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Chi e come avvisare del cambio di residenza

28 Febbraio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 Febbraio 2019



Il trasloco comporta una serie di comunicazioni per i tributi locali, le bollette, il canone Rai, il medico, il lavoro. E per la patente e le tasse?

Se devi trasferirti da un Comune ad un altro non puoi tenertelo per te. Ci sono dei soggetti, degli enti e delle società a cui devi avvisare del cambio di residenza. Non solo perché altrimenti rischi di pagare delle sanzioni per non essere più in grado di ricevere delle comunicazioni importanti (bollette, Fisco, tributi comunali, ecc.) ma anche perché perderesti il privilegio di beneficiare dei servizi a te dedicati come cittadino residente in un paese.

A nulla ti serve «imboscarti» per non ricevere una multa o una cartella esattoriale: la notifica alla tua vecchia residenza viene ritenuta valida comunque e ti troveresti costretto prima o poi a risponderne. Sempre che tu ti sia iscritto regolarmente alla nuova anagrafe, come vedremo più avanti. Peggio ancora: chi ritirerebbe la tua spazzatura dalla tua posta se nessuno sa che abiti lì? Come potresti accedere ad una detrazione fiscale se non dici dove vivi? Da chi pensi di avere luce, gas, acqua e telefono se non attivi un’utenza nella casa in cui ti sei trasferito? Insomma, nulla di tutto ciò avviene in automatico: devi essere tu ad avvisare del cambio di residenza perché nessuno lo farà per te.

Ora, la doppia domanda che puoi farti è: chi avvisare e chi non avvisare del cambio di residenza? Ti forniamo la doppia risposta con qualche approfondimento in più.

Cambio di residenza: quando avviene?

È probabile che tu abbia bisogno di un cambio di residenza quando devi essere trasferito per lavoro (definitivamente o per un certo periodo di tempo), quando devi spostarti per motivi di studio e restare in un’altra città per qualche anno oppure se per motivi di salute (tua o di qualche tuo parente che ha bisogno di assistenza continua) devi cambiare casa.

In qualsiasi caso, puoi fare un cambio di residenza (che dovrai comunicare a chi di dovere, come vedremo tra poco) se sei:

  • già iscritto all’ufficio anagrafe del Comune italiano in cui hai vissuto finora. Se, invece, abitavi in una città estera, devo essere iscritto all’Aire, cioè all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero;
  • irreperibile da un ufficio anagrafe italiano;
  • maggiorenne (ma puoi fare il cambio di residenza anche dei familiari a tuo carico che si spostano con te).

Altro requisito indispensabile: che tu abbia un documento di identità valido.

Dovrai presentarti all’anagrafe del Comune in cui vai a risiedere e presentare una dichiarazione (di persona, via posta elettronica, tramite raccomandata o fax) in cui si riporta:

  • il nome dell’ultimo Comune in cui hai vissuto;
  • l’indirizzo della nuova casa in cui fisserai la tua dimora abituale;
  • i tuoi dati personali e quelli delle persone che vivranno con te nella nuova residenza.

La dichiarazione va presentata entro 20 giorni dalla data in cui hai iniziato a vivere nella nuova casa. Dopodiché, entro 2 giorni il Comune procede all’iscrizione anagrafica del cambio di residenza (farà fede, comunque, la data in cui hai presentato la domanda). Nei 45 giorni successivi ci sarà la verifica dell’effettiva dimora. Di solito consiste nella visita di un vigile urbano che redige l’apposito verbale.

Cambio di residenza: a chi va comunicato?

La sola iscrizione del cambio di residenza all’ufficio anagrafe del tuo nuovo Comune non basta. Affinché produca tutti i suoi effetti, devi darne comunicazione ad una serie di soggetti, enti e aziende che ora ti elenchiamo.

All’ufficio tributi del Comune

Non dovrai fare molta fatica: esci dall’ufficio anagrafe del nuovo Comune e vai in quello che si occupa dei tributi. Qui dovrai comunicare formalmente il cambio di residenza affinché tu venga inserito nell’elenco dei contribuenti che devono pagare Imu, Tari, Tasi e quant’altro.

Ti verrà consegnato un modulo da compilare in cui dovrai segnalare se arrivi da un altro Comune o se, semplicemente, ti sei spostato da una via ad un’altra all’interno dello stesso municipio. I tempi entro i quali va fatta la denuncia di nuova residenza può cambiare da un Comune all’altro. Ma già che ti trovi nel Palazzo comunale per fare le pratiche all’anagrafe, tanto vale togliersi la spina quanto prima.

Al datore di lavoro

Tra le persone a cui devi avvisare del cambio di residenza c’è il tuo datore di lavoro. È lui, infatti, che si occupa per conto tuo delle pratiche sull’Irpef, sui contributi previdenziali, sulle visite fiscali in caso di malattia, ecc.

L’obbligo di comunicazione deve essere rispettato soprattutto quando tale vincolo è contemplato dal contratto nazionale di lavoro. Se non lo fai e l’azienda ti scrive al vecchio indirizzo, la notifica si ritiene comunque valida.

L’avviso del cambio di residenza può servire per avere delle buone notizie ma anche per evitare che quelle cattive diventino peggiori. Pensa, ad esempio, al lavoratore che deve essere licenziato ed a cui viene dato il tempo per difendersi. Inviate le comunicazioni ed in assenza di risposte nel tempo indicato dal contratto nazionale (perché recapitate al vecchio indirizzo), l’azienda mette in atto il provvedimento. Se anche il lavoratore ricevesse quest’ultimo al nuovo indirizzo, non potrà impugnarlo, poiché – come ha ricordato la Cassazione [1] – non ha rispettato l’obbligo sancito dal Ccnl di avvisare del cambio di residenza il suo datore.

Considera anche che il dipendente è soggetto al potere disciplinare del datore di lavoro. Questo vuol dire che se non adempie agli obblighi previsti dal contratto collettivo o da quello individuale (come può essere, appunto, il dovere di comunicare un cambio di residenza), può subire una serie di sanzioni disciplinari come:

  • il rimprovero verbale o scritto;
  • la multa fino a 4 ore di retribuzione;
  • la sospensione dal lavoro e dalla retribuzione fino a 10 giorni;
  • il licenziamento.

Spetta anche a te, in caso di cambio di residenza, avvisare l’Inps, l’Inail o la Camera di Commercio. In altre parole, tutti gli enti che hanno a che fare con il tuo lavoro. In particolare, se sei titolare di una prestazione Inps hai 1 mese di tempo dalla data dell’effettivo trasferimento per informare l’Istituto attraverso un’autocertificazione e la compilazione e consegna dell’apposito modulo Inps sul cambio di residenza.

Ai fornitori delle utenze

Avvisare del cambio di residenza a chi ti fornisce luce, gas, acqua o telefono è abbastanza scontato. Nel senso che quando lasci una casa per un’altra dovrai prima disdire le utenze da una parte per attivarle dall’altra.

Tieni conto, però, del fatto che ci possono essere dei casi diversi, a seconda dell’immobile in cui ti trasferisci. Ad esempio, se andrai ad abitare in una casa di nuova costruzione, dovrai rivolgerti al fornitore locale di energia per l’allacciamento dei vari servizi.

Se, invece, la casa è già stata abitata e, quindi, ci sono gli allacciamenti, potrai procedere con una voltura o con un subentro (a seconda se i contatori sono rimasti, rispettivamente, attivi o fermi).

Quindi, prima disdire da una parte e poi attivare dall’altra. Solo così le bollette arriveranno al posto giusto. Se non dài comunicazione del cambio di residenza, rischi che il gestore locale del posto in cui abitavi prima ti mandi delle bollette che poi vanno regolarmente pagate con interessi e sanzioni. E che tu debba pagare anche quella del luogo in cui ti sei trasferito. Un po’ troppo, insomma.

Alla banca

Se devi fare un cambio di residenza devi avvisare anche la tua banca. Non dovrai fare altro che recarti nella tua filiale e comunicare il nuovo indirizzo e la nuova residenza. A meno che tu decida di chiudere il conto corrente e di riaprirlo in un nuovo istituto più vicino alla tua nuova abitazione.

All’Agenzia delle Entrate per il canone Rai

Chiunque vorrebbe essere invisibile al Fisco. Ma conviene davvero? Non esserne così sicuro. Ma nemmeno troppo pessimista. All’Agenzia delle Entrate va comunicato il cambio di domicilio fiscale ma non quello di residenza anagrafica. È il Comune, infatti, a far sapere al Fisco dove ti sei trasferito. Questo significa che non sei obbligato ad avvisare l’Agenzia delle Entrate del cambio di residenza.

Sai che cosa vuol dire questo? Vuol dire che se il Fisco ti recapita al vecchio indirizzo una cartella esattoriale, un’ipoteca, un’ingiunzione di pagamento o quant’altro, tale notifica sarà nulla, sempre che tu ti sia regolarmente iscritto all’ufficio anagrafe del nuovo Comune di residenza.

C’è, però, da fare una precisazione. Devi rivolgerti all’Agenzia delle Entrate (sede di Torino) per comunicare la variazione della tua residenza ai fini del canone Rai. Lo devi fare entro 20 giorni dalla data in cui ti sei trasferito. Nella comunicazione devi indicare correttamente il codice di abbonamento tv, prima che nascano degli equivoci che comportino per te qualche rogna.

Puoi contattare l’Agenzia delle Entrate di Torino:

  • chiamando il numero verde dall’Italia 199.123.000 (da fisso, tariffa massima di 14,26 centesimi al minuto Iva inclusa; da cellulare, costo tra 24,17 e 48 centesimi al minuto con scatto alla risposta tra 12,38 e 30 centesimi a seconda dell’operatore);
  • chiamando dall’estero il numero 0039 – 06.87408197;
  • inviando la comunicazione per posta (meglio se raccomandata, ovviamente) all’Agenzia delle Entrate, Direzione Provinciale I di Torino, Ufficio Territoriale di Torino 1 – Sportello S.A.T. – Sportello Abbonamento TV. Casella postale 22 – 10121 Torino;
  • compilando il form che si trova nella pagina dedicata al canone sul sito rai.it.

Nel caso in cui tu voglia inviare la comunicazione per raccomandata, può aiutarti questo esempio:

all’Agenzia delle Entrate – Direzione Provinciale I di Torino
Ufficio territoriale di Torino 1
Sportello S.A.T. – Sportello Abbonamenti TV
Casella postale 22
10121 Torino (To)

Oggetto: comunicazione variazione residenza

Con la presente il/la sottoscritto/a……………………………………., codice fiscale…………………………………………, titolare dell’abbonamento RAI-TV nr…………………, comunica la variazione di residenza, presso la quale da ora in avanti dovrà essere inviata qualsiasi comunicazione. Sono pertanto a comunicarVi qui di seguito i dati relativi alla vecchia residenza e a quella nuova.

Precedente residenza: (via, numero civico, città, provincia e CAP).

Nuova residenza: (via, numero civico, città, provincia e CAP).

Distinti saluti.
Data
Firma

Alla Motorizzazione Civile

Se hai la patente e possiedi un’auto, non dovrai avvisare del cambio di residenza la Motorizzazione Civile, poiché ci penserà a farlo l’ufficio anagrafe del Comune. Oltretutto, con la modifica del Codice della strada dl 2013, sulla patente non viene più riportato l’indirizzo del titolare del permesso di guida.

Altro discorso per quanto riguarda il certificato di proprietà e la carta di circolazione della tua auto. Non dovrai avvisare la Motorizzazione ma dovrai portare in Comune:

  • un documento di riconoscimento;
  • la tua patente;
  • il libretto di circolazione che riporta la targa del veicolo;
  • il certificato di proprietà o il foglio complementare.

Fatto questo, dovrai compilare il modulo che ti rilascia il Comune e sul quale vanno inseriti i dati della patente (il numero, da chi è stata rilasciata, quando scade, ecc.) e dell’auto (il numero di targa). Sarà l’ufficio comunale a rilasciarti una ricevuta da portare con te finché non ti arriverà la carta di circolazione aggiornata e poi a comunicare il tutto alla Motorizzazione.

Alla compagnia di assicurazioni

Restiamo in tema di veicoli. Quando fai il cambio di residenza devi avvisare la compagnia di assicurazioni per due motivi. Il primo, perché in questo modo potrà inviarti le comunicazioni all’indirizzo giusto. Il secondo, perché potrebbe cambiare l’importo del premio, che può essere legato anche al luogo in cui abiti. Com’è facile immaginare, se non disponi di un garage dove lasciare l’auto di notte non è lo stesso tenere la macchina accanto al Commissariato piuttosto che in una zona isolata ad alto indice di delinquenza.

All’Asl

Il cambio di residenza comporta la possibilità (ma non l’obbligo) di cambiare il medico di famiglia. Sappi che puoi mantenere il tuo per avere continuità sulle terapie, sulla conoscenza che lui ha del tuo stato di salute passato e presente, perché i tuoi familiari restano con lo stesso dottore, ecc. Puoi, quindi, restare con lo stesso medico attraverso la scelta in deroga, cioè la all’Asl per avere come medico di base un dottore che opera in un territorio diverso da quello di residenza, sia all’interno della stessa Asl sia in un’Azienda sanitaria diversa.

Se il medico di famiglia a cui vuoi restare legato dopo il cambio di residenza si trova in una zona limitrofe a quella in cui ti sei trasferito, l’Asl accetta di norma la richiesta. Se, però, si trova un territorio non limitrofo, ci vorrà il parere del Comitato aziendale dell’Asl. Nel frattempo, ti verrà consegnato un documento di assistenza con l’assegnazione provvisoria del medico scelto. Se il Comitato dà parere positivo, puoi restare con il tuo medico di base. Altrimenti, ti verrà comunicato il diniego alla tua richiesta via raccomandata e ti sarà revocato il medico. Dovrai sceglierne uno nuovo.

Se mantieni lo stesso medico di famiglia, questi non sarà tenuto a fare delle visite a domicilio nel caso in cui tu non possa recarti nel suo ambulatorio. C’è anche l’aspetto che riguarda il numero di assistiti assegnati ad un medico. La scelta in deroga, infatti, non può superare una percentuale del tetto massimo di utenti. Per esempio, in Lombardia le scelte in deroga non possono superare il 5% del massimale di 1.500 assistiti per ogni medico di base. Questo significa che tu dovresti avere posto in quel 5% per poter mantenere il tuo medico.

note

[1] Cass. sent. n. 22295/2017.


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