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Il fisco controlla le carte prepagate?

11 Febbraio 2019
Il fisco controlla le carte prepagate?

Accertamenti fiscali: l’Agenzia delle Entrate può verificare il denaro accreditato o speso sulle carte come Postepay, Paypal, Carta prepagata Amazon, carte di credito prepagate delle banche?

Se è vero che viviamo nell’epoca della trasparenza bancaria e dei continui controlli sui conti correnti da parte dell’Agenzia delle Entrate, in molti si domandano se, da tale regime, restano escluse le carte prepagate.

Il mercato delle prepagate oggi è assai vario ed in rapida espansione: alla tradizionale Postepay si è aggiunta anche la prepagata Paypal, la carta Amazon, la Lottomaticard. Le stesse Poste italiane offrono una serie di alternative alla Postepay Standard: c’è la Postepay Evolution, la Evolution Business, la Postepay Connect, Virtual, Corporate, ecc. Per finire ci sono le numerose carte prepagate che ogni istituto di credito offre ai propri clienti per gli acquisti su internet o per le più svariate esigenze commerciali.

Chi fa un uso continuo di tali strumenti è interessato a sapere se il fisco controlla le carte prepagate. Quali possono essere i rischi per chi canalizza entrate ed uscite di denaro sulla propria prepagata senza però rispettare gli adempimenti fiscali che la normativa impone? Immaginiamo una persona che, nel gestire un’attività di compravendita dell’usato su internet in modo professionale e continuo, si faccia accreditare i corrispettivi incassati sulla propria carta prepagata per poi utilizzarla per i successivi acquisti; il tutto però sfuggendo all’obbligo dell’apertura di una partita Iva e della presentazione della dichiarazione dei redditi.

Uso della carta prepagata: quali rischi?

Sicuramente, al di là della effettiva possibilità di controlli che l’Agenzia delle Entrate è in grado di svolgere nel concreto e della frequenza degli stessi, l’utilizzo della carta prepagata per gestire il nero resta comunque un atto di evasione fiscale che può essere punito dalle autorità.

Le sanzioni possono essere amministrative o penali a seconda della gravità del fatto ossia dell’imposta evasa. In particolare si possono verificare due casi:

  • chi non riporta, nella propria dichiarazione dei redditi, una parte dei guadagni conseguiti commette il reato di dichiarazione infedele (e quindi sconfina nel penale) solo se le tasse non versate superano 150mila euro e i redditi non dichiarati raggiungono oltre il 10% del totale o i 3 milioni di euro. Al di sotto di tali soglie, si applicano solo sanzioni amministrative;
  • chi omette l’invio della dichiarazione dei redditi commette reato di dichiarazione omessa solo se l’imposta evasa è superiore a 50mila euro. Al di sotto di tale limite, si applicano solo sanzioni amministrative.

Carte prepagate: sono controllate dall’Agenzia delle Entrate?

Spesso succede che, pur a fronte di un divieto espresso categoricamente dalla legge, l’assenza di controlli fa sì che, nella pratica quotidiana, la norma non venga quasi mai rispettata. Non è una sorpresa, del resto, che la misura dell’obbedienza a un obbligo legale è determinata dalla capacità dell’ordinamento di raggiungere il colpevole e, quindi, dalla certezza della pena. Ecco perché in molti si chiedono se il fisco controlla le carte prepagate: per poter gestire, tramite esse, flussi monetari che altrimenti non troverebbero giustificazioni in caso di verifiche sul conto corrente.

La risposta però è implicita nello stesso sistema di funzionamento della carta prepagata da un lato e dell’Anagrafe dei rapporti finanziari dall’altro. Cerchiamo di spiegarci meglio.

La carta prepagata altro non è che un deposito bancario o postale a fronte del quale viene emesso un documento elettronico – appunto la carta – in grado di consentire al portatore di eseguire acquisti liberamente e senza bisogno di far transitare il denaro dal conto corrente. È come se si trattasse di un conto a parte, ma non per questo meno tracciabile.

La differenza quindi rispetto alla carta di credito ordinaria sta nel fatto che, nella prepagata, viene prima costituita la provvista la quale diventa anche il limite di spesa della carta stessa.

Ebbene, l’Agenzia delle Entrate è in grado di conoscere tutte le movimentazioni dei conti correnti e di qualsiasi altro rapporto che i cittadini intrattengono con banche e poste. Ciò perché gli istituti di credito sono tenuti a comunicare periodicamente al fisco – in una sezione apposita dell’Anagrafe tributaria, dedicata appunto ai rapporti finanziari – una serie di informazioni relative ai contratti in essere con la clientela come: il numero di conto corrente, l’entità del deposito, eventuale presenza di gestione titoli, cassette di sicurezza, ecc. Grazie a questo flusso di informazioni, l’Agenzia può ricostruire le entrate e le uscite dei contribuenti ed effettuare tutte le eventuali verifiche.

Controlli Agenzia Entrate su carte prepagate

Questi controlli, dunque, si estendono anche ai movimenti effettuati con carte di credito prepagate ed anche a quelle “senza Iban”. Tutti i movimenti realizzati con carte di credito, come Postepay oppure Paypal, finiscono nell’Anagrafe tributaria poiché resta pur sempre una forma di utilizzo di denaro depositato in banca, come tale tracciabile. In questo modo, grazie alle comunicazioni inviate all’Anagrafe tributaria, le autorità sono in grado sia di stabilire chi è il relativo titolare della carta, l’ammontare degli importi spesi (e il relativo beneficiario), nonché gli importi ricevuti in accredito. Attraverso il confronto tra tali dati e la dichiarazione dei redditi, il fisco è in grado di accertare anche eventuali evasioni fiscali.

Ricordiamo peraltro che le carte prepagate sono anche pignorabili dai creditori. Creditori che, al pari del Fisco, possono accedere all’Anagrafe dei conti correnti. Non solo: l’atto di pignoramento notificato alla banca viene redatto in modo piuttosto generico e con esso viene chiesto il “blocco” di ogni credito, qualsiasi sia la sua tipologia o forma.

Carte prepagate non controllate dal fisco

Alla luce di quanto abbiamo appena detto possiamo dire che, almeno in astratto, non esistono carte prepagate non controllate dal fisco. In verità, l’Agenzia delle Entrate non presta attenzione a importi di scarso valore; sfuggirebbe così a qualsiasi accertamento una carta prepagata con poche decine di euro o anche qualche centinaio. Ammesso che essa sia il frutto di un’evasione fiscale, le sanzioni sarebbero così irrisorie da non giustificare l’avvio della macchina amministrativa. Il fisco insomma, se anche non si concentra solo sulle grandi evasioni, non mette al setaccio anche gli spiccioli.


5 Commenti

  1. Buonasera. possono pignorarmi la carta di credito? grazie per le vostre informazioni sempre comprensibili

    1. Grazie a te Rossella! Continua a seguire il nostro portale di informazione giuridica. Non esistono carte non pignorabili, anche quelle senza Iban, proprio perché esse non sono altro che documenti emessi a seguito del deposito di somme presso l’istituto di credito; dunque si tratta pur sempre di crediti che il cliente ha nei confronti della banca. Anche le carte prepagate usa e getta sono pignorabili. Difatti, quando un avvocato invia l’atto di pignoramento presso terzi in banca è piuttosto generico, non fa riferimento a uno specifico rapporto ma chiede il pignoramento di tutti i depositi esistenti a nome del debitore.

  2. Pertanto, se ho capito bene, è possibile rintracciare il malintenzionato che ha fatto eseguire un accredito sulla propria postapay, mentre il truffato pensava semplicemente di eseguire una nuova tipologia di accredito sul proprio conto corrente, sotto dettatura di dati avvenuta per via telefonica…
    Naturalmente di tutto ciò è stata fatta immediatamente denuncia alla polizia postale.
    Potrebbe essere questa una tipologia utile per rintracciare facilmente il truffatore? seguono già vari articoli sui giornali locali, in quanto, purtroppo, tale truffa è divenuta una consuetudine di incasso giornaliero alle spalle di chi voleva solamente vendere un bene pubblicato sui social….

  3. Esistono eccome carte non pignorabili, solo che non si trovano certo nelle banche o fanno pubblicità, ma esistono, io ne ho una che è IMPIGNORABILE!!!

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