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Fax pubblicitario senza consenso: paga il danno morale la compagnia telefonica

8 aprile 2013


Fax pubblicitario senza consenso: paga il danno morale la compagnia telefonica

> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 aprile 2013



L’invio di pubblicità non gradita, attraverso fax, telefono o email, è punito con il risarcimento del danno morale.

L’invio di fax (o anche email) con materiale pubblicitario, o comunque qualsiasi sistema di chiamata o di comunicazione promozionale o per ricerche di mercato (anche senza l’intervento di un operatore) è ammesso solo se c’è il consenso dell’utente. Tale consenso, peraltro, è sempre revocabile dall’utente stesso in qualsiasi momento. In mancanza di tale presupposto, la società commerciale è tenuta a risarcire il danno morale al soggetto “importunato”.

Il caso più tipico è quello degli operatori telefonici. Quando si sottoscrive un abbonamento, si firma, tra i vari campi posti nel contratto, anche quello relativo al trattamento dei dati personali. In questo modo, il consumatore accetta la possibilità di ricevere materiale informativo e pubblicitario. Tuttavia, in qualsiasi momento, l’utente può revocare tale consenso, chiedendo che il proprio nominativo venga cancellato dalle banche dati e non venga più trattato per fini commerciali. È sempre bene inviare tale richiesta con una raccomandata a.r. presso la sede legale della società.

Ebbene, se la società commerciale invia materiale promozionale attraverso fax, email o anche telefonate e, nello stesso tempo:

a) il consumatore non abbia mai fornito il consenso al trattamento dei dati

b) oppure, abbia revocato il consenso dato in precedenza

allora si può agire in tribunale (o dal giudice di pace, se si chiede un risarcimento inferiore a 5.000 euro) per il risarcimento del danno patrimoniale e morale.

In un caso del genere, il Tribunale di Brescia, con una recentissima sentenza [2], ha condannato la compagnia Wind al risarcimento del patrimoniale e del danno morale [3] nei confronti di una ex cliente, per averle inviato un fax promozionale, nonostante questa avesse in precedenza richiesto, con una raccomandata a.r., la cancellazione dei propri dati.

note

[1] Art. 130, D.lgs. n. 196/2003 (c.d. Codice della Privacy)

[2] Trib. Brescia, sent. del 04.03.2013.

[3] Ai sensi dell’art. 15 del Codice privacy e dell’art. 1226 cod. civ.


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