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Che significa rinvio a giudizio?

28 Febbraio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 Febbraio 2019



Cos’è la richiesta di rinvio a giudizio? Qual è la differenza tra richiesta di rinvio a giudizio e decreto che dispone il giudizio?

Sicuramente ti sarà capitato, almeno una volta, di leggere sui giornali o di ascoltare alla televisione che ai danni di una persona indagata è stato chiesto il rinvio a giudizio; ti sei mai chiesto cosa significa di preciso? Senza dubbio parliamo di un processo e di un individuo per il quale vi sia il sospetto che abbia commesso un reato. Il mondo giuridico, però, è complesso e la sua terminologia è sempre precisa, mai casuale; e allora, se una persona viene rinviata a giudizio, cosa le accadrà? Vuol dire che è già condannata? Chi avanza la richiesta di rinvio a giudizio e chi decide a riguardo? Se, purtroppo, la notifica di un atto del genere è capitata anche a te, allora già saprai di cosa sto parlando; se, al contrario, non sei mai stato sottoposto ad indagini da parte della Procura ma sei un appassionato di diritto e vuoi saperne di più, allora ti consiglio di fermarti dieci minuti e di prestare attenzione a ciò che ti dirò nei prossimi paragrafi, in quanto ti spiegherò che significa rinvio a giudizio.

Richiesta di rinvio a giudizio: cos’è?

Bisogna innanzitutto distinguere la richiesta di rinvio a giudizio dal rinvio a giudizio vero e proprio: mentre il primo è disposto dal magistrato del pubblico ministero, il secondo è proprio del giudice dell’udienza preliminare. Ma procediamo con ordine.

Possiamo definire la richiesta di rinvio a giudizio come il culmine delle indagini fino a quel momento svolte. Devi sapere che il procedimento penale è come un percorso lungo e tortuoso: si snoda in varie tappe e la prima di esse è rappresentata proprio dalle indagini preliminari. Durante questa fase, la persona che è stata segnalata alle autorità per aver commesso un fatto che, presumibilmente, costituisce un crimine, viene sottoposto ad indagini da parte della Procura territorialmente competente.

Le indagini sono coperte da assoluto segreto e, pertanto, fino al loro termine non sarà possibile prendere visione delle prove raccolte e, più in generale, dell’attività sino a quel momento compiuta dagli inquirenti. L’inizio ufficiale di questa fase avviene con l’iscrizione del nome dell’indagato all’interno del registro delle notizie di reato; il termine, al contrario, è rappresentato proprio dalla richiesta di rinvio a giudizio, la quale è la punta dell’iceberg rappresentato dalle indagini.

Rinvio a giudizio: chi fa la richiesta e quando?

La richiesta di rinvio a giudizio è avanzata dal magistrato del pubblico ministero che ha seguito le indagini: se, al termine di queste, sono stati raccolti elementi sufficienti a sostenere l’accusa in giudizio, allora il p.m. formula richiesta di rinvio a giudizio, la quale viene indirizzata ad un giudice appartenente all’ufficio gip/gup del tribunale competente.

In buona sostanza, quindi, la richiesta di rinvio a giudizio è avanzata dal pubblico ministero al giudice che verrà designato per trattare l’udienza preliminare, cioè l’udienza nella quale, nel contraddittorio tra le parti, si deciderà effettivamente se il processo a carico dell’indagato (oramai imputato) dovrà essere celebrato oppure meno.

Richiesta rinvio a giudizio: come funziona?

Abbiamo chiarito che la richiesta di rinvio a giudizio è prerogativa del magistrato del pubblico ministero; il rinvio a giudizio vero e proprio, invece, consiste nell’accoglimento di tale richiesta da parte del giudice, il quale con proprio provvedimento individua il giorno in cui avrà inizio il processo dibattimentale.

Secondo la legge, il pubblico ministero, quando si determina per chiedere il rinvio a giudizio, deve depositare la sua richiesta presso la cancelleria del giudice; insieme alla richiesta viene trasmesso il fascicolo contenente la notizia di reato, la documentazione relativa alle indagini espletate e i verbali degli atti eventualmente compiuti davanti al giudice per le indagini preliminari, oltre che il corpo del reato e le cose pertinenti al reato, qualora non debbano essere custoditi altrove.

La legge non specifica entro quanto tempo dalla chiusura delle indagini il p.m. debba trasmettere la richiesta di rinvio a giudizio: solamente per i reati di omicidio colposo commesso con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro e di omicidio stradale, la richiesta deve essere depositata entro trenta giorni dalla chiusura delle indagini preliminari.

Si ricordi, poi, che la richiesta di rinvio a giudizio è nulla se non è preceduta dall’avviso di conclusione delle indagini, nonché dall’invito a presentarsi per rendere l’interrogatorio a cui l’indagato abbia deciso di sottoporvisi [1].

Entro cinque giorni dal deposito della richiesta, il giudice fissa con decreto il giorno, l’ora e il luogo dell’udienza, procedendo a nominare un difensore d’ufficio all’imputato che sia privo di uno di fiducia. Tra la data di deposito della richiesta e la data dell’udienza non può intercorrere un termine superiore a trenta giorni [2].

In sintesi, quindi, avviene ciò: il magistrato del pubblico ministero, dopo l’attività di indagine, se ritiene che vi siano i presupposti per ottenere la condanna dell’indagato, formula richiesta di rinvio a giudizio, depositandola presso la cancelleria del giudice appartenente all’ufficio gip/gup del tribunale territorialmente competente. Questi, entro cinque giorni, fissa l’udienza preliminare alla quale dovranno partecipare il p.m. e l’imputato (o il suo difensore), facendo attenzione che tra il deposito della richiesta e l’udienza non trascorrano più di trenta giorni.

Richiesta rinvio a giudizio: cosa c’è scritto?

La richiesta di rinvio a giudizio che il p.m. deposita nella cancelleria del giudice deve contenere:

  • le generalità dell’imputato, nonché quelle della persona offesa dal reato;
  • l’enunciazione, in forma chiara e precisa, del crimine addebitato;
  • l’indicazione delle fonti di prova acquisite;
  • la domanda al giudice di emissione del decreto che dispone il giudizio;
  • la data e la sottoscrizione [3].

Richiesta di rinvio a giudizio e notifica all’imputato

Perché l’udienza disposta dal giudice su richiesta di rinvio a giudizio formulata dal p.m. possa essere validamente celebrata, è necessario che l’imputato sia informato di ciò che sta accadendo; per tale ragione, il giudice fa notificare all’imputato, al suo difensore, alla persona offesa e al p.m. l’avviso del giorno, dell’ora e del luogo dell’udienza, unitamente alla richiesta di rinvio a giudizio formulata dal pubblico ministero e con l’avvertimento all’imputato che, qualora non compaia, il procedimento proseguirà in sua assenza. Questo avviso contiene inoltre l’indicazione alle parti della facoltà di prendere visione degli atti e delle cose depositate in cancelleria e di presentare memorie e produrre documenti. Inoltre, a pena di nullità, la comunicazione deve essere notificata almeno dieci giorni prima della data dell’udienza [4].

Rinvio a giudizio: cos’è?

Quella che avanza il pubblico ministero e che deposita presso la cancelleria è solamente una richiesta di rinvio a giudizio: a decidere su tale domanda sarà il giudice che ha fissato l’udienza e ha curato di notificare l’avviso a tutte le parti interessate. Questo giudice, che assume la veste di giudice dell’udienza preliminare, dovrà valutare, sulla base della documentazione prodotta dal p.m. e delle ragioni della difesa dell’imputato, se sussistono i presupposti per poter sostenere l’accusa in un processo dibattimentale, cioè in un processo che si terrà nel contraddittorio tra le parti.

Fino a questo momento, infatti, l’attività svolta dal magistrato del pubblico ministero è stata assolutamente unilaterale, nel senso che le indagini vengono compiute (salvo eccezioni, come avviene nel caso dell’incidente probatorio) senza che la persona indagata possa controbattere. Il giudice dell’udienza preliminare, quindi, dovrà valutare se ci sono le condizioni affinché la pubblica accusa possa avere ragione anche nel contraddittorio tra le parti, cioè in dibattimento.

Il rinvio a giudizio vero e proprio, pertanto, è solamente quello che dispone il giudice dell’udienza preliminare nel caso in cui accolga la richiesta formulata dal p.m.: rinvio a giudizio significa proprio che l’accusa è matura per essere portata in processo e che, di conseguenza, l’imputato dovrà affrontare il dibattimento.

Rinvio a giudizio: chi lo dispone e come

Se con la lettura sei arrivato fino a questo punto, avrai senz’altro capito che il rinvio a giudizio è disposto dal giudice dell’udienza preliminare all’esito del confronto tra accusa e difesa, cioè all’esito dell’udienza che egli stesso ha fissato e che si è celebrata in sua presenza. La legge dice che, subito dopo che è stata dichiarata chiusa la discussione, il giudice procede alla deliberazione pronunciando sentenza di non luogo a procedere o decreto che dispone il giudizio. Il giudice dà immediata lettura del provvedimento; solamente nel caso in cui non sia possibile procedere alla redazione immediata dei motivi della sentenza di non luogo a procedere, il giudice provvede non oltre il trentesimo giorno da quello della pronuncia [5].

Praticamente, il giudice dell’udienza preliminare può:

  • rigettare la richiesta di rinvio a giudizio, pronunciandosi con sentenza di non luogo a procedere;
  • accogliere la richiesta di rinvio a giudizio ed emettere decreto che dispone il giudizio.

Sentenza di non luogo a procedere: cos’è?

La sentenza di non luogo a procedere rappresenta il rigetto della richiesta di rinvio a giudizio: con essa, infatti, il giudice stabilisce che non sussistono le condizioni per poter andare avanti e, quindi, per poter celebrare un processo ai danni dell’imputato. Secondo la legge, la sentenza di non luogo a procedere può essere pronunciata non solo quando, dopo attenta analisi nel merito, il giudice non ritenga fondato il fatto, ma anche tutte le volte in cui sussista una causa di estinzione del reato (ad esempio, la prescrizione o la remissione della querela), se il fatto non è previsto dalla legge (ad esempio, perché nel frattempo è sopraggiunta una depenalizzazione) oppure se l’imputato è persona non punibile (ad esempio, un minore di quattordici anni) [6].

Decreto che dispone il giudizio: cos’è?

Se il giudice dell’udienza preliminare decide di accogliere la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dal pubblico ministero, emetterà un decreto che dispone il giudizio: in sostanza, emetterà il rinvio a giudizio chiesto dalla pubblica accusa. Secondo la legge, il decreto che dispone il giudizio deve contenere:

  • a pena di nullità, le generalità dell’imputato e le altre indicazioni personali che valgono a identificarlo nonché le generalità delle altre parti private, compresa della persona offesa, con l’indicazione dei rispettivi difensori;
  • l’indicazione, chiara e precisa, del crimine per il quale si è imputati, a pena di nullità del decreto;
  • l’indicazione sommaria delle fonti di prova e dei fatti cui esse si riferiscono;
  • il dispositivo, con l’indicazione, a pena di nullità del decreto, del giudice competente per il giudizio, del luogo, del giorno e dell’ora della comparizione, con l’avvertimento all’imputato che non comparendo sarà giudicato in assenza.

Tra la data del decreto e la data fissata per il giudizio deve intercorrere un termine non inferiore a venti giorni; qualora si proceda per i reati di omicidio colposo commesso con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro e di omicidio stradale, il termine non può essere superiore a sessanta giorni. Il decreto è notificato all’imputato contumace nonché all’imputato e alla persona offesa comunque non presenti alla lettura del provvedimento almeno venti giorni prima della data fissata per il rinvio giudizio [7].

note

[1] Art. 416 cod. proc. pen.

[2] Art. 418 cod. proc. pen.

[3] Art. 417 cod. proc. pen.

[4] Art. 419 cod. proc. pen.

[5] Art. 424 cod. proc. pen.

[6] Art. 425 cod. proc. pen.

[7] Art. 429 cod. proc. pen.

Autore immagine: Unsplash.com


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