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Il lavoro intermittente

28 Febbraio 2019


Il lavoro intermittente

> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 Febbraio 2019



Le aziende hanno bisogno, in alcuni casi, di lavoratori a singhiozzo, senza un’esigenza continuativa di impiegare tale manodopera.

Le esigenze delle aziende, con riferimento al personale, non sono tutte uguali. Alcune aziende hanno bisogno di un certo numero di dipendenti fissi per tutto l’anno poiché hanno un andamento costante ed omogeneo della produzione o dei servizi. Altre aziende, al contrario, hanno l’esigenza opposta: non producono e non erogano servizi in modo costante nell’anno ma con dei picchi e dei periodi di intensificazione. In quei periodi hanno dunque bisogno di chiamare più persone a lavorare con loro. Per soddisfare questa esigenza è nato il lavoro intermittente.

Cos’è il lavoro intermittente?

Il contratto di lavoro intermittente [1] è il contratto, anche a tempo determinato, mediante il quale un lavoratore si pone a disposizione di un datore di lavoro che ne può utilizzare la prestazione lavorativa in modo discontinuo o intermittente.

Si tratta, dunque, di una forma particolare di contratto di lavoro subordinato in cui la particolarità è nel fatto che il dipendente non lavora seguendo un orario di lavoro prestabilito, ma lavora su chiamata del datore di lavoro.

Quando è possibile attivare il lavoro intermittente?

Il lavoro intermittente può essere attivato nei casi individuati dai contratti collettivi oppure, in mancanza di contratto collettivo, nei casi di utilizzo individuati con decreto del ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Si tenga conto che, in ogni caso, secondo molti il lavoro intermittente rappresenta la massima espressione del precariato e, dunque, non sempre i sindacati accettano di inserire le ipotesi in cui si può sottoscrivere un contratto di lavoro intermittente nei Ccnl.

In assenza di previsione nel Ccnl, come visto, si può attivare il lavoro a chiamata nelle occupazioni individuate da apposito decreto del ministero del Lavoro.

Questo ultimo decreto non è stato ancora approvato e, come chiarito dal ministero del Lavoro stesso [2] si possono continuare ad utilizzare i casi individuati dal vecchio decreto [3] che approva la tabella indicante le occupazioni che richiedono un lavoro discontinuo o di semplice attesa o custodia.

In base a tale decreto si possono attivare contratti di lavoro intermittente per le seguenti occupazioni:

  • custodi;
  • guardiani diurni e notturni, guardie daziarie;
  • portinai;
  • fattorini (esclusi quelli che svolgono mansioni che richiedono una applicazione assidua e
    continuativa) uscieri e inservienti;
  • camerieri, personale di servizio e di cucina negli alberghi, trattorie, esercizi pubblici in genere, carrozze-letto, carrozze ristoranti e piroscali;
  • pesatori, magazzinieri, dispensieri ed aiuti;
  • personale addetto alla estinzione degli incendi;
  • personale addetto ai trasporti di persone e di merci: personale addetto ai lavori di carico e
    scarico;
  • cavallanti, stallieri e addetti al governo dei cavalli e del bestiame da trasporto, nelle aziende
    commerciali e industriali;
  • personale di treno e di manovra, macchinisti, fuochisti, manovali, scambisti, guardabarriere
    delle ferrovie interne degli stabilimenti;
  • sorveglianti che non partecipino materialmente al lavoro;
  • addetti ai centralini telefonici privati;
  • personale degli ospedali, dei manicomi, delle case di salute e delle cliniche, fatta eccezione per il personale addetto ai servizi di assistenza nelle sale;
  • commessi di negozio nelle città con meno di cinquantamila abitanti a meno che, anche in queste città, il lavoro dei commessi di negozio sia dichiarato effettivo e non discontinuo con ordinanza del prefetto, su conforme parere delle organizzazioni padronali ed operaie interessate, e del capo circolo dell’Ispettorato dell’industria e del lavoro competente per territorio;
  • personale addetto alla sorveglianza degli essiccatoi;
  • personale addetto alla sorveglianza degli impianti frigoriferi;
  • personale addetto alla sorveglianza degli apparecchi di sollevamento e di distribuzione di acqua potabile;
  • personale addetto agli impianti di riscaldamento, ventilazione e inumidimento di edifici pubblici e privati;
  • personale addetto agli stabilimenti di bagni e acque minerali, escluso il personale addetto all’imbottigliamento, imballaggio e spedizione;
  • personale addetto ai servizi di alimentazione e di igiene negli stabilimenti industriali;
  • personale addetto ai servizi igienici o sanitari, dispensari, ambulatori, guardie mediche e posti di pubblica assistenza;
  • barbieri, parrucchieri da uomo e da donna nelle città con meno di centomila abitanti, a meno
    che, anche in queste città, il lavoro dei barbieri e parrucchieri da uomo e da donna sia dichiarato effettivo e non discontinuo con ordinanza del prefetto su conforme parere delle organizzazioni padronali ed operaie interessate e del capo circolo dell’Ispettorato dell’industria e del lavoro competente per territorio;
  • personale addetto alla toeletta (manicure, pettinatrici);
  • personale addetto ai gazometri per uso privato;
  • personale addetto alla guardia dei fiumi, dei canali e delle opere idrauliche;
  • personale addetto alle pompe di eduzione delle acque se azionate da motori elettrici;
  • addetto all’esercizio ed alla sorveglianza dei forni a fuoco continuo nell’industria della calce e cemento;
  • personale addetto nelle officine elettriche alla sorveglianza delle macchine, ai quadri di trasformazione e di distribuzione, e alla guardia e manutenzione delle linee e degli impianti idraulici;
  • personale addetto alla sorveglianza ed all’esercizio:
    • degli apparecchi di concentrazione a vuoto;
    • degli apparecchi di filtrazione;
    • degli apparecchi di distillazione;
    • dei forni di ossidazione, riduzione e calcinazione nelle industrie chimiche;
    • degli impianti di acido solforico e acido nitrico;
    • degli apparecchi per l’elettrolisi dell’acqua;
    • degli apparecchi per la compressione e liquefazione dei gas;
  • personale addetto alle gru;
  • capistazione di fabbrica e personale dell’ufficio ricevimento bietole nell’industria degli zuccheri;
  • personale addetto alla manutenzione stradale;
  • personale addetto esclusivamente nell’industria del candeggio e della tintoria, alla vigilanza degli autoclavi ed apparecchi per la bollitura e la lisciviatura ed alla produzione con apparecchi automatici del cloro elettrolitico;
  • personale addetto all’industria della pesca;
  • impiegati di albergo le cui mansioni implichino rapporti con la clientela e purché abbiano carattere discontinuo (così detti «impiegati di bureau» come i capi e sottocapi addetti al ricevimento, cassieri, segretari con esclusione di quelli che non abbiano rapporti con i passeggeri);
  • operai addetti alle pompe stradali per la distribuzione della benzina, comunemente detti
    pompisti;
  • operai addetti al funzionamento e alla sorveglianza dei telai per la segatura del marmo;
  • interpreti alle dipendenze di alberghi o di agenzie di viaggio e turismo;
  • operai addetti alle presse per il rapido raffreddamento del sapone;
  • personale addetto al governo, alla cura ed all’addestramento dei cavalli nelle aziende di allevamento e di allenamento dei cavalli da corsa;
  • personale addetto esclusivamente al governo e alla custodia degli animali utilizzati per prodotti medicinali o per esperienze scientifiche nelle aziende o istituti che fabbricano sieri;
  • personale addetto ai carriponte;
  • artisti dipendenti da imprese teatrali, cinematografiche e televisive; operai addetti agli
    spettacoli teatrali, cinematografici e televisivi; cineoperatori, cameramen-recording o teleoperatori da ripresa, fotografi e intervistatori occupati in imprese dello spettacolo in genere ed in campo documentario, anche per fini didattici;
  • operai addetti esclusivamente alla sorveglianza dei generatori di vapore con superficie non superiore a 50 mq quando, nella particolarità del caso, detto lavoro abbia carattere di discontinuità;
  • operai addetti presso gli aeroporti alle pompe per il riempimento delle autocisterne e al rifornimento di carburanti e lubrificanti agli aerei da trasporto;
  • operai addobbatori o apparatori per cerimonie civili o religiose ove dall’Ispettorato del lavoro sia, nei singoli casi, riconosciuto il carattere discontinuo del lavoro.

Lavoro intermittente: quando è sempre possibile

A prescindere dalle ipotesi introdotte dai Ccnl di quelle di cui al vecchio decreto sul lavoro discontinuo, il lavoro intermittente può essere sempre attivato se il dipendente ha meno di 24 anni di età, purché le prestazioni lavorative siano svolte entro il venticinquesimo anno, o più di 55 anni.

Un altro limite riguarda il numero massimo di giorni di chiamata: con l’eccezione dei settori del turismo, dei pubblici esercizi e dello spettacolo, il contratto di lavoro intermittente è ammesso, per ciascun lavoratore con il medesimo datore di lavoro, per un periodo complessivamente non superiore a quattrocento giornate di effettivo lavoro nell’arco di tre anni solari. In caso di superamento del predetto periodo il relativo rapporto si trasforma in un rapporto di lavoro a tempo pieno e indeterminato.

Lavoro intermittente: l’indennità di disponibilità

Il lavoro intermittente può prevedere o meno la disponibilità del dipendente. Con il termine disponibilità si intende l’obbligo che si assume il lavoratore di rispondere alla chiamata del datore di lavoro. Se questo obbligo viene assunto allora deve essere remunerato con la cosiddetta indennità di disponibilità. Si tratta di una somma di denaro versata al dipendente nei periodi di non lavoro e che compensa per l’obbligo assunto di rispondere alla chiamata.

L’indennità di disponibilità non va computata per il calcolo degli istituti contrattuali (ad es. il TFR; la 13^ e 14^ mensilità, etc.) ma su di essa si pagano i contributi previdenziali.

L’indennità di disponibilità deve avere un ammontare minimo pari a quello stabilito dal Ccnl in mancanza con apposito decreto del ministero del Lavoro.

note

[1] Art. 13 e seguenti D. Lgs. n. 81/2015.

[2] Ministero del Lavoro, Interpello n. 10/2016.

[3] R. D. n. 2657 del 6.12.1923.


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