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Divorzio low cost: all’estero in poco tempo e a basso costo

8 aprile 2013 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 aprile 2013



Aumenta il “turismo divorzile”: si va all’estero per divorziare in poco tempo e a basso costo.

L’Italia è uno dei pochi Paesi europei in cui il divorzio resta un procedimento lungo e costoso. Ecco perché sono sempre di più le coppie che decidono di andare all’estero per sciogliere definitivamente il loro vincolo matrimoniale. Ci sono, infatti, Paesi come la Romania e la Spagna che offrono pacchetti low cost di divorzio immediato, sponsorizzati da avvocati che seguono i partner nello svolgimento di tutte le pratiche, poche, efficienti e a bassi costi legali.

Il “turismo divorzile” è reso possibile da una legge italiana [1] che riconosce efficacia immediata alle sentenze pronunciate dai Tribunali degli Stati membri dell’UE, purché tali sentenze non siano contrarie all’ordine pubblico e rispettino i requisiti minimi di garanzia del giusto processo. Dunque, la sentenza di divorzio pronunciata da un giudice portoghese o rumeno può avere efficacia immediata in Italia, senza che sia necessario un apposito procedimento di riconoscimento.

Romania

Nel “settore” dei divorzi all’estero, la Romania sembra essere la meta più gettonata. Qui, infatti, i coniugi possono ottenere il divorzio congiunto indipendentemente dalla durata del matrimonio e dalla presenza di figli minori e senza dover attendere i lunghi tempi della separazione legale.

L’iter rumeno per ottenere lo scioglimento del vincolo matrimoniale è breve e rapido e presuppone tre requisiti fondamentali:

1) il consenso di entrambe i coniugi allo scioglimento definitivo del matrimonio e la regolazione di comune accordo dei loro interessi (divorzio congiunto);

2) il domicilio stabile per un breve periodo: per poter accedere al procedimento di divorzio occorre avere un domicilio stabile in Romania. A tal fine, le coppie stipulano un contratto di locazione di circa tre mesi, giusto il tempo di sbrigare tutte le pratiche e poi ritornare single in Italia.

3) la procura alle liti: la coppia deve affidare a uno o più avvocati rumeni l’incarico per l’assistenza giudiziale e stragiudiziale.

Una volta soddisfatti tali requisiti, la coppia, assistita da un legale, può inoltrare al Tribunale rumeno la richiesta di divorzio congiunto e ottenere, nel giro di un mese, la sentenza di divorzio. Ultimo step: recarsi presso l’Ufficiale di Stato Civile italiano per la trascrizione della sentenza di divorzio.

Olanda

Per chi non gradisce la Romania, c’è sempre la strada del “divorce hotel” in Olanda, hotel di lusso che offre il pacchetto weekend: 2.500 euro comprensivi di soggiorno e divorzio, con l’assistenza di avvocati, psicologi e matrimonialisti.

Il divorzio breve

Infine, per le coppie più pigre e sedentarie alcuni Paesi stanno pensando al divorzio on line.  Primo fra tutti il Portogallo con il sito divorcionahora.com per divorziare gratis e con un semplice click.

Anche l’Italia aveva in programma, tra le varie iniziative legislative, quella dell’adozione di una legge di riforma della materia. La Commissione Giustizia della Camera, nello scorso mese di febbraio, aveva approvato la proposta legislativa sul divorzio breve. La questione, però, si è arenata (leggi il nostro articolo: Divorzio breve: ancora una volta il Vaticano detta “legge”?).

note

 

[1] Art. 64 della L. 31 maggio 1995, n. 218: “La sentenza straniera è riconosciuta in Italia senza che sia necessario il ricorso ad alcun procedimento quando: a) il giudice che l’ha pronunciata poteva conoscere della causa secondo i principi sulla competenza giurisdizionale propri dell’ordinamento italiano; b) l’atto introduttivo del giudizio è stato portato a conoscenza del convenuto in conformità a quanto previsto dalla legge del luogo dove si è svolto il processo e non sono stati violati i diritti essenziali della difesa; c) le parti si sono costituite in giudizio secondo la legge del luogo dove si è svolto il processo o la contumacia è stata dichiarata in conformità a tale legge; d) essa è passata in giudicato secondo la legge del luogo in cui è stata pronunziata; e) essa non è contraria ad altra sentenza pronunziata da un giudice italiano passata in giudicato; f) non pende un processo davanti a un giudice italiano per il medesimo oggetto e fra le stesse parti, che abbia avuto inizio prima del processo straniero; g) le sue disposizioni non producono effetti contrari all’ordine pubblico”.


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