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Cosa succede se ascolto la musica mentre dormo?

4 Marzo 2019 | Autore: Maria Teresa Biscarini


Cosa succede se ascolto la musica mentre dormo?

> Salute e benessere Pubblicato il 4 Marzo 2019



Significative sinergie tra la musica e il sonno secondo la National Sleep Foundation. Mutamenti a livello fisiologico, biochimico e nervoso.

“Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei!” recita un proverbio. Ma di fatto che vuol dire? Il significato affonda le sue radici nell’importanza delle frequentazioni ai fini d’individuare anche il tipo di vita che si fa. E se ad essere messe sotto la lente d’ingrandimento non fossero solo le “frequentazioni” diurne, ma anche quelle notturne? Una sfida che induce per forza a fare i conti con la qualità del sonno che peraltro occupa una metà circa della vita umana; e se qualcosa si inceppa tanto da originare i tanto odiati disturbi del sonno, cosa fare? Ci sono forse degli alleati del riposo notturno? Perché hai voglia a fare progetti di lungo corso per la giornata! Se la notte non si riesce a riposare in modo sano, tutta la giornata può venire compromessa. Lo sanno bene le persone che soffrono d’insonnia. Cosa dicono gli studiosi del sonno? La musica potrebbe fornire un qualche apporto? Premesso che l’argomento potrebbe prestarsi ad interpretazioni diversissime vista la gamma di variabili, cominciamo da un interrogativo di fondo: cosa succede se ascolto la musica mentre dormo? Una domanda che si è posta pure la National Sleep Foundation (N.S.F.), una organizzazione no profit americana che ha l’intento di sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema del sonno e dei suoi disturbi. Se anche tu sei intenzionato a saperne di più, prova a seguirci! Ne andrà della qualità della tua vita notturna e diurna e di chi ti vive accanto.

Qual è la posizione della N.S.F. in merito al binomio sonno-musica?

Secondo la fondazione americana che si occupa del sonno, la musica è qualcosa in più di qualcosa che fa piacere ascoltare. La musica, si legge testualmente “produce effetti diretti a livello di sistema nervoso parasimpatico che aiuta il corpo al rilassamento che precede il sonno. Gli adulti che ascoltano fino a 45 minuti di musica rilassante prima di coricarsi si addormentano più velocemente, dormono più a lungo, vanno meno soggetti ai risvegli notturni e considerano le loro notti più riposanti di quando non ascoltano la musica”.

Del pari anche per i giovani succede lo stesso: si rilassano nell’ascolto della musica classica con visibili miglioramenti nella qualità del sonno. La musica ha il potere di rallentare la frequenza cardiaca e la respirazione, di abbassare la pressione sanguigna e può persino far rilassare i muscoli. Questi cambiamenti di natura biologica indotti dalla musica rispecchiano i cambiamenti a cui va incontro il corpo in fase di addormentamento, per cui la musica diventa la perfetta alleata di un sonno ristoratore.

In parole molte più semplici, abbinando la musica al sonno, si assiste al fenomeno del “lascia o raddoppia” nel senso che la musica serve a raddoppiare lo stato di rilassamento che anticipa l’arrivo del sonno.

Quale tipologia di musica scegliere per conciliare il sonno?

Prendendo le mosse da quanto dichiarato dalla Fondazione americana del sonno, la scelta del tipo di musica da ascoltare è innanzi tutto una preferenza personale per cui è probabile che riuscirai a rilassarti ascoltando musica per te familiare e che incontra il tuo gusto. Ma è pur vero che gusti a parte, la scelta dovrebbe orientarsi sempre tenendo conto di quanto segue:

  • i toni melodici sono l’ideale;
  • il ritmo consigliato è quello che si aggira attorno ai 60-80 battiti al minuto (bpm);
  • le musiche da preferire sono: classiche, jazz o folk.

Ci sono modalità di ascolto della musica preferibili?

Se quindi una musica non vale l’altra è anche vero che deve essere operato un distinguo anche tra i vari mezzi di ascolto. Come orientarsi dunque tra cuffie, auricolari, o musica di sottofondo? In questa era dove sulle teste dei ragazzi spopolano letteralmente cuffie dal design e dai colori sempre più accattivanti, potrebbe apparire quasi un paradosso quello di suggerire il ritorno ad una musica di “mero” sottofondo diffusa per la stanza prima del sonno; ma questa è la realtà forse più sana in assoluto.

Il suono infatti arriva alle orecchie senza costringerle al contatto con strutture esterne. Laddove i giovani di casa non ne volessero proprio sapere di staccarsi dai loro “strumenti di piacere” è bene sin da ora sapere quale sia la preferenza dei medici in fatto di cuffie o auricolari. Per farla breve, si potrebbe dire che le cuffie battono gli auricolari 1 a 0! E questo perché? La risposta è semplice:

  • le cuffie in quanto esterne al padiglione auricolare trasmettono un suono che, se è predisposto su un volume basso, è di natura più dolce e meno traumatica per la membrana del timpano;
  • gli auricolari o le cuffiette che vengono poste a diretto contatto del padiglione auricolare erogano invece il suono direttamente, o quasi a contatto con la membrana, per cui hanno un potenziale più dannoso.

Musica per il sonno dei piccoli di casa: quali precauzioni?

Il quotidiano francese Le Figaro ha reso pubblici i risultati di un sondaggio dell’Istituto di statistica Ipsos. Tra le materie oggetto d’indagine: le abitudini del popolo francese. Sembra che sia una pratica abbastanza diffusa (si parla di un rapporto di 1 a 10), quantomeno in Francia, quella di addormentare i bambini anche al di sotto dei due anni facendo loro ascoltare la musica mediante cuffie o auricolari indifferentemente sia in casa che nel corso di viaggi in macchina.

Quindi se la musica rilassante e a basso volume potrebbe essere un toccasana anche per il sonno dei più piccoli, non bisognerebbe poi scivolare su una buccia di banana ed utilizzare strumentazioni che, come si è visto, sono sconsigliate anche per gli adulti.

Un dato quindi allarmante quello emerso dall’indagine di cui sopra e che il professor ed ex presidente dell’associazione dei pediatri francesi Francois-Marie Caron, commenta così senza mezzi termini: “Siamo di fronte ad una moda folle. Sappiamo già che lo schermo prima di 3 anni è controindicato, ma l’utilizzo delle cuffie prima dell’età di 6-8 anni è francamente irragionevole”. Per cui è vero che ad essere posto sotto la lente d’ingrandimento è stato il popolo francese, ma chissà se questo grido d’allarme non potrebbe estendersi anche ad altre nazioni come l’Italia, visto che per certi aspetti, tutto il mondo è Paese?

Quali sono i danni connessi all’ascolto di musica ad alto volume?

In caso di esposizione a suoni molto forti per periodi regolari e prolungati le cuffie, stando alle valutazioni del personale medico sarebbero idonee a produrre ipoacusie di carattere permanente. Se poi l’esposizione a musiche forti avviene in giovane età, ciò sarebbe idoneo a provocare la perdita della capacità uditiva durante l’invecchiamento.

Tra i sintomi da attenzionare, in quanto di immediata percezione:

  • sensazione di ottundimento auricolare;
  • ronzii nelle orecchie;
  • diminuzione seppur temporanea dell’udito;
  • comparsa di forme infettive interne all’orecchio.

Tra i danni irreversibili, cioè di carattere permanente:

  • diminuzione dell’udito per le frequenze più acute;
  • una sorta di fischio permanente.

Cosa fare per difendersi da ascolti musicali non sani?

I livelli di sicurezza su cui commisurare le abitudini di ascolto della musica dipendono sempre da tre fattori fondamentali come:

  • l’intensità della musica ascoltata;
  • la frequenza di ascolto;
  • la durata dell’ascolto.

Tutti questi tre fattori, considerati all’unisono, è proprio il caso di dire, determinano la quantità totale di suono a cui è esposto l’orecchio umano che non dovrebbe superare la soglia di 85 dB nell’arco di uno specifico range di ore. In altri termini, all’aumentare dell’intensità del suono il tempo di esposizione alla musica diminuisce in modo inversamente proporzionale.

Quindi attenzione al fai da te! Le orecchie sono due e non esistono nemmeno di ricambio, quindi una volta lesionate, non si potrà prendersela se non con se stessi.

Quali norme e standard per contrastare l’inquinamento acustico?

Secondo gli standard europei, gli apparecchi devono garantire livelli di emissione sicuri e avvisare al superamento della soglia di sicurezza al fine di ridurre al massimo il rischio di inquinamento acustico. Sì, avete capito bene, anche i suoni possono inquinare e quindi anche i suoni musicali.

A livello normativo la principale norma nazionale di riferimento sull’inquinamento acustico, è la legge quadro n. 447/95, mentre a livello comunitario, la direttiva 49/2002/CE ha cercato di uniformare i criteri di valutazione dell’inquinamento acustico. Questa norma è stata poi recepita a livello nazionale col successivo decreto legislativo n. 194/2005. Se a questi standard di legge si associano poi anche le specifiche accortezze pratiche da parte dei fruitori di apparecchi musicali portatili, il rischio da sovraesposizione acustica verrebbe sensibilmente a ridursi.

Tra le regole di buon senso che chiunque dovrebbe cominciare a mettere in pratica:

  • fissare, quando possibile, un livello massimo di volume ai propri apparecchi;
  • in alternativa, procedere manualmente a fissare un volume compatibile con gli standard di cui sopra;
  • monitorare, quasi con l’orologio alla mano, anche i tempi di esposizione ai suoni.

Se dunque è vero, come dice il detto, che “il troppo storpia” anche uno smodato rapporto con una musica di per sé ottima per rilassarsi e conciliare il sonno, potrebbe tradursi in un nemico da cui difendersi.

Musica a 432 Hz: cos’è e come influisce sulla persona?

Tutto ciò premesso, si direbbe in gergo legale, esistono forse delle tipologie di musiche in grado di modificare le vibrazioni interne all’essere umano, al punto da spingersi verso la frontiera di una possibile guarigione interiore? Stando alle cosiddette “avanguardie” in tema di rapporto tra musica e persona, sì.

Se infatti ognuno di noi è fatto di materia e la materia è energia, tutto ciò con cui si entra in contatto, produce una sorta di intima risonanza con noi. Tra le musiche che da più parti vengono persino definite curative o di guarigione una menzione particolare va alla musica a 432 Hz. Sembra che lo stesso Giuseppe Verdi, a tal proposito, si rese autore e firmatario di una lettera indirizzata alla Commissione musicale del governo italiano in cui menzionava “l’accordatura aurea” o a 432 Hertz appunto, a cui fece seguito un vero e proprio decreto legge.

Dopo lui anche Mozart e sembra anche i Pink Floyd (nell’album the Dark Side of the Moon) accordavano a 432 Hz a fronte del 440 Hertz, convenzionalmente adottato dall’American Standards Association e tutt’oggi seguito dalla gran parte dei musicisti occidentali.

Tra gli effetti benefici riconosciuti a queste frequenze:

  • armonizzazione del corpo fisico con l’ambiente naturale circostante;
  • riequilibrio dell’energia delle funzioni cellulari;
  • facilitazione negli sblocchi emotivi;
  • relax della mente;
  • liberazione dalle tensioni;
  • migliore qualità del sonno;
  • stimolazione della creatività;
  • miglioramento delle capacità difensive dell’organismo.

Un’accordatura aurea dunque per sonni e sogni d’oro.



Di Maria Teresa Biscarini


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