto di lavoro dipendente a tempo determinato o flessibile (licenziamento o dimissioni del lavoratore); il lavoratore deve risultare non occupato alla data di presentazione della dichiarazione Isee, e deve dimostrare di essere stato occupato con contratto a termine o flessibile per almeno 120 giorni, nei 12 mesi precedenti la conclusione dell’ultimo rapporto di lavoro;
  • cessazione dell’attività di lavoro autonomo svolta in via continuativa per almeno 12 mesi; il lavoratore deve risultare non occupato alla data di presentazione della dichiarazione Isee.

Quali redditi vanno dichiarati nell’Isee corrente?

Nell’Isee corrente, per ogni componente del nucleo la cui situazione lavorativa è variata, devono essere dichiarati i redditi percepiti negli ultimi 12 mesi rispetto alla richiesta della prestazione:

  • redditi da lavoro dipendente, pensione ed assimilati;
  • redditi derivanti da attività d’impresa o di lavoro autonomo, svolte sia in forma individuale che partecipativa, individuati secondo il principio di cassa come differenza tra i ricavi/compensi percepiti e le spese sostenute;
  • prestazioni di assistenza, di previdenza e indennitarie, incluse le carte acquisti (come la carta Rdc), a qualunque titolo percepite da amministrazioni pubbliche, se non già incluse nei redditi da lavoro dipendente, pensione o assimilati.

È possibile indicare quanto percepito negli ultimi 2 mesi, anziché negli ultimi 12 mesi, solo in caso di variazione dell’attività dipendente a tempo indeterminato. I redditi degli ultimi 2 mesi, ad ogni modo, nella dichiarazione Isee sono moltiplicati per 6, in modo da ottenere un importo su base annua, per non creare disparità di trattamento.

Si può presentare l’Isee corrente per accedere al saldo e stralcio?

Il saldo e stralcio, in base a quanto reso noto sinora, dovrebbe poter prendere come riferimento anche i dati dell’Isee corrente, sia se basato sugli ultimi 12 mesi di reddito, sia se basato sugli ultimi 2 mesi di reddito.

La legge di bilancio 2019 [3], sul punto, specifica soltanto che, per accedere alla misura, l’indicatore della situazione economica equivalente (Isee) del nucleo familiare non deve superare i 20mila euro (fatta eccezione per chi è coinvolto in una procedura di liquidazione), come già osservato.

note

[1] art.14 L.3/2012.

[2] DPCM 159/2013.

[3] Art.1, co. 184 e ss., L.145/2018.


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