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Si può obbligare a diventare eredi?

14 Dicembre 2017 | Autore:
Si può obbligare a diventare eredi?

L’accettazione dell’eredità  presuppone sempre la volontà (anche implicita) del chiamato. Ci sono, tuttavia, delle eccezioni. Vediamo quali.

L’accettazione dell’eredità è l’atto mediante il quale il chiamato all’eredità acquista la qualità di erede, facendo propria l’eredità devolutagli per legge o per testamento. Per diventare erede, dunque, occorre che il chiamato alla successione ponga in essere un comportamento che implichi una tacita volontà di accettare l’eredità, oppure dichiari di volerla accettare. Questa decisione è molto importante e deve essere presa con coscienza. Per tale motivo, la legge concede ai chiamati all’eredità 10 anni di tempo per decidere se accettarla o rifiutarla. Ciò in quanto, nel nostro ordinamento, vale il principio secondo cui una volta divenuti eredi, lo si è sempre.  L’accettazione dell’eredità, infatti, non è revocabile. Proprio per questo, di regola, l’accettazione è un atto volontario del chiamato all’eredità, il quale – dunque – non potrà essere “obbligato a diventare erede”. Ci sono tuttavia, delle eccezioni. In alcuni casi, infatti, l’accettazione all’eredità è prevista per legge a prescindere dalla volontà del chiamato. C’è, inoltre, la possibilità che il tempo di 10 anni  previsto per decidere se accettare o meno l’eredità si riduca per volontà del testatore o a richiesta di chi vi abbia interesse. Ma procediamo con ordine.

Come si accetta l’eredità

Come noto, l’accettazione dell’eredità può essere espressa o tacita. L’accettazione espressa è contenuta in un atto pubblico o in una scrittura privata in cui il chiamato all’eredità dichiara di accettare l’eredità e assume il titolo di erede. L’accettazione dell’eredità non può essere sottoposta a condizione o a termine. Inoltre, essa non può essere parziale: il chiamato all’eredità non può accettare l’eredità solo per un determinato periodo di tempo o solo parte di essa; può però accettare l’eredità con beneficio di inventario. L’accettazione espressa, dunque, può essere pura e semplice, oppure con beneficio d’inventario. L’accettazione con beneficio di inventario consente di evitare la fusione tra il patrimonio ereditato e quello personale dell’erede, con la conseguenza che l’erede risponde degli eventuali debiti del defunto nei limiti del valore dei beni ricevuti in successione. Se, invece, l’eredità viene accettata in modo puro e semplice, il patrimonio del defunto e quello dell’erede si confondono e l’erede risponde, senza limiti, dei debiti ereditari. 

Eredità: accettazione tacita

L’accettazione tacita dell’eredità si ha quando il chiamato all’eredità compie un atto che presuppone necessariamente la sua volontà di accettare e che non avrebbe il diritto, né motivo di porre in essere se non nella qualità di erede. Ad esempio, sono atti di accettazione tacita dell’eredità: la cessione di beni ereditati o altri atti di disposizione degli stessi, l’avvio di una causa per la divisione giudiziale dell’eredità, l’utilizzo di denaro ereditato. 

Eredità e accettazione legale

Come visto, l’accettazione dell’eredità  – che sia essa espressa o tacita – presuppone sempre la volontà (anche implicita) del chiamato, che non potrà, dunque, essere obbligato a diventare erede. Il nostro ordinamento, tuttavia, prevede delle ipotesi di accettazione legale, che si ha quando la legge collega ad un determinato comportamento, a prescindere da una manifestazione  di volontà in tal senso del chiamato, le conseguenze proprie dell’accettazione. Proprio per questo motivo, in questi casi si parla anche di accettazione coatta o presunta. Tali ipotesi ricorrono:

  • quando il chiamato sia già in possesso dei beni dell’asse ereditario [1];
  • in caso di sottrazione dei beni ereditari.

Chiamato in possesso dei beni ereditari

Si pensi al caso del figlio che abbia convissuto con il padre proprietario dell’immobile e che, alla morte di quest’ultimo, vi continui ad abitare. Ebbene, in questi casi, l’erede deve necessariamente effettuare l’inventario entro tre mesi; altrimenti, scaduto tale termine, l’eredità si considera accettata puramente e semplicemente. Una volta chiuso l’inventario, l’erede ha 40 giorni per accettare o meno l’eredità, eventualmente anche con beneficio di inventario. In caso di inerzia, si ritiene che il chiamato abbia accettato puramente e semplicemente. 

Sottrazione dei beni ereditari

La legge [2] dispone che i chiamati all’eredità che hanno sottratto o nascosto dei beni spettanti all’eredità stessa decadono dalla facoltà di rinunciarvi e si considerano eredi puri e semplici. La norma è prevista al fine di sanzionare i comportamenti illeciti del chiamato che, senza averne titolo, sottragga beni all’eredità danneggiando i creditori del de cuius. La previsione normativa, tuttavia, non si applica ove il chiamato si appropri di tali beni credendoli erroneamente propri e non appartenenti all’asse ereditario.

Termine per accettare l’eredità

Come visto ad incipit del presente articolo, il diritto di accettare l’eredità si prescrive in 10 anni decorrenti dal giorno dell’apertura della successione e cioè dalla data di morte del de cuius [3], per maggiori approfondimenti leggi anche: Qual è il termine per accettare l’eredità?

Premesso ciò non si può non osservare come il termine di 10 anni sia un periodo piuttosto lungo, nel corso del quale potrebbero essere sospese decisioni importanti relative ai cespiti ereditari; d’altra parte i creditori dell’eredità, cioè coloro che avevano contratto obbligazioni con il soggetto poi deceduto, hanno tutto l’interesse a sapere quali siano i nuovi interlocutori cui potersi rivolgere per riscuotere il proprio credito. Ebbene, proprio al fine di dare certezza ai rapporti giuridici e non protrarre all’infinito situazioni di quiescenza, il nostro ordinamento prevede la possibilità, per chiunque vi abbia interesse, di abbreviare il termine di 10 anni, facendo fissare dal giudice un termine entro il quale i chiamati all’eredità possono accettare. La legge [4], infatti, prevede che  si può ricorrere all’autorità giudiziaria, chiedendo di fissare un termine per gli eredi, entro il quale essi devono dichiarare se accettare o rinunziare. Nel caso in cui gli eredi non manifestino la loro volontà nel termine fissato dal giudice la legge presume che essi non abbiano interesse all’eredità, dunque questa s’intende rinunziata. A tal fine l’interessato deve presentare un ricorso al Tribunale del luogo in cui si è aperta la successione, allegando il certificato di morte e sostenendo alcune spese (contributo unificato e marca da bollo).

Alla luce di quanto detto può dirsi che l’accettazione o il rifiuto dell’eredità  – salvo i casi di accettazione legale – è un atto di volontà del chiamato, il quale non potrà essere obbligato in tal senso. Ciò non toglie che chiunque vi abbia interesse potrà accelerare i tempi, rendendo più breve (rispetto ai 10 anni previsti) il termine entro il quale il chiamato all’eredità prenda la relativa decisione. Il termine di accettazione dell’eredità, inoltre, può essere più breve rispetto ai 10 anni previsti anche qualora così abbia deciso lo stesso defunto, indicando nel testamento il termine entro il quale gli eredi devono accettare l’eredità.


note

[1] Art. 485  Cod. Civ.

[2] Art. 527 Cod. Civ.

[3] Art. 480 Cod. Civ.

[4] Art. 481 Cod. Civ.


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